WHAAAT?

Hai un esame? Fai pet-therapy!

Un nuovo studio della University of British Columbia ha confermato i benefici della pet-therapy per gli studenti universitari sotto stress

WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – Abbiamo dovuto tutti fare i conti con lo stress da esami, ma è all’università che questo raggiunge il suo massimo: propedeuticità da rispettare, docenti non sempre reperibili, date che si sovrappongono, medie da rispettare per collegi o borse di studio. Ognuno lo esorcizza come può, facendo il terzo grado a studenti più anziani, smettendo di mangiare e dormire o riempiendosi di dolci. Eppure, pare che la soluzione fosse sotto i nostri occhi: sarebbe bastato farsi “prestare” un cane! Ironia a parte, i ricercatori del Dipartimento di Psicologia della University of British Columbia hanno deciso di indagare se la pratica di offrire agli studenti sotto pressione sessioni terapeutiche con i cani, sempre più popolare anche in altre università canadesi, oltre che in quelle statunitensi – tra le quali spiccano nomi come Stanford, Harvard, Yale e MIT -, fosse davvero in grado di aumentare il loro benessere. Se state già progettando di trasferirvi oltreoceano, questo articolo non potrà che stimolarvi: sì, anche un singolo incontro basta a stare meglio.

Se gioia e soddisfazione per la propria vita sono durate poco, altri effetti sono stati più persistenti: gli studenti riportavano emozioni meno negative, si sentivano meno stressati e più supportati. Crediti immagine: Noël Zia Lee (Love), Wikimedia Commons

Quello che ha spinto i ricercatori a indagare è stata la carenza di studi sull’effettiva efficacia di questo metodo. La ricerca, che ha coinvolto 246 studenti, è stata pubblicata su Stress and Health: sono stati somministrati loro dei questionari da compilare appena prima e dopo la sessione, e di nuovo dopo 10 ore. Durante la terapia venivano lasciati liberi di accarezzare, coccolare e parlare con diversi cani, tra 7 e 12. Sono stati riscontrati una significativa riduzione dello stress, un aumento di felicità ed energia subito dopo gli incontri, confrontando le risposte con quelle di un gruppo di controllo, che non aveva trascorso tempo con i dottori pelosi. Se gioia e soddisfazione per la propria vita sono durate poco, altri effetti sono stati più persistenti: infatti, anche 10 ore dopo, gli studenti riportavano emozioni meno negative, si sentivano meno stressati e più supportati, rispetto a chi non aveva preso parte alla sessione.

Se da una ricerca precedente erano emersi maggiori benefici per le studentesse, rispetto ai colleghi maschi, questo studio ha riscontrato una sostanziale parità nei risultati, indipendentemente dal sesso dei partecipanti. Gli effetti, anche se molto positivi, tendono però a essere brevi: per questo Frances Chen, primo autore dello studio e assistente universitario di psicologia alla University of British Columbia, suggerisce che le università li programmino in periodi particolarmente stressanti, come le sessioni d’esame. Anche poter avere intorno questi cani da terapia – non sono animali qualsiasi, ci vuole un addestramento specifico ed è necessario superino determinati test – mentre lavorano ai propri esercizi fuori dalla classe sarebbe di grande aiuto.

Se in Italia c’è solo un progetto di ricerca nell’Università di Teramo, potrebbe non essere necessario andare oltreoceano per beneficiare di questi trattamenti: esiste infatti la “stanza del cucciolo” anche in numerosi atenei del Regno Unito, come le università di Cambridge, Bristol, Nottingham, Aberdeen e altre ancora. Studenti, avete pronta la valigia?

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Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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