L’universo è magnetico: lo svela la galassia a 5 miliardi di anni luce

Come funziona il magnetismo nell'universo? Questo interrogativo rappresenta una frontiera della cosmologia e ora una galassia a 5 miliardi di anni luce da noi ha permesso di fare un passo avanti nella scoperta dell'origine dei campi magnetici galattici

Crediti immagine: Bill Saxton, NRAO/AUI/NSF; NASA, Hubble Heritage Team, (STScI/AURA), ESA, S. Beckwith (STScI). Additional Processing: Robert Gendler

SCOPERTE – Un quasar lontanissimo, una galassia nel mezzo che funge da lente di ingrandimento cosmica e le osservazioni del telescopio Very Large Array (VLA) del National Science Foundation’s Karl G. Jansky sono gli ingredienti dello studio pubblicato su Nature Astronomy che fornisce importanti indizi sull’origine e l’evoluzione nel tempo dei campi magnetici nell’universo.

Gli astronomi guidati da Sui Ann Mao, a capo del Minerva Research Group del Max Planck Institute for Radio Astronomy di Bonn, in Germania, hanno sfruttato il fenomeno della lente gravitazionale prodotto dalla galassia che si trova proprio tra il quasar a 5 miliardi di anni luce e la Terra per capire come le onde radio vengono polarizzate dai campi magnetici galattici. La galassia, infatti, ha agito come una lente di ingrandimento galattica gigante e ha separato in due immagini diverse la stessa proveniente dal quasar. A stupire gli scienziati è stato il fatto che anche le onde radio provenienti dal quasar fossero polarizzate in modo diverso, a seconda della regione galattica in cui erano passatw. Spiega Mao:

“La polarizzazione delle onde provenienti dal quasar sul fondo, combinate con il fatto che le onde che hanno prodotto le due immagini dalla lente hanno viaggiato in differenti parti della galassia, ci hanno permesso di imparare alcuni fatti importanti sul suo campo magnetico”.

Osservando le immagini raccolte da VLA, gli astronomi hanno scoperto che tra le due onde radio giunte sulla Terra c’era una differenza significativa. Questo significa che, passando in regioni diverse della stessa galassia, le onde erano state influenzate in modo diverso. Un risultato che, sottolineano i ricercatori, indica come la galassia abbia su larga scala un campo magnetico coerente, simile quindi a quello osservato nelle galassie dell’universo moderno.

A stupire gli scienziati è stata sia la somiglianza dell’intensità del campo magnetico che la sua disposizioni, con le linee di campo avvolte in spirali proprio intorno all’asse di rotazione galattico. Inoltre la galassia è stata osservata nel modo in cui appariva 5 miliardi di anni fa, quando cioè l’universo era ad appena un terzo della sua vita. Per Mao e colleghi, questo risultato implica che i campi magnetici galattici potrebbero essere originati da un effetto dinamo rotante, simile a quello che è alla base della formazione del campo magnetico del nostro Sole, ma altri processi non sono da escludere: “ci sono altri processi che potrebbero produrre questi campi magnetici. Per determinare quale sia in atto, abbiamo bisogno di andare ancora più indietro nel tempo, osservando galassie ancora più distanti, e fare misurazioni analoghe del loro campo magnetico”.

Comprendere l’universo magnetico in cui viviamo è estremamente importante per la cosmologia moderna. I campi magnetici infatti svolgono un ruolo chiave nella fisica che regola i gas che permeano lo spazio tra le stelle nella stessa galassia e capire come questi campi si formano e si sviluppano nel tempo può dare importantissimi indizi sull’evoluzione galattica e stellare.

@oscillazioni

Leggi anche: Microlenti gravitazionali per scovare le galassie più lontane

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Informazioni su Veronica Nicosia ()
Aspirante astronauta, astrofisica per vocazione, giornalista di professione. Laureata in Fisica e Astrofisica all'Università La Sapienza, vincitrice del Premio giornalistico Riccardo Tomassetti nel 2012 con una inchiesta sull'Hiv. Lavoro come giornalista per Blitzquotidiano e collaboro con Oggiscienza. Mi occupo di scienza, salute, tecnologia e ambiente.

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