martedì, Dicembre 18, 2018
SALUTE

Fascicolo Sanitario Elettronico: a che punto siamo regione per regione

In alcune regioni è attivo, in altre in fase di sperimentazione o deve ancora partire. Ma nel complesso a usarlo sono ancora pochi cittadini

A gennaio 2018 le regioni italiane si dividono in 3 categorie: quelle dove il Fascicolo Sanitario Elettronico è attivo e conforme alla normativa, quelle in cui il fascicolo è attivo ma in fase di sperimentazione e quelle regioni che sono pronte per attivare il fascicolo ma che non lo hanno ancora fatto. Crediti immagine: Pixabay

SALUTE – Quando andiamo ad approfondire i dati sullo stato dell’arte del Fascicolo Sanitario Elettronico – che permette al cittadino di consultare tutta la propria storia sanitaria online e di condividerla con il medico, per un servizio più efficace ed efficiente – in Italia ci troviamo di fronte un arlecchino di dati e situazioni, che rende molto complesso fare comparazioni. Aanche nelle regioni dove il servizio è attivo da più tempo (Lombardia, Toscana, Emilia Romagna), con un ampio range di servizi e dove più o meno tutti gli operatori sanitari sono abilitati ad accedere e caricare dati, fra la popolazione ancora è scarsa la percezione dell’esistenza del fascicolo. Chi lo ha attivato lo usa, ma sono in pochi: in Toscana lo ha attivato il 60% degli assistiti, in Lombardia il 40% e in Emilia solo il 9% degli aventi diritto. Nelle altre regioni in cui è attivo in media non si supera l’1-2% degli assistiti.

A gennaio 2018 le regioni italiane si dividono in tre categorie: quelle dove il Fascicolo Sanitario Elettronico è attivo, conforme alla normativa e chiunque fra gli assistiti nella regione può attivarlo; le regioni in cui il fascicolo è attivo ma in fase di sperimentazione su un gruppo di persone e verrà reso disponibile a tutti entro l’anno, infine le regioni che sono pronte per attivarlo ma non lo hanno ancora fatto. A quest’ultima categoria appartengono Abruzzo, Campania, Calabria e Sicilia, ma alcune – ci confermano da AGID, l’Agenzia per l’Italia Digitale responsabile del monitoraggio costante – entreranno presto in regime di sussidiarietà, ovvero si appoggeranno per l’attivazione del fascicolo alla piattaforma pre-costituita recentemente e messa a disposizione dal MEF (Ministero di Economia e Finanza) per velocizzare il processo di attivazione.

I numeri che raccontiamo qui provengono dal sito di AGID, che raccoglie periodicamente i dati inviati dalle regioni intorno a diversi indicatori. Pochi giorni fa sono usciti quelli dell’ultimo trimestre 2017, che completano il quadro dell’anno appena trascorso.

Aver attivato o meno il Fascicolo per come viene inteso dalla normativa (Decreto del consiglio dei Ministri del 29 settembre 2015, n. 178), tuttavia, non significa nel concreto avere o meno in piedi un certo servizio. Alcune regioni sono partite prima di altre con la digitalizzazione e ora si trovano a dover fare il passaggio da un’altra piattaforma, risultando ancora in fase di sperimentazione per quel servizio in riferimento alla sua presenza nel FSE; altre hanno iniziato il percorso di digitalizzazione solo di recente e direttamente inquadrando il servizio nel fascicolo. È il caso per esempio della Sicilia, la prima regione a partire con la ricetta dematerializzata ma che al momento non ha messo in piedi il Fascicolo nel suo complesso. Idem per Veneto e Umbria. Nel Lazio invece non esisteva la ricetta dematerializzata prima dell’introduzione del FSE nel 2017. Al contrario ci sono regioni dove, nonostante la storica presenza del FSE, non si riesce a digitalizzare tutti gli aspetti. Una è la Provincia Autonoma di Trento, dove non si è ancora riusciti a dematerializzare la ricetta specialistica.

