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La personalità dei lemuri: da ricerca etologica ad ausilio alla conservazione

Alcuni sono estroversi e altri preferiscono stare per conto loro, ma hanno una cosa in comune: scelgono gli amici con cura. E studiarne il carattere in cattività potrebbe aiutarci a tutelarli in natura

lemuri catta madagascar
I lemuri dalla coda ad anelli o lemuri catta vivono solamente in Madagascar. La Lista Rossa della IUCN indica la specie come endangered, in pericolo di estinzione. Fotografia di Eleonora Degano

ANIMALI – Ci sono lemuri estroversi, con un sacco di amici, e altri più riservati che se ne stanno volentieri anche per conto loro. Ci sono lemuri superstar, veri e propri nodi nella loro comunità, e altri che per il solo fatto di essere loro amici ne beneficiano in socialità. Chi non ha mai avuto un amico particolarmente influente? Studiando in cattività questi primati, che in natura vivono solo in Madagascar, i ricercatori hanno scoperto che hanno molte personalità diverse.

Ipek Kulahci, biologa che studia la cognizione e il comportamento sociale negli animali, ha dedicato due anni all’osservazione del gruppo di lemuri dalla coda ad anelli (Lemur catta) ospitati al Duke Lemur Center in North Carolina e al St. Catherines Island Lemur Program in Georgia. Tra un lemure e l’altro ha notato enormi differenze: se fossero iscritti a Facebook, ad esempio, sotto i post del lemure Fern ci sarebbero decine di commenti e di like. Fern cerca attivamente il contatto con i suoi simili e rinforza i legami facendo grooming e rispondendo ai loro richiami. Il profilo di Captain Lee, al contrario, sarebbe poco frequentato. Non è uno che dà molta confidenza.

Per quantificare le personalità Kulahci, insieme ai colleghi Asif Ghazanfar e Daniel Rubensteinsi, si è servita di un metodo chiamato social network analysis. Così ha misurato il numero di connessioni per ciascun lemure, con chi aveva stabilito queste connessioni e quanto erano intense, arrivando anche a identificare quali tra loro erano i più influenti. Ma i lemuri socialmente attivi non lo erano solo in positivo, perché erano anche i più propensi a dare inizio a schermaglie con lemuri al di fuori della propria cerchia.

In ogni caso un amico non vale l’altro, spiega Kulahci, che ha pubblicato i risultati in uno studio su Animal Behaviour. I lemuri non legano con il primo che capita: che fossero estroversi o molto timidi, tutti quelli che ha osservato avevano una cerchia di amici più stretti con i quali trascorrevano più tempo. “Questo è importante perché la connessione sociale influenza la salute, l’immunità, la sopravvivenza”, dice la biologa in un comunicato stampa. “Questo è vero per gli animali ma anche per gli umani”.

Se andassimo in una foresta del Madagascar assisteremmo allo stesso tipo di comportamenti? Perché studiamo la personalità nelle altre specie? L’abbiamo chiesto a Giuseppe Donati, professore associato di primatologia alla Oxford Brookes University non coinvolto nello studio.

Possiamo dire che, se le condizioni in cui vivono i lemuri sono adeguate al loro benessere, e alle loro necessità biologiche ed etologiche, i comportamenti che vediamo in cattività sono abbastanza rappresentativi di quanto accade in natura?

Possiamo certamente dire che i comportamenti osservati in cattività sono abbastanza rappresentativi di quello che vediamo in natura; la ricerca sull’etologia dei primati in cattività condotta finora é stata in gran parte confermata dai dati raccolti in natura. Non è un dato inatteso, perché il comportamento è in parte dettato dall’ambiente/ esperienza e in parte dai geni. Tuttavia bisogna sempre considerare che in cattività è praticamente impossibile simulare il contesto ecologico in cui un animale vive, anche perché alcune dimensioni di quel contesto non si conoscono o si conoscono solo in parte. Questa complessa matrice ecologica è importante nel determinare le relazioni nelle società di primati, come ci insegnano i modelli socio-ecologici.

E nel caso specifico dei lemuri?

