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LIBRI: Curiosi. L’arte di fare le domande giuste nella scienza e nella vita

Perché siamo curiosi e cos'è, poi, la curiosità? Tra interviste a scienziati e curiosi iconici come Leonardo da Vinci, l'astrofisico Mario Livio ci porta a interrogarci sulla nostra spinta alla ricerca del nuovo

LIBRI- Quando ho incontrato l’astrofisico Mario Livio, uno dei coordinatori storici del telescopio Hubble allo Space Telescope Science Institute di Baltimora, mi ha chiesto come se la stessero passando le riviste italiane che si occupano divulgazione scientifica. C’è chi se la cava bene e chi meno immagino, gli ho detto, ma in Italia sembra che i lettori siano sempre più scarsi. Secondo me è “perché siamo meno curiosi”, ha risposto lui: se in passato volevamo sempre scoprire cose nuove e capire ciò che non conoscevamo, forse oggi parte di quella curiosità è venuta meno.

Ed è di questo che parla il suo ultimo libro Curiosi. L’arte di fare le domande giuste nella scienza e nella vita (Rizzoli, 320 pagine, 19 €). Cosa si intende per curiosità? Abbiamo davvero smesso di essere curiosi? Esserlo è un bene o, se esageriamo, può trasformarsi in una pessima idea?

Livio esplora tutte queste domande attraverso interviste a grandi scienziati e “profili” di curiosi iconici come Leonardo da Vinci, che annotava ogni nozione, ogni novità, pensiero e progetto. E lo fa premettendo di essere lui stesso un curioso, non solo nel suo lavoro di astrofisico, nell’esplorare i misteri del cosmo e i fenomeni che ospita, ma anche in campi che esulano dalla sua professione, come l’arte. La curiosità è un fenomeno inarrestabile che ci accompagna per tutta la vita, motore della nostra spinta alla scoperta, all’esplorazione, alla conoscenza del pianeta e di ciò che ci circonda. Secondo il neuroscienziato Irving Biederman della University of Southern California questa direzione fa parte dell’essere umano come specie, perché siamo creature progettate per essere “infovore”. Ovvero per divorare informazioni.

Curiosità è quella che porta molti di noi a balzare di pagina in pagina su Wikipedia per informarci su eventi o persone che non sapevamo esistessero, ma è anche ciò che spinge gli scienziati di tutto il mondo e di qualsiasi disciplina a interrogarsi sul perché una cosa funzioni in un certo modo e non in un un altro. Curiosità è ciò che ci tiene incollati a un social network per scoprire cosa fa una persona che conosciamo, quella che ci fa appassionare alla vita di una celebrità o ci spinge a divorare un libro, impossibile da riporre prima di aver raggiunto l’ultima pagina, perché siamo troppo curiosi di sapere come va a finire.

“Da bambina sono sempre stata curiosa”, ha detto a Livio Fabiola Gianotti, fisica e attuale direttrice del CERN. Come ogni curioso che si rispetti anche lei faceva un sacco di domande ed è arrivata alla conclusione che studiare la fisica le avrebbe permesso di riuscire a rispondere almeno ad alcune di esse. Un altro curioso fin da giovane, e che superati i 90 anni ancora non ha smesso di interrogarsi, è il fisico britannico Freeman Dyson. Il suo approccio era ancora più variegato, spiega Dyson, perché gli capitava di interessarsi a un po’ di tutto, specialmente facendosi incuriosire dagli argomenti sui quali stavano facendo ricerca i suoi colleghi. Perché secondo lui essere scienziato ti dà la licenza “di lavorare su qualunque problema scientifico”, scegliendo anche di lasciare da parte quanto si sta facendo in quel momento per lasciarsi trascinare dall’interesse per qualcosa di assolutamente nuovo e sconosciuto. Il limite? Solo l’attenzione. “Tendo ad arrendermi dopo due o tre settimane: o risolvo il problema, oppure lo abbandono del tutto”.

Sembra una spinta assai ragionevole e spontanea, ma essere curiosi non è sempre stato visto di buon occhio. Chi non conosce Pandora, la donna che aveva ricevuto in dono da Ermes la curiosità e da Zeus un vaso, con la raccomandazione di non aprirlo mai? Ma l’abbinamento dei due doni era infelice e Pandora finì per scoperchiare il famoso vaso, dal quale si riversarono tutti i mali del mondo. Ma non c’è bisogno di scomodare la mitologia, perché è anche tramite le storie per bambini che ci viene insegnato come essere ficcanaso non sia una buona idea, soprattutto se cammini nella foresta e trovi un casa fatta di marzapane o se perlustri ogni pertugio di un intero castello (come la Bella Addormentata dei fratelli Grimm) fino a pungerti con il fatidico fuso.

È anche dai proverbi di tutti i giorni che impariamo a diffidare del voler sapere troppo. La curiosità, dopotutto, “uccise il gatto”. Eppure non è questo che diceva la versione originale del proverbio, scrive Livio, dove non si parlava di curiosità bensì di affanno. Ma c’è una seconda parte meno nota del proverbio, che fa giustizia al felino curioso e morto recitando “ma la soddisfazione l’ha riportato indietro”.

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Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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