STRANIMONDI

Amor vincit omnia. L’episodio finale di Sense8

Si è conclusa la serie delle sorelle Wachowski con un episodio speciale che le registe hanno dedicato ai fan.

STRANIMONDI – Amor vincit omnia. L’amore vince tutto, anche in un episodio con una trama un po’ frettolosa e dialoghi non eccezionali spesso didascalici – soprattutto nei momenti di maggior azione. L’improvvisa cancellazione della serie dopo la seconda stagione ha causato una rapida sintesi di eventi, trame e intrecci nell’episodio conclusivo girato e prodotto dopo la mobilitazione dei fan. Fatti e intrecci che probabilmente avrebbero dovuto essere presentati e narrati in modo diverso.

La seconda stagione e l’episodio conclusivo

Durante la seconda stagione l’azione è moltissima e viene spezzata soprattutto da scene in slow motion (solitamente le scene corali, dove gli otto protagonisti di Sense8 provano la stessa cosa in parti diverse del mondo) che a tratti sono auto celebrative e ci mostrano spesso le stesse situazioni che ci avevano già mostrato durante la prima stagione. La narrazione procede su due livelli: da un lato vengono raccontate le vicende personali delle vite dei protagonisti – la coreana Sun riesce ad evadere e ad ottenere giustizia, il keniota Capheus trova l’amore e si fa strada in politica, il messicano Lito si libera dai pregiudizi sulla propria sessualità e trova il successo, l’indiana Kala si destreggia tra un matrimonio con non poche difficoltà e l’amore per il sensate Wolfgang – dall’altro c’è la storia che li unisce tutti, e che tocca più direttamente gli altri sensate della cerchia.

Nomi, Will e Riley sono in prima linea nella lotta alla BPO, l’organizzazione politico-scientifica che vuole studiare e sfruttare i sensate. Dopo due anni in cui gli otto sono stati fisicamente divisi dallo spazio (a parte Will e Riley) finalmente i protagonisti si incontrano e agiscono insieme per sconfiggere  – in modo abbastanza caotico e prevedibile – i nemici. Questo primo incontro fisico tra gli otto personaggi è il punto di partenza dell’episodio conclusivo. Come detto, questa lunga puntata speciale deve chiudere i giochi e lo fa con un episodio che non è all’altezza delle aspettative.

Ai personaggi sono affidati dialoghi ricchi di spiegazioni per gli spettatori che li rendono talvolta innaturali e non spontanei; le scene d’azione sono un continuo atto di fede e il finale rimane estremamente prevedibile. La fretta costa cara anche nel delineare gli antagonisti, che non vengono valorizzati e risultano a tratti banali, così come banale e al limite del complottismo è l’oscura trama per cui i sensate sarebbero minacciati da lobby economiche e politiche per via delle loro caratteristiche biologiche.

Quello che rimane dopo 23 episodi e quest’ultima puntata speciale è la grandiosa e magniloquente impalcatura delle sorelle Lana e Lilly Wachowski, con l’universo che sono riuscite a creare. Non sono nuove, le Wachowski, a creazioni capaci di lasciare il segno. Si pensi al film Matrix, del 1999.

La fantascienza di Sense8

Come Matrix, Sense8 ha una trama sorretta da una potente intuizione fantascientifica, che nel caso della serie è la comparsa nell’evoluzione di una nuova specie di Homo, denominata Homo sensorium e i cui esponenti sono chiamati sensate. I sensate nascono a cerchie (cluster) composte da otto persone ognuna e tra di loro possono condividere capacità, linguaggi, sensazioni; possono rompere barriere spaziali ed essere mentalmente tutti vicini pur essendo fisicamente in luoghi lontanissimi. Così, grazie alla capacità dei sensate, una deejay islandese può condividere le emozioni con un attore messicano e un autista keniota può salvarsi da un’aggressione con le capacità e le arti marziali di una donna coreana.

Sense8 riprende qui i temi di Matrix del dualismo mente-corpo e della possibilità di separarli (nel film, fino a un certo punto: se si muore nel programma Matrix si muore anche nella vita reale) pur “rinnovando” le dinamiche di interazione. In ciò interviene la tecnologia a disposizione oggi. Nel film del 1999 il collegamento al programma Matrix doveva avvenire tramite un telefono e tramite dei cavi che penetravano nel cervello, in Sense8 il collegamento è istantaneo, sempre a disposizione, con vincoli corporei e fisici praticamente inesistenti. Dentro Matrix le abilità delle persone potevano essere installate nella mente, mentre i sensate le abilità le scambiano subito, per il solo fatto di essere nel cluster. “Tu non sai il francese!” “Ma tu sì!”, si dicono due personaggi nella puntata speciale.

Contro ogni discriminazione

Il passaggio “telepatico”di informazioni  – anche se, come dice uno dei personaggi spiegando cosa vuol dire essere un Homo sensorium al marito sapiens “non è proprio telepatia” – tra i vari sensate avviene nel mondo di oggi, un 2018 dove uno dei temi più scottanti è la questione dei diritti LGBT. La serie non tocca tangenzialmente il tema, anzi, lo elegge a una delle proprie colonne portanti. Nomi è trans e vive una storia omosessuale con Amanita, Lito è gay, alcuni personaggi vivono esperienza poliamorose e le scene più esplicite ammiccano costantemente alla potenziale bisessualità di tutti i personaggi, che condividendo le emozioni fanno sfociare l’amore che provano per i rispettivi partner verso tutta la cerchia e i sapiens amati.

L’amore universale degli otto però, non è privo di difficoltà: nella seconda stagione Lito, un attore messicano di successo, quando fa outing e si presenta in pubblico con il fidanzato perde tutti gli ingaggi e viene licenziato dal suo agente, che dimostra di essere ancora legato a una visione retrograda e omofoba. Più o meno la stessa cosa succede a Nomi, rifiutata dalla sua famiglia che, per via del cambio di sesso, non la vorrebbe nemmeno al matrimonio della sorella.

Entrambi i casi vivranno una rivincita: Lito partecipa al gay pride di Rio come guest star e Nomi sposa la sua Amanita ricevendo così l’approvazione e l’amore un tempo negati. Lito diventa un attore di Hollywood e Nomi recupera il rapporto con i genitori. Il lieto fine annunciato dal titolo pare una speranza per il mondo attuale, dove ancora tanto può essere fatto per i diritti delle persone LGBT. Nella serie infatti nessuna differenza, nemmeno quella di specie umana, può dividere ciò che l’amore ha unito.

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Enrico Bergianti
Giornalista pubblicista. Scrive di scienza, sport e serie televisive. Adora l'estate e la bicicletta

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