Prima io, poi tu: gli scimpanzé e i turni

In una conversazione, una partita a scacchi o un duetto musicale siamo abituati a rispettare i turni. Siamo soli in questa abilità?

Rispettare i turni è un aspetto cruciale in molte situazioni sociali, ma sappiamo ancora poco di come entri in gioco quando non c’è di mezzo la comunicazione. Foto Pixabay

SCOPERTE – Se i vostri amici sono persone educate, non vi sarà difficile rendervi conto che una conversazione tra due persone richiede il rispetto di… turni. Prima parlo io, poi parli tu e così via, in modo (quasi sempre) spontaneo per entrambi. Ma siamo gli unici a rispettare questo schema?

La risposta ovviamente è no. Vari studi sugli animali, come primati, uccelli e anche insetti, hanno dimostrato che non siamo i soli. Dalle ricerche sugli scimpanzé, ad esempio, emerge che quando la situazione lo richiede sono capaci di lavorare a turni per completare un compito. Si trattava però di situazioni nelle quali alcuni indizi indirizzavano gli scimpanzé, che non agivano quindi in modo del tutto spontaneo.

Ma qui arriva la novità: su Nature Scientific Reports i primatologi Christopher Flynn Martin e Dora Biro, coordinati da Tetsuro Matsuzawa, hanno mostrato che sono in grado di farlo anche in contesti più complessi e senza alcun aiuto esterno.

Studiare la capacità di agire a turni nelle altre specie ci offre insight unici nella loro mente, ma anche basi per lo studio degli stessi meccanismi tra umani, in un gran numero di situazioni sociali nelle quali questa modalità consente di scambiare informazioni in modo efficace. Non si tratta solo di parlare: anche due musicisti che duettano, due squadre di pallavolo in campo o due giocatori di scacchi che si affrontano in una partita devono rispettare i turni.

Nel laboratorio di Matsuzawa questo tipo di abilità si studia da anni e ha permesso, tra le altre cose, di documentare l’eccezionale memoria fotografica degli scimpanzé: vengono addestrati a premere su un touch screen in corrispondenza di alcuni simboli – solitamente una serie di numeri, non perché vengano compresi come tali ma per praticità – in ordine crescente. Quando pigiano i numeri giusti questi progressivamente scompaiono dallo schermo e gli scimpanzé vengono ricompensati con qualcosa di buono, come una nocciolina. In una versione più complessa del test, in cui i numeri compaiono sullo schermo ma vengono presto coperti da un quadratino bianco, gli scimpanzé hanno mostrato di essere abilissimi nel richiamare alla mente le immagini che hanno appena visto.

Finora, tuttavia, poco si sapeva sulla loro abilità nel portare a termine questo compito lavorando in coppia e la capacità di gestire i turni non era stata studiata in modo approfondito al di fuori dell’ambito della comunicazione. Nella versione condivisa del compito, una serie di numeri da uno a otto era divisa su due schermi separati, uno per ciascuno scimpanzé.

Era la prima volta che gli animali, tre femmine con i loro piccoli, si cimentavano nel test, e dovevano premere i numeri giusti alternandosi. Su uno schermo c’erano per esempio i numeri uno, tre e cinque, mentre sull’altro due, quattro e sei. Completata correttamente la serie, gli scimpanzé ricevevano un pezzetto di mela.

Madri e figli si cimentano nel test con gli schermi. Foto di Christopher F. Martin

Gli animali hanno spontaneamente iniziato a lavorare a turni e hanno tutti ottenuto ottimi risultati. Rispetto a quando avevano lavorato da soli, però, il primato dei primati si è capovolto: normalmente le madri sono più rapide a completare la sequenza di numeri correttamente, dice Biro, mentre nel lavoro a turni i piccoli sono stati più veloci. La ragione, probabilmente, è che sono più bravi a prestare attenzione a quanto fa la loro mamma rispetto a quanto la loro mamma lo sia verso di loro.

Anche questo aspetto offre nuovi spunti. “Aver scoperto che i piccoli sono più rapidi nello sfruttare gli indizi dati dalle madri, quando osservano per capire se è il loro turno, mostrano paralleli interessanti con altri aspetti della trasmissione di informazioni nella società degli scimpanzé”, spiega Biro in un comunicato.

“Quando in natura imparano a usare gli strumenti, per esempio, vediamo i giovani prestare attenzione agli anziani molto più spesso che viceversa. Questo tipo di asimmetria ha implicazioni importanti per capire la direzione del flusso di informazioni, per esempio quanto rapidamente si diffonde un’innovazione nel comportamento attraverso un gruppo”.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Baby sitter, alleanze, paternità. Come gli scimpanzé continuano a stupirci

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista pubblicista, traduttrice e science writer. Collabora con varie realtà come National Geographic Italia, OggiScienza, IN3D dove scrive soprattutto di etologia e cognizione animale e si occupa di copywriting scientifico. Nel 2016 ha vinto il Premio Giornalistico Riccardo Tomassetti - Premio Speciale in Virologia e nel 2017 il premio giornalistico "SID- Diabete Ricerca" promosso dalla Società Italiana di Diabetologia

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