SALUTE

Vaccino per il meningococco B: quanto protegge davvero?

Un nuovo studio conferma che le 3+1 dosi sono necessarie per un'ottima copertura di 3 su 4 ceppi del MenB, e una buona copertura del quarto ceppo. I risultati su The Lancet.

Nei bambini, l’alta immunogeneicità data dal vaccino è confermata, purché si somministrino almeno le 3+1 dosi raccomandate, come indica anche il Piano Nazionale Vaccini 2017-19. Crediti immagine: Pixabay

SALUTE – I giorni scorsi sono usciti, sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet Infectious Diseasesi risultati di un’ampia revisione della letteratura pubblicata in materia negli ultimi anni sull’efficacia della vaccinazione infantile contro il temuto Meningococco B, il sierotipo del batterio della meningite responsabile da solo di circa l’80% dei casi di meningite in età pediatrica, in particolare nel primo anno di vita del bambino.

Si tratta di una revisione sistematica indipendente e made in Italy, condotta da parte di esperti provenienti da diversi atenei italiani in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità, a cui si è aggiunto il contributo di John Ioannidis, del dipartimento di medicina e prevenzione dell’Università di Stanford, epidemiologo noto a livello mondiale. I ricercatori hanno battuto a tappeto i principali database sulla letteratura biomedica fino al 30 giugno 2017, alla ricerca di tutti gli studi randomizzati sull’efficacia per i bambini e gli adolescenti del vaccino attualmente in commercio per il MenB.

Il risultato? Nei bambini, l’alta immunogeneicità data dal vaccino è confermata, purché si somministrino almeno le 3+1 dosi raccomandate, come indica anche il Piano Nazionale Vaccini 2017-19. “Con 3 dosi di vaccino i bambini vengono protetti molto bene per 3 dei 4 ceppi di MenB che conosciamo” spiega a OggiScienza Lamberto Manzoli, docente di Igiene Generale e Applicata presso il Dipartimento di Scienze Mediche dell’Università di Ferrara e fra gli autori della revisione. “Confrontando gli studi condotti negli ultimi anni abbiamo potuto osservare che con sole due dosi di vaccino si proteggono i bambini solo per due dei quattro ceppi, anche se per questi due la protezione è di oltre il 95%, il che significa che il 95% dei bambini vaccinati a 6 mesi aveva prodotto gli anticorpi per sconfiggere il batterio della MenB.

Per gli altri due ceppi certamente con due sole dosi vi è comunque una certa protezione, ma non così alta, per raggiungere la quale è necessaria una terza dose, che ha anche il merito di rafforzare la durata della protezione per gli altri due ceppi. Sappiamo infatti che la protezione è ottima per i primi sei mesi dal vaccino, ma che piano piano cala con il passare del tempo.”
Anche con una terza dose, però, la letteratura mostra che non ci si protegge efficacemente contro il quarto ceppo – NZ98 – dato che la protezione osservata con 3 dosi di vaccino contro questo ceppo non va oltre il 40%. “Per questo è ottimale la ricetta delle 3 dosi + 1, che migliora ancora di più la durata della protezione” continua Manzoli.

E i tanto citati (dalla politica più che dalla scienza) effetti collaterali gravi? “Va ribadito – precisa Manzoli – che si osservano lievi effetti collaterali in 5,4 bambini su 1000, cioè lo 0,5% dei vaccinati. Tuttavia, si tratta di effetti decisamente meno gravi della meningite stessa”.

Ancora restano da capire due cose: la prima è la questione della durata della protezione a lungo termine. “Al momento non esistono studi siffatti per il semplice motivo che il vaccino è stato messo in commercio da pochi anni, e nel 2014 in Italia – conclude l’esperto – per cui non abbiamo ancora dati sufficienti per valutare la durata a lungo termine e quindi la necessità di vari richiami nel corso della vita. Il secondo aspetto da approfondire riguarda l’immunogeneicità fra la popolazione adulta che si vaccina per la prima volta. “In questa revisione non abbiamo studiato la popolazione adulta. Attualmente la vaccinazione per gli adulti prevede due dosi di vaccino, ma sarebbe interessante capire a lungo termine quali sono i rischi di esposizione anche per gli adulti che possono essere comunque a contatto con i bambini”.

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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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