Ritorna in forma il telescopio di Giovanni Schiaparelli

Grazie allo strumento, nell'Ottocento l'astronomo Schiaparelli ha studiato Marte e la sua superficie. Dopo un'importante opera di restauro, il telescopio sarà esposto al Museo Leonardo da Vinci di Milano.

Dopo un lavoro di restauro, il telescopio Merz-Repsold dell’astronomo Schiaparelli sarà esposto al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci

EVENTI – Sette tonnellate e un grande passato alle spalle: è stato restaurato il telescopio Merz-Repsold con cui l’astronomo Giovanni Schiaparelli, a fine Ottocento, osservava e studiava la superficie di Marte. Uno strumento innovativo per i tempi, grazie al quale prese il via la planetologia moderna, contribuendo (anche) al mito dei marziani.

Dalla cupola dell’Osservatorio astronomico di Brera, Schiaparelli mappava la superficie del pianeta rosso, individuando tra l’altro quei canali che fomentarono la fantasia su una possibile vita extraterrestre. Una suggestione che ancora oggi ci portiamo dietro, anche se poi si scoprì che tali forme erano una semplice illusione ottica.

Il telescopio farà la sua grande rentrée al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, a cominciare dalla Notte europea dei ricercatori, il prossimo 29 settembre.

Dall’alto della sua struttura massiccia a malapena contenuta nella sala del museo dove sarà ospitato, racconta alcune storie che sono uno spaccato della scienza e della storia del nostro paese.

Giovanni Schiaparelli (anzi, Giovanni Virginio Schiaparelli) è direttore dell’Osservatorio di Brera dal 1862, ad appena 27 anni. Già nel 1878 consegna all’Accademia dei Lincei una memoria circa le sue osservazioni su Marte, pubblicando la cosiddetta Mappa Azzurra, che lo fa conoscere a livello globale.

Ma gli servono strumenti ancora più potenti di quelli usati fino a quel momento e ovviamente finanziamenti adeguati. La giovane Italia di allora è molto attenta alla scienza e alla ricerca: a trovare i soldi ci pensa Quintino Sella, politico scienziato. La richiesta di acquisto di un nuovo telescopio presso i laboratori Merz-Repsold di Monaco, alla cifra di 250 000 lire, è avanzata al Parlamento il 10 giugno 1878. Il giorno successivo gli onorevoli danno l’approvazione per ordinare lo strumento.

I pezzi del telescopio arrivano a Brera tra la fine del 1881 e l’inizio del 1882: ci vuole un po’ di tempo per assemblarlo e iniziare a scrutare il cosmo con questi nuovi occhi, poiché nel frattempo fervono i lavori per sostituire la vecchia torre settecentesca dell’osservatorio con una cupola mobile.

Il 1 maggio 1886, finalmente, inizia la vita del super telescopio, con il quale Schiaparelli studia e analizza non solo Marte e la sua superficie, ma anche Venere, Mercurio, compiendo anche le misurazioni per le stelle doppie. E, con l’avanzamento delle sue ricerche, lo scienziato e l’Italia sono all’avanguardia dell’astronomia, in tutto il mondo, un vero e proprio punto di riferimento.

Nel 1900 Schiaparelli lascia il lavoro attivo e la Domenica del Corriere lo immortala in copertina con il “suo” telescopio che dopo una cinquantina di anni va in pensione, in seguito anche alla rottura di una lente. Purtroppo finisce in magazzino per parecchi anni, fino a che, nel 2010, inizia il suo restauro.

A riportarlo agli antichi splendori ci pensano gli esperti (e appassionati) di Arass-Brera, Associazione per il Restauro degli Antichi Strumenti Scientifici Onlus. Così, eccolo pronto per essere ammirato da tutti, un piccolo-grande “pezzo” di quella eredità scientifica protagonista storica dell’astronomia mondiale.

Leggi anche: Gran finale per Cassini: l’addio col tuffo nell’atmosfera di Saturno

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