Estate in Emilia: natura, storia e sport sull’Appennino reggiano

Passeggiate naturalistiche e una visita alla rupe che ha ispirato il Purgatorio di Dante: alcuni suggerimenti di itinerari in provincia di Reggio Emilia.

COSTUME E SOCIETÀ – L’itinerario estivo di OggiScienza prosegue in Emilia-Romagna, in particolare nella provincia di Reggio Emilia. Vi consigliamo una serie di luoghi da visitare nella zona collinare a sud del capoluogo di provincia: parleremo di torrenti d’acqua e di fango, di medioevo e di una roccia che svetta tra gli Appennini capace di ispirare Dante Alighieri.

La Passeggiata Naturalistica del torrente Crostolo

Il torrente Crostolo. Fotografia di Enrico Bergianti

A piedi o in bicicletta, l’itinerario sul torrente Crostolo è un luogo ideale per un’immersione nella natura. Il Crostolo è un affluente destro del Po che scorre dall’Appenino, da Casina, fino al Po, a Guastalla. La Passeggiata Naturalistica inizia a due passi dal centro di Reggio Emilia e si sviluppa per circa 15 chilometri fra Forche di Puianello (a sud) e Cadelbosco di Sopra (a nord). Numerosi pannelli informativi dislocati lungo il percorso spiegano le caratteristiche fluviali, della flora e della fauna che si possono incontrare lungo il sentiero. Nel territorio del Comune di Reggio il percorso attraversa il Parco del Crostolo, che offre alcuni luoghi ricchi di interesse naturalistico come l’Oasi del Gruccione e giardini didattici come quello dei frutti antichi o delle farfalle. A sud, poco prima delle prime colline dell’Appennino, la Passeggiata si conclude in prossimità delle Casse d’Espansione del torrente. A pochi metri si trovano luoghi storici di una certa rilevanza, come la Villa d’Este e la Vasca di Corbelli, mentre a un paio di chilometri c’è la Reggia di Rivalta, una dimora storica.

Versante nord della Vasca di Corbelli. Al centro, in mezzo alle piante, spunta Villa d’Este. Fotografia di Enrico Bergianti

Oltre le Casse d’Espansione la passeggiata finisce, ma un sentiero consente di proseguire verso l’Appennino. L’escursione a fianco del fiume procede fino a Vezzano sul Crostolo – dove si trova un altro parco, l’Ecoparco di Vezzano – oppure, se si oltrepassa il torrente in località Puianello, si può arrivare alle suggestive colline di Vendina, Albinea e Broletto. Quest’ultimo tratto nella natura non è ufficialmente parte della Passeggiata e richiede una certa preparazione e attenzione nell’essere percorso: non è infrequente vedere bisce, oppure pungersi contro rovi che invadono la carreggiata. Attenzione anche alle lepri che, impaurite dalle persone che si inoltrano nel bosco, sfrecciano a tutta velocità invadendo il sentiero!

La Pietra di Bismantova

Ha ispirato il Purgatorio dantesco, nel quale è anche citata nel IV Canto. La Pietra di Bismantova è una rupe calcarea alta 300 metri rispetto all’altopiano su cui si appoggia. Ha una forma inconfondibile che la rende un trono incastonato negli Appennini. La sua vetta – raggiungibile a partire dalla base con percorsi di difficoltà variabile che circondano il masso – è completamente piatta e ha una superficie di circa 1 km di lunghezza e 240 metri di larghezza. La Pietra si erge nel territorio comunale di Castelnovo ne’ Monti, a circa 50 km da Reggio Emilia: arrivare in bicicletta può essere una bella sfida, anche perché la rupe si trova nel cuore degli Appennini. Gli ultimi 3 chilometri di salita asfaltata per raggiungere la base della Pietra sono immersi nel verde e offrono una vista notevole sul panorama dell’Appennino. Ai piedi della Pietra si trova Piazzale Dante, dove è collocato un ampio piazzale con parcheggio. Lì vi sono collocate rocce staccatesi dalla rupe, molto soggetta nella sua storia a fenomeni di frane.

