SALUTE

Malattie professionali: aumentano le denunce, ma calano quelle accettate

Fra le aziende controllate quasi il 90% è risultato irregolare per qualche aspetto. Secondo i dati INAIL, si tratta di 20 000 aziende in tutta Italia

La maggior parte delle malattie professionali colpisce gli uomini (72%) e chi lavora nel settore dell’industria e servizi. Crediti immagine: Pixabay

SALUTE – Il principale problema nel mappare la prevalenza di malattie professionali (dove c’è un rapporto causale, o concausale, diretto tra il rischio professionale e la malattia) rispetto ad esempio agli infortuni, è che in molti casi i lavoratori non denunciano il proprio disturbo a INAIL. Tuttavia, anche solo analizzando l’ultimo rapporto annuale di INAIL al 31 dicembre 2016, si notano alcuni aspetti interessanti fra chi lo ha fatto.

Primo, che nel 2016 ci sono state 60.260 denunce di malattia professionale, e una su tre in media è stata accettata. Una percentuale che scende alla metà fra chi ha lavorato per conto dello Stato: solo una denuncia su sei è stata effettivamente accettata da INAIL come dovuta al lavoro svolto.
In generale, dal 2012 a questa parte le denunce sono aumentate sensibilmente, mentre è andata calando la percentuale di quelle accettate. Si è passato dalle 46 286 denunce del 2012 alle oltre 60 000 del 2016, ma da una percentuale di accettazione del 44% a una del 32%. Nel 2016 si registra inoltre un 4% di denunce in istruttoria.

Accanto a questi 60 000 casi di malattia professionale, nel 2016 si sono avuti 543.494 infortuni, 100 000 in meno del 2012. Al 31 dicembre erano in essere 745 000 rendite, per inabilità permanente e ai superstiti (l’1,95% in meno rispetto al 2015), mentre le rendite per inabilità di nuova costituzione sono circa 17 000. Non dobbiamo stupirci, dal momento che fra le aziende controllate ben l’87,6% è risultato irregolare per qualche aspetto, un totale di 20 000 aziende: solo nel 2016 – dice INAIL – sono stati regolarizzati 52.783 lavoratori irregolari e oltre 5 000 in nero.

La maggior parte delle malattie professionali colpisce gli uomini (72%) e chi lavora nel settore dell’industria e servizi: quasi 47 000 persone alle quali si aggiungono 16 000 casi di malattia professionale in agricoltura e 733 fra chi ha lavorato per conto dello Stato.

Un altro aspetto che emerge dai dati e non può lasciare indifferenti è che nonostante la fetta più nutrita di denunce riguardi malattie dell’apparato muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo – tipiche dei lavori usuranti degli operai in fabbrica – l’11% delle denunce riguarda patologie ai danni del sistema nervoso (7046 casi) e torna alla mente il celebre sketch “il tic” di Giorgio Gaber di tanti anni fa. Seguono oltre 5 000 denunce di malattie dell’orecchio, 3 200 del sistema respiratorio e 2 700 tumori, di cui 1 400 per malattie asbesto-correlate in persone che sono state per anni a contatto con fibre d’amianto.

Infine, emerge un divario sensibile fra centro-Nord e Sud del paese; paradossalmente è nell’Italia del Nord-Ovest, che comprende regioni come Piemonte e Lombardia, che viene effettuata la fetta minore di denunce per malattie professionali, con una percentuale di accettazione del 32%. La macro area da cui proviene la maggior parte delle denunce è invece il centro Italia, che però ha anche la fetta più grande di denunce accettate: il 40%.

Per contro al Sud, che nel 2016 ha registrato un numero di denunce di malattie professionali identico a quello di tutto il Nord-Est (chiaramente si considerano qui solo i lavoratori regolari), la percentuale di denunce effettivamente accettate è molto bassa: il 20% medio, il 15% nelle isole.

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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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