La nuova toponomastica plutoniana

La sonda New Horizons ci ha fatto conoscere con grande dettaglio le caratteristiche geologiche di Plutone. Ora alcune delle regioni scoperte hanno un nuovo nome.

L’ultima immagine scattata dalla sonda New Horizons prima del silenzio radio. Crediti immagine: NASA / Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory / Southwest Research Institute

ATTUALITÀ – L’Unione Astronomica Internazionale (IAU, International Astronomical Union) è l’organo che unisce le società astronomiche del mondo e costituisce l’autorità che assegna i nomi a stelle, pianeti e a tutti gli altri corpi celesti. Da poco la IAU ha approvato ufficialmente i nomi di 14 aree di Plutone dalle particolari caratteristiche geologiche, osservate per la prima volta grazie alle fotografie scattate dalla sonda New Horizons. Alcuni dei nomi sono stati proposti dai membri del gruppo che ha lavorato per New Horizons, che nel corso della missione li utilizzavano per descrivere le regioni, le vallate e le montagne presenti sulla superficie di Plutone e di Caronte, il suo satellite più massiccio. Altri nomi, invece, sono il frutto di un’iniziativa organizzata dalla IAU, dal Seti Institute e dalla NASA, in cui il pubblico è stato invitato a contribuire alla nuova toponomastica plutoniana. Da adesso, quindi, sarà possibile chiamare per nome quei paesaggi e quelle vallate distanti quasi 6 miliardi di chilometri dal Sole.

Per esempio, la Tombaugh Regio rende il doveroso tributo a Clyde Tombaugh, che nel 1930 scoprì l’esistenza del pianeta mentre lavorava al Lowell Observatory, in Arizona. Il Cratere Burney, invece, omaggia Venetia Burney, che all’età di 11 anni propose, con successo, di chiamare il pianeta appena scoperto con il nome di una delle principali divinità della mitologia romana: Plutone. Sono molti i nomi che sono stati scelti per celebrare il continuo sforzo compiuto dall’essere umano per superare i limiti e spingersi verso orizzonti inesplorati. È il caso della Sputnik Planitia, che ricorda il primo satellite spaziale lanciato dall’Unione Sovietica nel 1957, oppure della Catena dei Monti Al-Idris, un tributo al geografo arabo Ash-Sharif al-Idrisi che nell’XI° secolo d.C. raccolse i suoi lavori di mappatura delle superficie terrestre fino ad allora conosciuta in un volume dal titolo tradotto come “Il sollazzo per chi si diletta di girare il mondo”.

La toponomastica del pianeta nano ai confini del Sistema Solare celebra anche alcune figure mitologiche come Sleipnir, il potente cavallo a otto zampe che conduce Odino nell’aldilà, e i Djanggawuls, esseri ancestrali descritti dalla mitologia degli indigeni australiani. Non manca un tributo a Virgilio, la guida di Dante nella sua discesa verso gli inferi, a cui è stata intitolata la Virgil Fossae, una profonda cavità dal diametro di 714 chilometri.

@gianlucaliva

Leggi anche: Là, in fondo al sistema solare, c’è un grande cuore su un piccolo pianeta

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Informazioni su Gianluca Liva ()
Giornalista scientifico freelance - TW: @livagianluca

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