* Nota metodologica. Nei grafici prodotti da AGID l’indicatore “% aziende sanitarie che alimentano il FSE” significa la percentuale di referti fra quelli prodotti dall’azienda sanitaria che sono stati caricati nel FSE dei pazienti. Questo valore dipende dall’aver dato oppure no da parte del paziente il consenso al caricamento del referto in fase di attivazione. Si tratta di un dato che ha significato laddove le aziende sanitarie sono un numero congruo per un confronto, come Lombardia, Emilia Romagna e Puglia. L’indicatore “medici/operatori che usano il servizio” va letto come “medici /operatori abilitati ad alimentare il servizio”. Le regioni stanno gradualmente abilitando i professionisti ad avervi accesso. 

Regioni dove il FSE è attivo per tutti gli assistiti

Basilicata

Al 16 gennaio 2018 3.478 cittadini assistiti lucani avevano attivato il fascicolo, circa l’1% delle persone che ha un medico di base. Il tasso di utilizzo è però nullo. Negli ultimi tre mesi solo a 53 cittadini è stato fornito un referto elettronico, ma nessuno di essi l’ha consultato tramite FSE. Solo il 10% degli operatori sanitari ha al momento accesso al fascicolo, il 9% dei medici.

Emilia Romagna

L’Emilia Romagna è una regione capofila nella storia dell’attuazione del fascicolo. Al 30 gennaio 2018 il 60% degli operatori sanitari aveva attivato il servizio, quasi il 100% dei medici lo aveva usato ed era presente nel FSE il 10% dei referti dei pazienti. Sono 397.531 gli assistiti che hanno attivato il FSE, il 9% dei 4,3 milioni di assistiti regionali; è il doppio rispetto a due anni fa, anche se le percentuali non sono altissime rispetto ad altre regioni. Molto buono è il risultato in termini di utilizzo effettivo. Il 56% delle persone a cui è stato reso disponibile un referto online negli ultimi 90 giorni ha effettuato l’accesso al referto tramite FSE: oltre 214 mila accessi solo nell’ultimo trimestre del 2017. Ci sono stati periodi, come il primo trimestre 2017, dove addirittura il 70% dei referti è stato consultato tramite FSE.

Friuli Venezia Giulia 

Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2018 il Friuli ha visto crescere le attivazioni: da 840 mila a 990 mila (l’82% degli assistiti). Il 95% delle aziende sanitarie carica i propri dati ma l’utilizzo effettivo è molto basso: si sono registrati solo 16 accessi negli ultimi 90 giorni.

Lazio 

La regione Lazio ha visto le prime attivazioni proprio nel 2017 ma sono pochissime (uno zero virgola rispetto al totale degli assistiti). In un anno sono stati 4.436 gli assistiti laziali che hanno attivato il servizio, ma tutti i 1220 referti che sono stati resi disponibili nel fascicolo nell’ultimo trimestre sono stati effettivamente consultati attraverso lo stesso.

Liguria

Al 31 gennaio 2018 solo il 2% degli assistiti liguri ha attivato il fascicolo: 38.502 persone, una situazione sostanzialmente uguale a quella di un anno e mezzo prima. Tuttavia, il 60% di chi ha ricevuto un referto nell’ultimo trimestre ha usato il servizio. L’1,29% degli operatori sanitari e 2% dei medici è abilitato ad alimentare il servizio.

Lombardia

Al 23 gennaio 2018 il 40% degli assistiti lombardi aveva attivato il FSE: 6,7 milioni di persone, numeri stabili rispetto al 2016. A 2,3 milioni di persone è stato reso disponibile un referto online negli ultimi 90 giorni, e la metà di loro lo ha consultato tramite il fascicolo. Quasi l’80% degli operatori sanitari e il 100% dei medici lombardi è abilitato per alimentare il FSE, dove si trova il 76% dei referti prodotti nel IV trimestre 2017.

