LIBRI: Semi. Viaggio all’origine del mondo vegetale

Minuscoli o grossi, frettolosi o pazienti. Il biologo Thor Hanson racconta le meraviglie dei semi, fondamenta della nostra vita quotidiana

LIBRI – Sono più di 350 000 le specie vegetali che usano semi per riprodursi, oltre il 90% della flora sul pianeta. Semi minuscoli o grossi, dispersi dal vento o dagli animali, piccoli veicoli di vita che a volte germogliano in tutta fretta ma possono anche attendere anni o decenni, facendo capolino dal terreno solo quando le condizioni ambientali sono perfette per loro. Non intendono germinare un minuto prima. Lo sanno bene gli agricoltori come gli appassionati che curano un giardino a casa, e che nella stagione fredda mettono via con cura i semi per ripiantarli in primavera, li scambiano, li essiccano, li proteggono Ma cos’è, poi, un seme?

Se lo chiede anche Thor Hanson, biologo della conservazione e scrittore, nel suo «Semi. Viaggio all’origine del mondo vegetale» da poco pubblicato nell’edizione italiana (il Saggiatore, 367 pagine, 22€). E ammette che è difficile rispondere. Seme può essere tutto ciò che non è frutto, come anche solo il rivestimento e ciò che contiene se si chiedesse la definizione a un purista. Eppure i semi hanno strategie, forme e dimensioni talmente diverse e talmente specifiche, per cavarsela al meglio in ogni ambiente e in qualsiasi condizione, che spesso altri tessuti subentrano nelle loro mansioni. Fanno “lavori da semi”.

All’interno di un seme c’è tutto quello che occorre per il primo viaggio della giovane piantina e di quanto succede in quell’antro sappiamo molto, ma non tutto. Se poi volessimo guardare a una delle famiglie di piante più diversificate della Terra, le orchidee (oltre 26 000 specie) ci troveremmo di fronte a dei semi non semi, che “fuoriescono come uno sbuffo di polvere: puntini microscopici essenzialmente privi di rivestimento, di sostanze chimiche di difesa o di qualsiasi forma di nutrimento riconoscibile”, scrive Hanson.

Ci sono i semi della senape selvatica che rispondono ai cambiamenti e alla durata della luce persino se nascosti da oltre un metro di neve, ma anche quelli di specie che vivono in ambienti soggetti a incendi, come alcuni sommacchi e cisti, impermeabili e incapaci di assorbire l’acqua necessaria a germinare fino a quando le fiamme ne spaccano il rivestimento. Un po’ come delle uova di drago.

Lo scopo del libro, però, è un altro: non capire cosa rende i semi tanto variegati e diversi, bensì parlare di cosa li accomuna e consente di mettere sullo stesso piano, in un racconto, una pigna e un chicco di mais. Partendo da tutte le volte che li incontriamo nella nostra giornata. I cereali che portano sulla nostra tavola l’amato pane sono semi, tanto quanto il sesamo che decora le pagnotte. Semi sono i puntini neri che togliamo (o no) dall’anguria durante l’estate. Il caffè che beviamo la mattina deriva dai semi, come il cacao che mettiamo nelle torte o lavoriamo per farne tavolette di cioccolata. Sui capelli facciamo impacchi di semi di lino.

C’è poi un seme “di gran moda” che molti di noi tengono in cucina, sospeso su un bicchiere pieno d’acqua e infilzato con tre stuzzicadenti: è il grosso e scuro “nocciolo” dell’avocado, per il quale (spesso senza saperlo) ricreiamo in miniatura le condizioni della foresta pluviale. Umidità costante e nessun rischio di seccarsi. Le grandi dimensioni di questo seme lo rendono lo strumento perfetto anche per i professori di botanica, che all’interno dello scuro tegumento possono facilmente individuare e mostrare agli studenti tutti gli elementi caratteristici del seme.

La scrittura di Hanson è appassionata e quotidiana, rigorosa ma mai troppo tecnica, e dei semi traspare anche il ruolo “tradizionale”: simboli di rinascita, di crescita, di resistenza, piccoli universi pronti a esplodere in rami e foglie. Non a caso il libro nasce dalla curiosità verso i semi di un lettore molto speciale, suo figlio Noah, che sin da piccolissimo ha iniziato a catalogare gli organismi viventi in base a chi aveva semi e chi no. Le mele hanno i semi, ma i procioni? No, loro non li hanno.

Così nel testo, che ripercorre il lavoro del biologo tra foreste e università -tra l’analisi di migliaia di semi e la perlustrazione di un tappeto di foglie con gli incontri che comporta, come serpenti velenosi- ci fa sentire gli odori, vedere i colori e sentire i rumori che circondano la vita di un seme. Come i suoni dei semi di almendro (protagonisti della tesi di dottorato di Hanson) che vagano nella bocca dei pecari, rimbalzando da un dente e l’altro come fa una palla da biliardo sul tavolo.

Se volete rivalutare ogni semino, da quelli del pomodoro fino al vostro avocado domestico, e se il patrimonio custodito alla Global Seed Vault delle Svalbard vi affascina, Semi è il libro che fa per voi. Perché tra le sue pagine, come nella biologia dei semi, “è incorporata la capacità di trasmettere le cose”.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Oceani. Il futuro scritto nell’acqua

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Informazioni su Eleonora Degano ()
Giornalista scientifica freelance e traduttrice editoriale specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; dal 2013 collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e il magazine OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro, «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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