ANIMALI

L’adattamento di scoiattoli e criceti per sentire meno freddo

Grazie a un canale ionico "modificato" nei neuroni, hanno una ridotta sensibilità al freddo. Il che consente loro di andare in ibernazione e sopportare a lungo temperature rigide senza stress

Le condizioni ambientali possono dare forma alle proprietà del sistema sensoriale. Fotografia Gracheva Lab, Yale University

ANIMALI – Il criceto dorato e lo scoiattolo terricolo della specie Ictidomys tridecemlineatus, ovvero “a tredici righe”, hanno molte cose in comune. E non si tratta solo di pelo e aspetto grazioso: entrambi hanno evoluto dei neuroni che rilevano il freddo con una minor “sensibilità”, specialmente quando si scende sotto i -20°C. In questo modo, secondo uno studio pubblicato dai ricercatori di Yale su Cell Reports, la temperatura del loro corpo può scendere di molto e per periodi prolungati senza che ne risulti un forte stress.

È il meccanismo che permette loro di andare in ibernazione, perché “se avessero freddo non potrebbero”, spiega in un comunicato Elena Gracheva, fisiologa e neuroscienziata. “Il loro sistema sensoriale, al contrario, direbbe al resto del corpo di riscaldarsi”.

Questi adattamenti di soppressione del freddo si sono evoluti in modo indipendente, dice Gracheva, e sono un perfetto esempio di come le condizioni ambientali possano dare forma alle proprietà del sistema sensoriale: tutti i roditori hanno recettori sensibili al freddo sui loro neuroni somatosensoriali, ma in queste due specie per attivarli serve molto di più.

Per confrontare la biologia di questi animali e descrivere il funzionamento dei neuroni, i ricercatori hanno messo criceti e scoiattoli terricoli su un sistema di piattaforme riscaldate o fredde insieme a un gruppo di topi: quella calda raggiungeva i 30°C mentre quella più fredda passava da 20° a 0°, e tutti i roditori erano liberi di spostarsi dall’una all’altra.

Così Gracheva e i colleghi si sono subito accorti delle differenze: i topi preferivano stare al caldo, mentre criceti e scoiattoli terricoli non sceglievano la piattaforma a 30° più spesso di quella fredda se non quando scendeva intorno ai 5°C. Secondo gli scienziati il comportamento è legato a un canale ionico nei loro neuroni, che prende il nome di TRPM8 e quando attivato porta alla sensazione di freddo. Nei due roditori il canale è meno sensibile rispetto a quello dei topi: se per questi ultimi l’attività aumenta già al passaggio da 30 a 10°C, per loro non si verificano cambiamenti importanti nemmeno arrivati sotto a -20°C. Come mostrato dallo studio, questa sensibilità negli scoiattoli si può ripristinare agendo su appena sei aminoacidi.

Ma non si tratta solo di “gestire” l’ibernazione: il criceto dorato, anche detto criceto siriano, vive solamente tra Siria e Turchia (dove a causa del deterioramento dell’habitat è oggi vulnerabile) mentre I. tridecemlineatus deve affrontare i freddi inverni del Wisconsin, negli Stati Uniti, dove la temperatura si aggira intorno ai 2°C per svariati mesi l’anno. Non potendo migrare verso zone più calde per svernare, tocca adattarsi.

@Eleonoraseeing

Leggi anche: Stress e decisioni rischiose, gli studi sui roditori

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Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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