Vista della Pietra di Bismantova dalla base, Piazzale Dante. Fotografia di Enrico Bergianti

A dispetto dalla sua imponenza che la fa apparire immutabile, la Pietra è una roccia viva e in continua evoluzione: visitarla e studiarne gli strati può essere un viaggio nella macchina del tempo profondo della geologia. Ma non solo: la storia della Pietra è come detto fatta anche di frane e crolli, come quelli avvenuti nel dicembre 2012 e nel febbraio 2015 a ridosso dell’Eremo, oggi transennato, per fortuna senza danni alle persone. Per garantire la sicurezza dei turisti e degli appassionati è stato istituito recentemente un sistema di monitoraggio innovativo capace di studiare meglio i fenomeni di crollo: il sistema si basa sul monitoraggio delle fessure della Pietra attraverso fessurometri, termometri e accelerometri in grado di fornire dati per valutare le variazioni fra le fessure delle rocce soprattutto nelle zone più visitate. Dal punto di vista ambientale e geologico la Pietra è un luogo di grande interesse scientifico: sono numerosi i pannelli informativi, sia nel Piazzale e anche nei luoghi di ristoro che circondano la Pietra, che spiegano la storia geologica della rupe e tutti gli ambienti che convivono intorno al trono degli Appennini. Per gli amanti degli sport della montagna la Pietra offre una via ferrata, arrampicate e un sentiero per le escursioni. Attenzione come detto alla caduta dei massi, inoltre è severamente vietato accendere fuochi e campeggiare.

Le Salse di Regnano

Il fenomeno delle “salse” è piuttosto tipico nella zona appenninica. Lo avevamo visto nel caso delle salse di Nirano, nel modenese. Le ritroviamo anche nel reggiano, in località Regnano e Casola Querciola, nella collina tra Viano e Albinea.

Le Salse di Regnano. Fotografia di Enrico Bergianti

Quelle di Regnano sono le salse più estese dell’Appennino reggiano. Le salse, o “vulcani di fango” sono un fenomeno geologico di risalita di fango freddo dal sottosuolo. A dispetto del nome “vulcani”, il fenomeno è però diverso dai vulcani propriamente detti: le salse sono dovute alla risalita di idrocarburi gassosi come metano e petrolio che incontrano falde acquifere portando in superficie il fango creando piccoli crateri. Per gli amanti del cicloturismo anche la salita alle Salse è divertente e immersa nella natura. Giunti in località Regnano, dopo una bella salita si arriva al sentiero dei vulcani di fango, da seguire rigorosamente imboccando la passerella sopraelevata preposta, che offre anche pannelli informativi sulla vegetazione tipica delle salse.

 

I castelli

La provincia di Reggio Emilia offre molti luoghi anche per gli appassionati di storia: sono numerosi i castelli dislocati in tutto il territorio reggiano. Il sentiero matildico porta al Castello di Canossa, nella omonima località montana tra l’Enza e il già citato Crostolo. Del Castello, collocato in cima a una rupe che domina il paesaggio, resta poco e niente, ma il panorama è maestoso.

La rupe sulla cui cima si ergono i resti del Castello di Canossa e il Centro Visite. Fotografia di Enrico Bergianti

Inoltre all’interno del centro visite del Castello di Canossa guide turistiche estremamente preparate e coinvolgenti immergono il visitatore nella storia medievale, raccontando di Matilde di Canossa e della sua importanza storica nel territorio. Un imponente arazzo raffigura la storia dell’incontro tra Matilde e l’imperatore Enrico IV, la cosiddetta “umiliazione di Canossa”, nome che deriva dalla penitenza subita da Enrico, lasciato tre giorni e tre notti fuori dal Castello prima di essere convocato da Matilde e dal Papa per trovare una soluzione diplomatica alla lotta per le investiture. Il Castello di Canossa può essere considerato il centro nevralgico di un fitto sistema di fortificazioni collocate in tutto l’Appennino circostante.

Vista panoramica da Canossa. In lontananza, al centro, si possono vedere la Torre di Rossenella (a sinistra) e di fronte il Castello di Rossena. Fotografia di Enrico Bergianti

A pochi chilometri da Canossa c’è la località di Rossena che ospita l’omonimo Castello e la Torre di Rossenella, per altro visibili dal cortile di Canossa. A nord di Canossa, nel comune di Quattro Castella si trova il Castello di Bianello, immerso nell’omonima Oasi, una zona boschiva di grande interesse naturalistico molto estesa e a libero accesso che ospita anche una riserva della LIPU. Altri castelli che facevano parte del sistema difensivo del territorio matildico in epoca medievale si trovano anche a Carpineti e a San Valentino, sopra Castellarano, dove si può visitare una bellissima Rocca nel cuore della città. Di grande interesse storico anche la Pieve di Paullo, in collina vicino Casina, e la Pieve Romanica di San Faustino, in pianura a metà tra Rubiera e Reggio Emilia.

Leggi anche: Estate lucana tra natura e scienza

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Informazioni su Enrico Bergianti ()
Giornalista pubblicista. Scrive di scienza, sport e serie televisive. Adora l'estate e la bicicletta

2 Commenti su Estate in Emilia: natura, storia e sport sull’Appennino reggiano

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