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Rosalind Franklin e quella foto che svelò il mistero del DNA

Il 25 luglio 1920 nasceva Rosalind Elsie Franklin, scienziata tenace il cui ruolo nella scoperta della doppia elica è stato a lungo dimenticato e sminuito.

APPROFONDIMENTO – Se dovessimo descrivere Rosalind Elsie Franklin con tre aggettivi, questi sarebbero: determinata, precisa e riservata. Nacque il 25 luglio 1920 a Kensington in una famiglia che apparteneva alla ricca borghesia ebraica d’Inghilterra. Secondogenita di cinque fratelli, ricevette un’ottima istruzione mostrando eccezionali doti scolastiche, con una predilezione per la matematica e il latino. Dopo aver frequentato la scuola di Norland e la scuola Lindores, un collegio per ragazze nel Sussex, nel 1932 entrò alla St. Paul con una borsa di studio della Senior Foundation, che mantenne per tutto il tempo di permanenza.

Rosalind Franklin al microscopio. Crediti immagine: MRC Laboratory of Molecular Biology

«Per tutta la vita Rosalind ha sempre saputo esattamente dove stava andando e a sedici anni ha scelto di dedicarsi alla scienza». La St. Paul vantava le più moderne attrezzature scientifiche e Rosalind, appassionata soprattutto di chimica e fisica, lavorava molte ore da sola per fare progressi più in fretta. Praticava anche molti sport e non perse mai occasione di compiere lunghe escursioni in montagna.

La formazione universitaria

Nel 1938 fu ammessa all’Università di Cambridge dove studiò chimica e fisica. A Cambridge incontrò William Laurance Bragg, già premio Nobel per i suoi studi sui raggi X, e John Desmond Bernal, cristallografo: con Bernal, Rosalind imparò a dedurre la struttura atomica dei cristalli tramite la tecnica di diffrazione a raggi X e a individuare le angolazioni migliori per inviare i raggi per ottenere buone immagini.

Dopo la laurea nel 1941, Rosalind si dedicò agli studi sulla porosità del carbone nei laboratori del British Coal Utilisation Research Association a Kingston-upon-Themes, fino al 1947, quando si trasferì a Parigi per lavorare a fianco di Jacques Mering. Le sue ricerche culminarono nel gennaio 1950 con la pubblicazione dell’articolo Interpretazione dei diagrammi diffusi a raggi X del carbonio su «Acta Crystallografica», eminente rivista del settore.

L’arrivo al King’s College

A Londra, conobbe il chimico Charles Coulson del King’s College che la presentò a John Randall, direttore del dipartimento di fisica e biofisica. Con una borsa di studio assegnatele dalle Imperial Chimical Industries, Rosalind entrò a far parte di «un laboratorio davvero strano». Su suggerimento dello stesso Randall si mise a lavorare all’analisi della struttura del Dna assieme a Raymond Gosling e Maurice Wilkins. Con Wilkins i rapporti si presentarono fin da subito tesi, sia per l’assoluta tenacia di Rosalind nell’ottenere prove sperimentali prima della formulazione di qualsiasi ipotesi, sia per l’atteggiamento troppo paternalistico di Wilkins, insieme a un diffuso maschilismo presente nella maggior parte delle università inglesi dell’epoca. Fu Randall a placare gli animi, assegnando ai due scienziati studi distinti sulle due diverse forme di Dna: la forma A (cristallina) a Rosalind e la forma B (paracristallina) a Wilkins.

Studi sugli acidi nucleici non erano svolti solo al King’s. Al Cavendish Lab, a Cambridge, una coppia che sarebbe presto diventata famosa, Francis Crick e James Watson, avevano da poco iniziato a collaborare per capire quale forma avesse il Dna. Come s’intrecciano queste due vicende?

La foto 51

Rosalind, forte nel suo rigore, era intenta a cercare di ottenere la migliore fotografia a sostegno della tesi della doppia elica, mentre Watson si faceva vedere troppo spesso al King’s insieme a Wilkins. I primi di maggio del 1952 Rosalind scattò «la foto più importante della storia del DNA» che registrò con il numero 51, in cui si vede come la forma B del DNA è una doppia elica. «Nel giro di due anni, lavorando in isolamento, fatta eccezione per Gosling, in un campo a lei ancora nuovo, Rosalind Franklin era giunta a un passo dalla scoperta» che avrebbe risolto il mistero della molecola della vita.

Nei primi mesi del 1953 prese via una vera corsa contro il tempo: Rosalind continuava a raccogliere dati e a scrivere gli articoli da mandare a «Acta Cryst.» mentre Wilkins mostrò incautamente la foto 51 a Watson durante una sua visita a Londra. Era la prova regina che Watson stava aspettando, dal momento che lui e Crick avevano avanzato la tesi di una tripla elica per il loro modello. Il 25 aprile 1953 uscì su «Nature» l’articolo in cui Crick e Watson annunciavano la scoperta del secolo, battendo sul tempo il King’s.

Rosalind aveva già da tempo deciso di lasciare l’ambiente a lei ostile del King’s e la notizia che il Cavendish aveva svelato il segreto del Dna fu un «irrilevante dono di addio».

Dopo gli studi sul DNA

Trovò un’occupazione al Birkbeck College di Bloomsbury, dove studiò i virus del mosaico del tabacco (TMV). Ricevette poi il primo invito a visitare gli Stati Uniti, dove si recò per un ciclo di conferenze sulle sue ricerche sul carbone, nel 1954. Molto richiesta dall’intera comunità scientifica, Rosalind viaggiò per tutto il territorio statunitense, sentendosi di nuovo felice, all’apice della sua carriera, senza curarsi troppo della vecchia storia del DNA.

Nel 1956, mentre si trovava in California, iniziò ad accusare forti dolori addominali che si sarebbero rivelati due tumori alle ovaie. Instancabile, anche di fronte alla malattia, Rosalind continuò il suo lavoro pubblicando altre sue ricerche sul TMV. Ma tra la fine del 1957 e l’inizio del 1958, la sua salute peggiorò drasticamente. Il 15 aprile 1958, Rosalind Franklin morì.

Il necrologio a cura di J.D. Bernal su «Nature» del 19 luglio dice di lei: «Come scienziata, la signorina Franklin si è distinta per l’estrema chiarezza e per l’eccellenza con cui ha svolto il suo lavoro in ogni campo al quale si è dedicata. Le sue fotografie sono fra le più belle immagini ai raggi X mai ottenute di una sostanza».

Ultima nota: quando nel 1962 Crick, Watson e Wilkins vinsero il Premio Nobel, solo Wilkins accennò velocemente al nome della Franklin insieme ad altri scienziati del King’s, senza alcun omaggio agli importanti e decisivi contributi di Rosalind sola.

James Watson pubblicò nel 1968 il suo racconto personale della scoperta del Dna. Ne La doppia elica, Rosalind diventa «la bisbetica Rosy», una donna saccente e a tratti perfida. Benché il libro di Watson sia diventato un classico del XX secolo, quello che di lei si dice in quell’autobiografia è un ritratto lontano dalla realtà. Rosalind Franklin è stata una donna tenace, sicura di sé, dedita anima e corpo al suo lavoro e alla scienza, probabilmente poco compresa dai suoi colleghi per il suo carattere riservato. Per questo, forse, è stata sminuita e dimenticata nel corso degli anni? Può darsi.

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