Gerty Cori, la prima donna a ricevere il Nobel per la medicina

Insieme al marito ha firmato decine di studi e condotto congiuntamente quasi ogni sua ricerca. Eppure, in quanto donna, Gerty ha dovuto trascorrere gran parte della carriera ai margini del mondo accademico

Nel 1931 Gerty e Carl si trasferiscono alla Washington University di Saint Louis. Crediti immagine: Smithsonian Institution

IPAZIA – Quella che segue è forse, fra tutte le storie raccontate in questa rubrica, la più emblematica della pervicace ottusità che caratterizza la discriminazione di genere: Gerty Cori è stata la prima donna a ricevere il Nobel per la medicina. Ottenuto nel 1947 per aver svelato il processo metabolico responsabile della conversione dell’acido lattico in glucosio, oggi conosciuto come ciclo di Cori, il premio è stato condiviso con il fisiologo argentino Bernardo Houssay e con il marito Carl Cori. In oltre quarant’anni di vita insieme, la collaborazione tra Gerty e Carl è stata talmente fitta e intensa da rendere pressoché impossibile la distinzione fra i contributi scientifici dell’una e dell’altro. I due hanno firmato decine di studi a quattro mani e condotto congiuntamente quasi tutte le loro ricerche. Eppure, per il solo fatto di essere donna, Gerty ha trascorso gran parte della sua carriera all’ombra del marito e ai margini del mondo accademico.

La sua vita, in cui il trionfo del Nobel è giunto dopo decenni di discriminazioni, testimonia con chiarezza la schizofrenia di un mondo che, se da un lato non poteva che riconoscere il talento e il genio femminile, dall’altro continuava con ostinazione a negare l’evidenza. Il giorno del conferimento del premio, Carl Cori – da sempre il più grande alleato di Gerty – si sentì in dovere di rilasciare la seguente dichiarazione per giustificare l’assegnazione del Nobel anche alla moglie: “I nostri sforzi sono stati in larga parte complementari, l’uno senza l’altra non sarebbe mai arrivato tanto lontano com’è successo lavorando insieme. […] Il fatto che il premio sia stato conferito anche a mia moglie è per me fonte di profonda soddisfazione”. Gerty ha ottenuto una rivalsa postuma e oggi, ironicamente, la più celebrata fra i due è proprio lei, riconosciuta unanimamente come una delle pioniere della ricerca scientifica femminile.

Gerty Theresa Radnitz nasce a Praga, all’epoca parte dell’Impero Austro-Ungarico, nel 1896. La madre è una colta e raffinata esponente dell’alta borghesia ceca, amica di Franz Kafka; il padre, chimico, ha inventato un metodo innovativo per la raffinazione dello zucchero e gestisce alcune raffinerie della città. Entrambi sono di religione ebraica. Gerty viene educata a casa fino all’età di dieci anni, dopo di che frequenta un istituto privato femminile. All’età di sedici anni – spinta da uno zio pediatra che insegna all’università di Praga – decide di iscriversi alla facoltà di medicina, ma le mancano i prerequisiti per accedere all’università. L’istituto femminile è infatti strutturato per fornire alle ragazze nozioni di base in quelle che all’epoca sono considerate le discipline più adatte alle giovani donne, come economia domestica e l’arte di conversare in pubblico. A Gerty mancano conoscenze adeguate in numerose materie, tra cui latino, matematica, chimica e fisica. Lungi dal rinunciare al suo sogno, nell’arco di pochi mesi la giovane recupera, da autodidatta, l’equivalente di otto anni di studi di latino e di cinque di scienze e matematica. Nel 1914, all’età di diciotto anni, riesce a entrare alla scuola medica dell’università di Praga. Lì conosce Carl Ferdinand Cori, un giovane studente destinato a diventare suo marito nonché il suo principale collaboratore per il resto della vita.

