WHAAAT?

Con la realtà virtuale si impara meglio

Chi crede che apprendimento e tecnologia non vadano d’accordo dovrà ricredersi: secondo i ricercatori dell’Università del Maryland ricordiamo meglio quello che vediamo intorno a noi in un ambiente virtuale immersivo rispetto a quello che guardiamo su un display.

WHAAT? Il venerdì casual della scienza – Se sei giovane, probabilmente ti sarai sentito rimproverare più volte per il tempo passato davanti al computer, alla consolle di qualche videogioco, al cellulare. Sempre davanti a quello schermo! Sarebbe quindi una gustosa rivincita poter dire che c’è chi studia quale sia il valore didattico di strumenti tecnologici come pc, tablet e realtà virtuale. I ricercatori dell’Università del Maryland, infatti, hanno condotto una delle prime analisi approfondite su quale di questi mezzi permetta alle persone di ricordare meglio le informazioni, se un ambiente più tradizionale in due dimensioni o uno immersivo. La risposta è la seconda.

Non solo gioco e divertimento: la realtà virtuale (VR) continua a crescere e ad allargarsi a nuovi settori, come la medicina, l’educazione e la formazione dei lavoratori. In un nuovo studio pubblicato sulla rivista Virtual Reality, i ricercatori hanno scoperto che le persone ricordano meglio quello che viene loro presentato in un mondo virtuale. “Questi dati sono entusiasmanti poiché suggeriscono che gli ambienti immersivi siano in grado di offrire nuove strade per risultati migliori nell’educazione e nella formazione di alto livello”, sostiene Amitabh Varshney, professore di scienze informatiche e rettore del College of Computer, Mathematical, and Natural Sciences all’Università del Maryland.

Un “palazzo della memoria” nello spazio virtuale può accrescere la capacità di imparare e ricordare sfruttando il senso globale della posizione, del movimento e dell’accelerazione di una persona. Crediti immagine: Pixabay

Per la ricerca, il gruppo ha utilizzato il concetto di “palazzo della memoria”, in cui le persone ricordano un oggetto posizionandolo in uno spazio fisico immaginario come un edificio o una città. Questo metodo veniva utilizzato fin dall’epoca classica, approfittando della capacità della mente umana di organizzare nello spazio pensieri e ricordi. Eric Krokos, dottorando in scienze informatiche e principale autore dell’articolo, sottolinea come gli uomini abbiano sempre usato metodi basati sulla vista per aiutarsi a ricordare le informazioni, nelle pitture rupestri, sulle tavolette d’argilla, nei testi stampati, nelle immagini o nei video. “Volevamo vedere se la realtà virtuale fosse il successivo passo logico in questa progressione”.

Per questo studio sono stati reclutati 40 volontari – principalmente studenti universitari che avevano scarsa familiarità con la realtà virtuale – poi divisi in due gruppi: una parte vedeva le informazioni prima su un visore VR e poi su un desktop; l’altra parte effettuava le azioni in ordine opposto. Entrambi i gruppi ricevevano stampe di visi conosciuti – tra cui Abramo Lincoln, il Dalai Lama, Arnold Schwarzenegger e Marilyn Monroe – e familiarizzavano con le immagini. In seguito, i ricercatori mostravano le facce ai partecipanti utilizzando il formato del palazzo della memoria con due luoghi immaginari: una stanza all’interno di un castello ricco di decorazioni e la visuale esterna di una città medievale. Ognuno poteva navigare all’interno di ogni area per cinque minuti: chi aveva uno schermo adoperava un mouse per spostarsi, mentre in VR si ruotava la testa. Veniva richiesto di memorizzare la posizione di ognuna delle facce mostrate: passato il tempo a disposizione, lo schermo diventava nero, e dopo una pausa di due minuti ogni palazzo della memoria riappariva con delle scatole numerate al posto dei volti.

I risultati hanno mostrato un miglioramento globale dell’8.8% nel richiamare alla memoria quanto appreso con i visori VR, un valore statisticamente significativo secondo il team di ricerca. Nei questionari dopo l’esperimento tutti i partecipanti sono stati concordi nel dirsi a proprio agio nell’utilizzo del computer, eppure tutti tranne due hanno preferito l’ambiente immersivo della realtà virtuale come potenziale piattaforma di apprendimento. Solo due persone si sono sentite a disagio nell’uso della VR. In molti hanno riferito che la sensazione di presenza nell’ambiente virtuale  ha permesso loro di concentrarsi meglio, cosa che è stata rispecchiata dai risultati: il 40% di loro ha avuto un punteggio più alto almeno del 10% nella capacità di ricordare usando la VR rispetto allo schermo di un display.

“Questo porta alla possibilità che un palazzo della memoria nello spazio virtuale – vissuto in uno spazio virtuale immersivo – possa accrescere la capacità di imparare e ricordare sfruttando il senso globale della posizione, del movimento e dell’accelerazione di una persona”, spiega Catherine Plaisant, ricercatrice presso l’Institute for Advanced Computer Studies dell’Università del Maryland. Se davvero si apprende meglio immergendosi nella realtà da cui si deve imparare, anche se in maniera virtuale, questo potrebbe essere impiegato in molteplici situazioni, dallo studio dell’astronomia nelle scuole elementari al perfezionamento delle procedure salvavita per gli specializzandi in traumatologia. Un pretesto perfetto per regalarsi gli ultimi ritrovati tecnologici in materia di realtà virtuale…

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Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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