Molise 

Anche in Molise il FSE, seppur attivo da inizio 2017, è un servizio ancora sconosciuto. Lo hanno attivato 119 molisani su 312 mila aventi diritto, e solo 17 lo hanno effettivamente usato. I dati in possesso di Agid relativi alle aziende sanitarie si fermano al II trimestre 2017 e parlano di un misero 1% degli operatori sanitari per cui sarebbe attivo il servizio.

Puglia 

Sono 25 mila gli assistiti pugliesi che al momento hanno attivato il servizio in un solo anno, su oltre 4 milioni di persone. Anche qui siamo nell’ordine di grandezza dello zero virgola. Tuttavia, chi lo ha attivato lo utilizza, dal momento che oltre il 90% degli oltre 22 mila referti resi disponibili online è stato consultato negli ultimi 90 giorni tramite il fascicolo. Il 98% dei medici e il 36% degli operatori sanitari è abilitato al servizio e solo lo 0,4% dei referti prodotti sono stati caricati.

Sardegna

Il 3% degli assistiti sardi (40 mila persone) ha attivato il FSE al 19 gennaio 2018, ma tutti coloro che nell’ultimo anno hanno ricevuto referti online, li hanno consultati proprio tramite FSE. Buoni risultati si sono registrati nell’ultimo semestre del 2017: il 93% degli operatori sanitari e il 100% dei medici è abilitato ad alimentare il servizio.

Toscana 

A fine 2017 il 60% dei cittadini assistiti toscani ha attivato il fascicolo, oltre 2,2 milioni di persone, un numero stabile dal 2016. Di queste, 719 mila hanno ricevuto un referto online e l’8% lo ha consultato negli ultimi 3 mesi utilizzando il servizio. Anche questi sono numeri stabili dal 2016. Dal punto di vista delle aziende sanitarie e dei medici, l’utilizzo è elevatissimo in Toscana: quasi il 100% degli operatori è abilitato e quasi tutti i referti sono stati caricati nel FSE.

Valle D’Aosta 

In Valle d’Aosta le cose procedono bene, con la metà esatta degli aventi diritto che ha attivato il FSE a fine 2017, un totale di 63 mila persone. Di queste, 39 mila hanno ricevuto un referto online e la metà di loro (quindi 15 mila persone) lo ha consultato nell’ultimo trimestre. Il 31% degli operatori e il 100% dei medici valdostani è abilitato al servizio.

PA Trento

La provincia autonoma di Trento è senza dubbio quella che si aggiudica per il momento la medaglia d’oro per percentuale di assistiti provinciali che ha attivato il servizio (il 97% degli aventi diritto), di medici e operatori sanitari che lo usano e per numero di aziende sanitarie che alimentano il servizio: un netto 100% già da inizio 2016 su tutti i fronti. Un po’ meno brillanti le percentuali di utilizzo: il 23% delle persone che ha ricevuto un referto online nell’ultimo quarto del 2017 lo ha consultato tramite il fascicolo.

Regioni in cui il fascicolo è attivo ma in fase di sperimentazione

Marche 

Da inizio 2017 il numero di assistiti marchigiani su cui il servizio è in fase di sperimentazione per testarne le funzionalità è cresciuto molto, dalle 200 alle 1500 unità (l’8% degli operatori sanitari e meno dell’1% dei medici). Come utilizzo del servizio, nell’ultimo quarto del 2017 si sono registrati solo 66 accessi su 273 referti resi disponibili.

Piemonte 

Anche in Piemonte il FSE è attualmente in fase di sperimentazione per tutte le funzionalità espresse dalla normativa per un campione molto piccolo: l’1% degli assistiti: 21 mila persone per 5.900 referti online, di cui solo uno su 5 (poco più di 900) consultato recentemente tramite fascicolo. Al momento solo il 4,85% degli operatori sanitari e il 18% dei medici partecipa alla sperimentazione.

Umbria

In Umbria il campione coinvolto dal 2016 a oggi coinvolge solo 477 persone dei 900 mila assistiti in regione, mentre è abilitato al servizio il 67% dei medici.