I due si sposano pochi mesi dopo aver conseguito la laurea, nel 1920. Lo stesso anno pubblicano la loro prima ricerca congiunta sulle cellule immunitarie del sangue. Nel 1921 si trasferiscono a Vienna. Carl si divide tra la clinica di medicina interna e l’istituto di farmacologia dell’università, mentre Gerty trova lavoro al Karolinen Kinderspital, un ospedale pediatrico, dove conduce ricerche sulla regolazione della temperatura corporea prima e dopo il trattamento della tiroide e pubblica studi sui disturbi del sangue. Pochi anni prima Carl era stato coinvolto nella grande guerra; profondamente colpito dall’esperienza al fronte e spaventato per la moglie a causa del crescente antisemitismo, decide di abbandonare definitivamente l’Europa. Nel 1922 i due si trasferiscono negli Stati Uniti. Non lasceranno mai il paese e nel 1928 otterranno la cittadinanza. I due iniziano a lavorare presso lo State Institute for the Study of Malignant Diseases di Buffalo, nello stato di New York, ma dopo pochi mesi il direttore del centro minaccia di licenziare Gerty se non pone fine alla collaborazione col marito, considerata sconveniente. La donna è accusata di turbare la crescita professionale di Carl e di non rispettare, col suo comportamento, i valori americani. I Cori ignorano le costanti e insistenti pressioni e continuano a lavorare insieme.

In poco più di cinque anni pubblicano oltre cinquanta articoli; il loro lavoro si concentra sul metabolismo dei carboidrati, in particolare sui meccanismi che regolano l’assorbimento del glucosio nel corpo umano e sul ruolo di ormoni come l’insulina e l’adrenalina. Nel corso del tempo le loro ricerche si fanno più approfondite, passando dallo studio dell’intero corpo umano all’analisi di tessuti specifici e infine di singole parti di tessuto ed enzimi isolati. Nel 1929 fanno un’importante scoperta sull’interazione fra glucosio e glicogeno – sostanza simile all’amido presente nei muscoli e nel fegato – grazie alla quale alcuni anni dopo otterranno il Nobel. Scoprono che l’insulina aumenta l’ossidazione del glucosio e la sua conversione in glicogeno nei muscoli e nel fegato, mentre al contrario l’adrenalina riduce il glicogeno muscolare ed epatico. Dimostrano infine che il glicogeno viene scomposto nel tessuto muscolare sotto forma di acido lattico e quindi risintetizzato nel corpo e immagazzinato come fonte di energia. Questo meccanismo, fondamentale per la comprensione del funzionamento del nostro organismo, è oggi conosciuto come ciclo di Cori.

Nel 1931 Gerty e Carl si trasferiscono alla Washington University di Saint Louis. Pur avendo le medesime qualifiche e lo stesso identico background, Carl ottiene subito l’incarico di direttore del dipartimento di biochimica, mentre Gerty viene assunta come assistente di ricerca, lavoro per il quale percepisce un salario dieci volte inferiore a quello del marito. La donna dovrà attendere il 1947, anno del conseguimento del Nobel, per ottenere la stessa qualifica di Carl. Nel 1936 i Cori compiono un’altra importante scoperta che si rivela fondamentale per la comprensione del metabolismo dei carboidrati. Isolano il glucosio-1-fosfato, composto intermedio che rende possibile la scissione del glicogeno, in seguito noto come estere di Cori; identificano quindi l’enzima fosforilasi e dimostrano che il glucosio-1-fosfato rappresenta la fase iniziale nel processo di conversione del glicogeno in glucosio.

Poco prima di ricevere il Nobel, Gerty Cori scopre di essere affetta da mielofibrosi, rara malattia del midollo osseo. Pur gravemente ammalata, porta avanti le sue ricerche senza sosta. Donna infaticabile e appassionata, trascorre giornate intere in un laboratorio di appena due metri quadri. L’unico lusso che si concede è una piccola brandina, che usa quando è troppo stanca e affaticata per lavorare. Muore nel 1957, dopo dieci anni di lotta contro la malattia.

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Giornalista freelance. Amo attraversare generi, discipline e ambiti del pensiero – dalla scienza alla fantascienza, dalla cartografia all’ermeneutica, dall’informatica alla paleontologia – alla ricerca di punti di contatto e contaminazioni. Ho scritto e scrivo per Scienza in Rete, Science on the Net, Vice Italia, Micron e altre testate. Per OggiScienza curo Ipazia, rubrica in cui racconto storie di scienziate del passato e del presente. Twitter: @Sim_Dawdler

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