È ormai chiaro che questi lemuri devono affrontare periodi di scarsità di risorse, in cui la struttura sociale e le gerarchie diventano importanti. Tali periodi “difficili” non sono ovviamente rappresentati in cattività, dove il benessere dell’animale ha priorità. Ma il benessere dell’animale in cattività non sempre coincide con le condizioni naturali. La dominanza femminile osservata nella gran parte delle specie di lemuri sembra essere un adattamento proprio a queste condizioni difficili nelle quali il sesso più “spendibile”, quello maschile, favorisce il sesso più “prezioso”, quello femminile, per garantire la prosecuzione della specie. Durante le mie ricerche sul lemure bruno dal collare nel Sud-Est dell’isola era consuetudine, durante la stagione secca in cui le risorse sono scarse, osservare i maschi che prima di iniziare a mangiare attendevano che le femmine si saziassero. In molti casi per loro, soprattutto se subordinati, questo equivaleva a saltare il pasto se il gruppo foraggiava frutta o foglie su un albero poco produttivo. Nell’articolo di Kulahci e colleghi la stretta gerarchia lineare osservata nel lemure dalla coda ad anelli é anch’essa un adattamento per affrontare i periodi di scarsità di risorse, che si presentano in modo regolare nelle zone aride dove vive questa specie.

Nella tua esperienza sul campo ti è capitato di osservare esemplari di una stessa specie con personalità molto diverse?

Certamente, e l’articolo non fa che confermare quello che per molti etologi è praticamente un’ovvietà. Il difficile è dimostrare la personalità o il temperamento di un primate al netto dell’influenza del suo stato gerarchico, della sua età, del suo sesso, della sua mole, eccetera. In altre parole, le interazioni di un individuo con gli altri e la sua centralità sono dettate da molti fattori e rimuoverli per scoprire la sua personalità non è semplice. Anche se ai nostri occhi appare ovvio. Nel mio caso, mi era evidente che le femmine dominanti nei gruppi che seguivo avevano un temperamento diverso. Nonostante fossero in cima alla scala gerarchica c’erano femmine più sociali, coraggiose o curiose verso le novità – come l’incontro con un altro gruppo o l’esplorazione di una zona poco usata alla ricerca di frutti -. La letteratura sul’etologia dei primati è piena di questi esempi, anche se spesso non finiscono sulle classiche pubblicazioni scientifiche. Basta pensare alle differenze di personalità negli scimpanzè di Gombe raccontate da Jane Goodall. Differenze che poi diventavano chiave nel determinare le dinamiche di gruppo e i capovolgimenti di gerarchie tramite quella “politica degli scimpanzé” che ha reso Jane famosa in tutto il mondo.

Lo studio della personalità negli animali è considerato un potenziale ausilio alla conservazione, ad esempio per scegliere gli individui più adatti alla reintroduzione in natura (e che trasmetteranno parte dei loro tratti alla progenie). Cosa ne pensi? 

Si, il temperamento o la personalità sono considerati variabili di peso in operazioni di conservazione come le reintroduzioni. Alla fine degli anni Novanta un consorzio di zoo americani condusse un’operazione di reintroduzione di varecia bianconero, una specie minacciata di estinzione, in una riserva integrale nell’Est del Madagascar, Betampona. Là la specie era stata decimata. Tecnicamente era un restocking, ovvero un contributo genetico tramite l’immissione di nuovi individui in un pool depauperato. L’operazione fu molto pubblicizzata e i costi sostenuti furono ingenti. Nonostante i lemuri re-introdotti fossero tutti in buone condizioni di salute, la loro mancanza di esperienza in natura ne determinò rapidamente la fine: avevano difficoltà a orientarsi nella foresta e si comportavano in modo ingenuo in presenza di predatori. Si salvarono quelli che erano riusciti a integrarsi rapidamente nei gruppi selvatici. In poche parole quelli che mostrarono una propensione sociale, che insieme ad altre caratteristiche come sesso ed età permisero loro di prendere “lezioni” dagli animali selvaggi e di imparare rapidamente come muoversi, dove mangiare e da chi scappare nella foresta pluviale del Madagascar.

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Leggi anche: Clima che cambia, un’ulteriore minaccia per i lemuri del Madagascar

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Eleonora Degano
Biologa di formazione, oggi giornalista e traduttrice freelance specializzata in zoologia, etologia e cognizione animale; collaboro soprattutto con l’edizione italiana di National Geographic e faccio parte della redazione di OggiScienza. Nel 2017 è uscito il mio primo libro «Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie» pubblicato da Mondadori Università. Lo trovate qui ➡ http://amzn.to/2i2diPu

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