Veneto 

In Veneto, al 31 gennaio 2018 una parte del FSE (quella riguardante le ricette dematerializzate) è già attiva per tutti gli assistiti, mentre per le altre funzionalità ci si trova negli ultimi mesi della fase di sperimentazione, sul 7% circa degli assistiti. La peculiarità positiva del Veneto è che quasi tutte le persone che hanno attivato il servizio l’ha poi anche effettivamente usato per accedere a un referto negli ultimi 90 giorni. Nell’ultimo trimestre del 2017 il 37% degli operatori sanitari e il 29% dei medici è abilitato al servizio e vi compare il 65% dei referti prodotti.

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Leggi anche: Cartella clinica digitale, quando il paziente partecipa

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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

6 Commenti

  1. Vivo in Lombardia e dall’inizio ho aderito a questa iniziativa, purtroppo la sua reale efficacia è limitata in quanto molti medici specialisti in primis e a volte i medici di base (ad es. nelle visite domiciliari) scrivono ricette a mano che non risultano quindi nel fascicolo elettronico. A questo bisogna aggiungere che vari ospedali, anche importanti, mi è capitato che non mettessero nel fascicolo referti e prescrizioni. Se poi si aggiunge che, volendo fare esami, ad es del sangue, supplettivi a quanto richiesto dal medico, quindi interamente a pagamento, i referti di questi di solito non sono visibili nel fascicolo elettronico.
    Se a questo sommiamo la estrema fretta, in particolare degli specialisti, per cui quasi nessuno si perita di consultare il fascicolo e, anche a persone anziane, chiedono al paziente malattie pregresse, esami effettuati e farmaci presi in passato e in terapia attuale, senza tenere conto che, magari a 70 o 80 anni, ricordare l’età della menopausa o dell’intervento di protesi all’anca o dell’intervento per una cataratta non è cosa facile per tutti.
    Nonostante la recente legge sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento abbia ribadito che il tempo dedicato all’informazione del paziente ricada a pieno titolo nel tempo di cura, i medici sono ancora in parte convinti che si tratti di una perdita di tempo, salvo poi meravigliarsi se i pazienti più deboli si rivolgono a indovini, lettori di carte, pranoterapeuti od omeopati.

  2. Sposo in pieno le perplessità di bernardodaleppo. Alla carenza di informazioni raccolte nel FSE aggiungo anche la difficoltà ad accedere al FSE stesso, sorattuto nella fase di accreditamento. Per la stessa ragione il 40% di FSE attiva in Lombardia sugli aventi diritto mi sembrano molti. Sarebeb poi interessante poter distinguere chia lo ha attivato e non lo ha mai usato da chi lo ha attivato e lo usa per accedere ai referti o ad altri servizi. Purtroopo questi dati neanche AGID li ha e dubito che Lombardia Informatica, che gestisce il servizio in Lombardia, vorrà mai darli.

  3. Vivo a Bologna, dal 2017 la sanità Bolognese e i servizi del FSE sono decaduti, prima il FSE , funzionava tutto alla grande, oggi purtroppo con il FSE ti indirizzano a prenotare solo visite esclusivamente a strutture accreditate private, cliniche private e ospedaletti privati, per essere visitati da un sanitario Ospedaliero devi rivolgerti alla prenotazione in regime libera professione.
    Iniziate a provare e rendetevene conto personalmente.
    ” Prenotate con il FSE una qualsiasi visita medica ad una struttura sanitaria pubblica, si aprirà una tendina con solo strutture private, spesse volte anche fuori provincia e purtroppo accade spesso, poi provate successivamente a richiedere la stessa visita prenotatela in regime di libera professione. Come per miracolo si spalancano le porte di tutti gli ospedali Bolognesi e ti visitano il giorno dopo, dalle 14,00 in poi c’e’ posto per tutti, occorre solo aprire il portafoglio. Provate e fatemi sapere, saluti

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