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La possibile relazione tra herpes e Alzheimer

La presenza di herpes virus nelle cellule del cervello potrebbe essere associata allo sviluppo del morbo di Alzheimer.

RICERCA – Questa ipotesi, da qualche anno oggetto di discussione tra i ricercatori, è ora supportata da un nuovo studio descritto sulla rivista Neuron.

Il lavoro è stato condotto da un gruppo del Mount Sinai System Health di New York e dell’Arizona State University e ha analizzato un set di dati ricavati da campioni di circa mille persone. L’analisi ha fornito una nuova prova di una possibile connessione ma il rapporto di causa-effetto non è stato chiarito: per il momento è stata individuata una relazione tra il DNA virale (e i componenti biologici attivati dal virus, in altre parole DNA, RNA, proteine, metaboliti) e alcuni aspetti molecolari, genetici e clinici dell’Alzheimer.

Lo studio aveva come obiettivo iniziale quello di capire se alcuni farmaci utilizzati in altre malattie potessero essere efficaci anche nel caso dell’Alzheimer. I ricercatori hanno però notato come i pattern più interessanti che emergevano dalle analisi riguardavano alcuni aspetti legati alla presenza di virus. Hanno quindi iniziato a studiare i dati provenienti da tre banche dati fornite da un programma nazionale dell’NHI dedicato allo studio dell’Alzheimer, l’AMP-AD (Accelerating Medicines Partnership – Alzheimer’s Disease). Attraverso dati grezzi, i ricercatori sono riusciti a ricostruire, mappare e confrontare le reti di regolazione genica presenti in sei aree del cervello associate all’Alzheimer, identificando quindi DNA, RNA e proteine coinvolte.

I ricercatori hanno osservato che il DNA e l’RNA dell’herpes virus erano più abbondanti nei campioni provenienti da pazienti ai quali era stato diagnosticato l’Alzheimer. Hanno anche notato come l’abbondanza del virus fosse correlata alla gravità della demenza. Le due famiglie dell’herpes associate alla malattia sono l’HHV-6A e l’HHV-7: le stesse famiglie non erano altrettanto frequenti nei campioni provenienti da pazienti che soffrivano di altre malattie neurodegenerative. Attraverso la costruzione della mappa, gli scienziati hanno mostrato come i geni virali potessero regolare l’espressione dei geni umani (e viceversa), e che questa regolazione interessava in particolare i geni coinvolti nell’Alzheimer. Secondo Joel Dudley, a capo dello studio, questa relazione è ora supportata da analisi statistiche più sofisticate rispetto a quelle svolte in passato: “Non possiamo affermare che l’herpes virus sia la causa primaria dell’Alzheimer. Ma è chiaro come questo virus possa alterare e partecipare in alcuni network di regolazione genica che accelerano la progressione del cervello verso la malattia”. Come ribadisce Sam Gandy, uno degli autori della ricerca, il virus può attivare (o disattivare) dei geni ed è la combinazione tra geni ed esposizione al virus a determinare lo sviluppo dell’Alzheimer.

I ricercatori hanno scoperto che l’herpes virus è coinvolto nel network che regola le proteine precursori dell’amiloide. I risultati sono, quindi, in linea con scoperte degli ultimi anni che riguardano il coinvolgimento dell’immunità innata nella patologia. Alcuni studi, infatti, hanno evidenziato come l’accumulo di proteina beta-amiloide – uno dei principali componenti delle placche presenti nell’Alzheimer – possa verificarsi come meccanismo di difesa in risposta a un’infezione.

Le conclusioni dello studio, in ogni caso, non cambiano nulla rispetto alla probabilità di sviluppare l’Alzheimer, spiega Sam Gandy. Questo è vero anche perché i virus delle famiglie HHV-6A e HHV-7, appartenente al genere Rosoleovirus, sono molto diffusi e sono spesso latenti e asintomatici. Negli Stati Uniti, quasi il 90% dei bambini già a pochi anni ha contratto uno di essi. L’HHV-7, ad esempio, è stato associato alla Rosolea Infantum, conosciuta anche come sesta malattia (che però nella maggior parte dei casi è causata dal virus HHV-6B).

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Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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