mercoledì, Dicembre 19, 2018
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Denutrizione e obesità nei dati FAO

Nel 2016 la prevalenza di persone denutrite ha ripreso a salire. Nel frattempo, negli stessi paesi svantaggiati aumentano sovrappeso o obesità. Bisogna ripartire dal limitare i conflitti e puntare sull'educazione delle donne

I cambiamenti nei modelli alimentari e nei sistemi alimentari hanno portato ad un aumento del consumo di alimenti altamente trasformati in molti paesi. Crediti immagine: Pixabay

APPROFONDIMENTO – Nei giorni scorsi l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) ha pubblicato delle stime allarmanti: dopo anni di declino, la percentuale di persone denutrite sta ricominciando a salire e riguarda oggi l’11% della popolazione mondiale. Allo stesso tempo sono sempre più importanti i numeri del sovrappeso e dell’obesità, una situazione ben definita dal concetto di “paradosso alimentare”. Ecco i dati FAO su denutrizione e obesità nel rapporto SOFI, The state of food security and nutrition in the world.

Da un estremo all’altro, denutrizione e obesità

Secondo i dati FAO su denutrizione e obesità siamo passati dai 777 milioni di denutriti del 2015 agli 815 milioni del 2016. Nel 2013 erano 775 000 e una grossa fetta (489 milioni) viveva in paesi colpiti da conflitti. Mentre la maggior parte dei paesi del mondo ha ottenuto significativi miglioramenti negli ultimi 25 anni, nel ridurre fame e denutrizione, i progressi nella maggior parte dei paesi colpiti da conflitti sono rimasti stagnanti o sono peggiorati.

Sono 155 milioni i bambini che nel 2015 hanno avuto una crescita rallentata a causa di una nutrizione (122 milioni in paesi in guerra) e 51 milioni quelli gravemente denutriti. Secondo le stime delle Nazioni Unite, per nutrire gli abitanti della Terra nel 2050 (due miliardi in più rispetto a oggi) sarà necessario incrementare del 50% la produzione di cibo a livello globale. Oltre a distribuirla correttamente.

Ma nel mondo ci sono anche 640 milioni di adulti obesi e 40,6 milioni di bambini sovrappeso. L’obesità nel mondo sta aumentando a ritmi incalzanti: il problema è più grave in Nord America, Europa e Oceania, dove il 28% degli adulti è classificato come obeso. Si scende al 7% in Asia e all’11% in Africa.

Globalmente la grave malnutrizione e la fame sono in declino fra i bambini con meno di cinque anni, ma le stime globali contano poco. In Africa in 10 anni la percentuale di bambini di quest’età con arresto della crescita è scesa solo di cinque punti percentuali. Oggi un bambino su tre ha avuto un arresto o un forte rallentamento della crescita perché non ha di che nutrirsi. In Asia, nello stesso periodo, la percentuale è scesa di 10 punti percentuali. Oggi un bambino asiatico su cinque ha questo genere di problemi. Nel frattempo il 7,7% dei bambini nel mondo con meno di cinque anni è gravemente denutrito.

Proprio in questi paesi a forte prevalenza di denutrizione si sta diffondendo rapidamente anche il fenomeno dell’obesità. È la conseguenza della globalizzazione del junk food a basso prezzo, che porta con sé tassi mai visti di diabete fra la popolazione dell’Africa Subsahariana.

Il meccanismo è consolidato: quando le risorse per il cibo scarseggiano e diminuiscono i mezzi per accedere a un’alimentazione sana, spesso ci si affida ad alimenti meno salutari e più energetici che possono portare a sovrappeso e obesità. Molti paesi a basso e medio reddito sono stretti in una doppia morsa. Da una parte alti livelli di malnutrizione e prevalenza di malattie infettive e trasmissibili, dall’altra un aumento della prevalenza di persone in sovrappeso e obese, che impatta in termini di incidenza di malattie croniche.

Il ruolo cruciale delle donne

La salute delle donne è al centro della morsa e, secondo i dati FAO su denutrizione e obesità, i progressi per ridurre l’impatto dell’anemia in età riproduttiva sono scarsi. Le stime per il 2016 indicano che l’anemia colpisce il 33% delle donne in età riproduttiva a livello globale (circa 613 milioni di donne nella fascia 15-49). In Africa e in Asia la prevalenza è più alta di oltre il 35% rispetto alla media, mentre è più bassa in Nord America, Europa e Oceania.

Importante è il tema dell’allattamento al seno, cruciale per la sopravvivenza dei bambini in alcune aree del mondo e al centro di numerose campagne di promozione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nel 2016 il 43% dei bambini di età inferiore ai sei mesi è stato allattato esclusivamente al seno contro il 36% del 2005.

L’allattamento al seno è considerato la misura con il più grande impatto preventivo sulla mortalità infantile. Si stima che il miglioramento dei tassi di allattamento al seno potrebbe prevenire 820.000 morti infantili ogni anno e ulteriori 20.000 decessi correlati al cancro materno. Inoltre è noto che riduce la prevalenza di sovrappeso o obesità del 26%.

L’educazione, in primis delle donne, può far sì che nutrizione vada di pari passo con sicurezza alimentare. I cambiamenti in modelli e sistemi alimentari hanno portato a un aumento del consumo di alimenti altamente trasformati in molti paesi. Questi prodotti sono spesso ricchi di grassi, zuccheri e sale e spingono ad allontanarsi dalle diete tradizionali, portando alla coesistenza di molteplici forme di malnutrizione all’interno delle stesse comunità.

Il futuro della malnutrizione è inoltre legato ai numerosi conflitti che ancora oggi vessano diverse zone del mondo. La frequenza delle guerre è diminuita negli ultimi anni, ma è aumentato il numero di conflitti violenti e di decessi a essi correlati. Le guerre sono aumentate drammaticamente dal 2010 e sono oggi ai massimi storici, un segnale preoccupante delle tendenze degli anni a venire.

La metà delle persone denutrite nel mondo vive in paesi colpiti da conflitti (la proporzione è ancora più pronunciata fra i bambini), e la differenza di prevalenza media tra paesi in conflitto e non colpiti da conflitti è di ben nove punti percentuali.

In media, il 56% della popolazione nei paesi colpiti da conflitti vive nelle aree rurali, dove i mezzi di sostentamento dipendono esclusivamente dall’agricoltura, che in molti paesi è ancora al centro della sicurezza alimentare. Il Sud Sudan è un esempio emblematico dell’impatto distruttivo del conflitto sui sistemi agricoli e alimentari e che si traduce in emergenze sanitarie rilevanti.

Anche i problemi ambientali legati al riscaldamento globale hanno un ruolo cruciale. L’insicurezza alimentare acuta e la malnutrizione tendono a essere amplificate dove si verificano più spesso eventi estremi come siccità e alluvioni.

Dopo anni di declino la prevalenza di persone denutrite è in aumento. Una cartina tornasole che non va sottovalutata e fa emergere un’esigenza: l’intero sistema ha bisogno di un’inversione di rotta.

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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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