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Chi va piano va sano e va lontano?

Camminare fa sempre bene alla salute, ma farlo a un ritmo sostenuto è ancora meglio. Lo studio dell'Università di Sydney

camminare fa bene alla salute
Accelerare il passo: l’aspetto positivo di questo rimedio è che può essere adottato anche da chi ha poco tempo a disposizione per l’attività fisica (Cortesia immagine: Pixabay)

RICERCA – Chi va piano va sano e va lontano. Ce lo siamo sentito dire tutti, almeno una volta, dal nonno o dalla nonna, mentre ci affannavamo a raggiungere il parco giochi o un risultato importante per la nostra vita. In qualche caso, questo proverbio viene addirittura completato dalla chiosa “chi va forte va incontro alla morte”. Eppure, secondo i ricercatori dell’Università di Sydney, non potrebbe esserci nulla di più sbagliato.

Secondo quanto pubblicato sul British Journal of Sports Medicine camminare più velocemente potrebbe allungare le nostre vite.

Se a un passo medio è associata una riduzione del 20% nel rischio di tutte le cause di mortalità, rispetto a un passo lento, accelerando si passa al 24%. Un risultato simile è stato trovato per le malattie cardiovascolari. Per un’andatura media il rischio è ridotto del 24%, del 21% in caso di velocità superiori. L’effetto protettivo è ancora maggiore quando sale l’età: sopra i 60 anni il rischio di malattia cardiovascolare è ridotto del 46% (passo medio) e del 53% (passo veloce).

Ma cosa si intende per camminare a passo lento e veloce?

“Si considera passo veloce uno che va da cinque a sette chilometri all’ora, ma dipende anche dal livello di preparazione fisica di chi si muove: un indicatore alternativo è quello di camminare a una velocità tale per cui siamo un po’ a corto di fiato o sudiamo nel mantenerla”, spiega in un comunicato il Professor Emmanuel Stamatakis del Charles Perkins Centre e della School of Public Health dell’Università di Sydney.

Gli scienziati hanno incrociato i dati sulla mortalità con i risultati di undici sondaggi effettuati sulla popolazione in Inghilterra e in Scozia tra il 1994 e il 2008. I partecipanti hanno riportavto in maniera autonoma la propria andatura – tenendo conto di fattori come l’intensità dell’attività fisica praticata, l’età, il sesso e l’indice di massa corporea.

“Il passo di marcia è associato al rischio di mortalità per tutte le cause, ma il suo ruolo specifico – indipendente dall’attività fisica totale che una persona compie – ha ricevuto poca attenzione finora”, ribadisce il Professor Stamatakis. “Mentre il sesso e l’indice di massa corporea non sembravano influenzare i risultati, camminare a passo medio o veloce era associato con un rischio ridotto in maniera significativa verso tutte le cause di mortalità e le malattie cardiovascolari. Non ci sono prove che suggeriscano un’influenza significativa per la mortalità per cancro.”

Visti i risultati, il team di ricerca ritiene che l’importanza dell’andatura debba essere maggiormente enfatizzata nei messaggi di salute pubblica. Soprattutto in situazioni in cui camminare di più non fosse possibile – a causa di ritmi frenetici o perché si vive in un luogo dove lunghe passeggiate non sono praticabili nel quotidiano – accelerare l’andatura è una buona soluzione. Che permette di aumentare la frequenza cardiaca senza bisogno di stravolgere le nostre vite.

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Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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