WHAAAT?

Leoni e zebre, entrambi in pericolo: come gestire la conservazione?

Reintrodurre i predatori può avere effetti negativi se le prede di cui si nutrono sono a loro volta a rischio. Come fare?

WHAAAT? Il venerdì casual della scienza – L’interrogativo se sia nato prima l’uovo o la gallina non è esattamente un problema recente, essendo stato proposto per la prima volta dai filosofi dell’antica Grecia, e viene utilizzato per descrivere come stabilire la relazione di causa-effetto possa essere problematico.

Ed è ancora motivo di indagine in molti campi, per esempio nella conservazione animale. Nel momento in cui i predatori – il cui ruolo è cruciale – vengono allontanati o soppressi per molte generazioni, la popolazione di prede aumenta. Quando i primi vengono reintrodotti dovrebbero provocare il ritorno della densità delle specie di cui si cibano ai livelli iniziali. Ma se le prede sono specie rare, queste possono ridursi più di quanto ci si aspetti. O addirittura estinguersi.

Leoni e zebre: i primi rischiano di far estinguere le specie in pericolo delle seconde? (Cortesia immagine: Pixabay)

Per questo un team di ricercatori di diverse università, guidati dalla Wildlife Conservation Society e dal WWF, si sono chiesti se il ritorno dei leoni nella contea di Laikipia, in Kenia, rappresenti un problema per le zebre di Grévy (Equus grevyi), dette anche zebre imperiali, a rischio di estinzione. Vi è la possibilità che gli uni si nutrano a spese delle altre, causando il declino della popolazione, che al momento conta solo circa 2680 individui, la metà dei quali vive proprio a Laikipia.

Negli ultimi anni, in questa regione, il numero dei leoni si è lentamente ripreso, dal momento che l’allevamento di bestiame – che provocava l’eliminazione dei predatori con veleno o fucili – ha lasciato posto al turismo legato alle specie selvatiche. L’Unione internazionale per la conservazione della natura, meglio conosciuta con la sigla inglese IUCN (International Union for the Conservation of Nature) ha etichettato i leoni (Panthera leo) come “vulnerabili”, mentre le zebre di Grévy sono situate sul gradino successivo, in ordine di gravità, ovvero “in pericolo”.

Al fine di studiare il problema, i ricercatori si sono serviti della telemetria satellitare per seguire i movimenti di leoni e zebre in un’area di 2105 chilometri quadrati. I risultati ottenuti, pubblicati sulla rivista PLOS ONE, mostrano come i leoni predino sia le zebre di Grévy che quelle comuni o di pianura (Equus quagga), ma meno di quanto ci si aspettasse.

Dai dati sembra che la popolazione di zebre di Grévy si stia stabilizzando, e che le principali minacce per questi animali siano rappresentate dagli spostamenti competitivi con il bestiame e dall’interferenza concorrenziale delle zebre comuni – più abbondanti di ben 22 volte – per il consumo d’erba. In questo caso, pesano di più gli altri animali sullo stesso gradino della catena alimentare, rispetto alla reintroduzione dei grandi predatori.

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Giulia Negri
Comunicatrice della scienza, grande appassionata di animali e mangiatrice di libri. Nata sotto il segno dell'atomo, dopo gli studi in fisica ha frequentato il Master in Comunicazione della Scienza “Franco Prattico” della SISSA di Trieste. Ama le videointerviste e cura il blog di recensioni di libri e divulgazione scientifica “La rana che russa” dal 2014. Ha lavorato al CERN, in editoria scolastica e nell'organizzazione di eventi scientifici; gioca con la creatività per raccontare la scienza e renderla un piatto per tutti.

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