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Fumatori italiani in calo, ma non dappertutto

Dal 2008 al 2016 la percentuale di fumatori è salita in Valle d’Aosta, Umbria e Liguria. Riusciremo a raggiungere gli obiettivi del Piano Nazionale Prevenzione 2014-2018?

fumatori in Italia
Bisogna ripartire dalla comunità: la lotta al fumo non si fa (solo) sul piano della comunicazione individuale. Crediti immagine: Pixabay

APPROFONDIMENTO – Oggi è il World No Tobacco Day, la giornata mondiale senza tabacco promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Come sono cambiati negli ultimi anni i numeri dei fumatori in Italia?

L’obiettivo del nostro Piano Nazionale Prevenzione 2014-2018 è ridurre del 10% il numero dei fumatori entro il 2018 e possiamo dire che l’Italia va nella direzione giusta. Secondo i dati di Osservasalute 2017, nel 2013 era fumatore il 20,9% della popolazione italiana con più di 14 anni, mentre nel 2016 siamo scesi al 19,8%. Un calo del 5% che fa ben sperare: se procediamo così, nel 2018 il numero di fumatori in Italia sarà calato di un decimo rispetto al 2013.

I numeri dei fumatori in Italia

Guardando all’ultimo decennio, vediamo che tra 2008 e 2016 la percentuale di fumatori in Italia con più di 14 anni è passata dal 22,2% al 19,8%. Le regioni dove i fumatori sono diminuiti maggiormente sono Puglia, Calabria e Veneto, mentre la percentuale è calata di molto poco in Campania e Molise.

In tre regioni – Valle d’Aosta, Umbria e Liguria – dal 2008 al 2016 la percentuale di fumatori è invece salita. In Liguria dello 0,5%, in Umbria di un punto percentuale e in Valle d’Aosta addirittura si è passati dal 17,4% al 19,8%.

Nel 2016 sono più di dieci milioni (sei milioni e 300 000 uomini, quattro milioni e 100 000 donne) i fumatori di 14 anni e più. I dati sono quelli dell’Indagine Multiscopo dell’Istituto Nazionale di Statistica “Aspetti della vita quotidiana”, condotta nel marzo 2016 su un campione di oltre 24.000 famiglie. Un totale di oltre 45 000 persone dai 14 anni in su.

Un trend simile emerge se osserviamo i dati del recente rapporto PASSI 2018 sul triennio 2014- 2017 e la popolazione dai 18 ai 69 anni. I fumatori in Italia erano il 27,4% dei 18-69 enni, scesi al 26% nel 2016.

Come è noto, i fumatori sono soprattutto persone con maggiori difficoltà economiche e un titolo di studio inferiore.

Si è ridotto il numero medio di sigarette fumate al giorno. Nel 2008 (Rapporto Osservasalute 2010) i fumatori in Italia fumavano 13,5 sigarette al giorno, nel 2011 sono 11 al giorno. Il numero cresce con l’età, toccando il picco fra i 45 e i 65 anni. La notizia sul cosiddetto “fumo leggero” è positiva solo in parte.

Come raccontavamo su OggiScienza un anno fa, per chi nel corso della vita ha fumato regolarmente una media di meno di una sigaretta al giorno, il rischio di morte prematura è comunque più alto del 64% rispetto a chi non ha mai fumato. Si alza però all’87% in chi ha fumato abitualmente tra una e dieci sigarette.

Nel triennio 2014-17 la prevalenza maggiore di fumatori in Italia (campione PASSI) si riscontra in Abruzzo (30%), Valle d’Aosta (28,8%), Liguria e Calabria (28,6%) Lazio (28%), mentre quella più bassa in Campania, Veneto e Trentino Alto Adige (23,7%), Puglia (23,9%) e Sicilia (24,5).

Se sommiamo fumatori e non fumatori è ancora l’Umbria a portarsi a casa la maglia nera. Oltre la metà della popolazione fuma o ha fumato durante la vita. È bene precisare che per “ex fumatore” si intende chi dichiara di aver fumato in vita almeno 100 sigarette (cinque pacchetti da 20), di non essere fumatore al momento dell’intervista e di aver smesso da più di sei mesi.

Seguono a pochissima distanza Abruzzo e Lazio. La regione che se la cava meglio è la Basilicata, dove meno del 30% della popolazione è fumatrice o ex fumatrice.

È aumentata l’incidenza del cancro ai polmoni

Come è noto non esiste una sola causa diretta per lo sviluppo del cancro, nemmeno per il tumore ai polmoni, ma il fumo di sigaretta è fuor di dubbio il principale fattore di rischio. Dal 2005 al 2015 il tasso di incidenza è aumentato, passando da una media nazionale di 16,9 a 19,9 casi ogni 100 000 abitanti.

Le differenze regionali sono molto ampie. La regione con maggiore incidenza nel 2016 è di gran lunga il Lazio con 35 casi su 100 000 persone, quasi il doppio della media nazionale. Seguono l’Emilia Romagna con 27,6 casi, la Liguria con 26,2 casi, il Trentino Alto Adige con 26,1. In altre regioni non si sono invece superati i dieci nuovi casi di tumore al polmone per 100 000 persone, come in Puglia, Abruzzo, Basilicata e Calabria.

Come proseguire da ora in avanti sulla sfida #NoTobacco?

Bisogna ripartire dalla comunità perché la lotta al fumo non avviene (solo) sul piano della comunicazione individuale. Come spiegano gli esperti sulle pagine di Osservasalute bisogna porre l’accento su programmi che mirino a creare stili di vita e ambienti favorevoli alla salute della popolazione. Programmi intersettoriali che agiscano sulla persona e sull’ambiente in cui vive, usando un approccio che abbraccia tutta la vita. Dalla scuola fino al mondo del lavoro.

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Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il mio blog: www.cristinadarold.com Twitter: @CristinaDaRold

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