LIBRI

Pinneggiando nei mari italiani

Un atlante e una app per conoscere la biodiversità marina d’Italia. Dall’Università di Genova un progetto divulgativo fondato su fotografia e zoologia.

LIBRI – La scienza in tasca, a portata di smartphone: con la app Pinneggiando disponibile per i sistemi operativi Android e Ios, basta cliccare sulla voce “Dove sono” per conoscere i vegetali e gli animali della località marina in cui ci si trova. Nata nel 2013 da un’idea di Maria Paola Ferranti e Marco Bertolino – biologi marini dell’Università di Genova – l’applicazione in duplice versione, italiana e inglese, sta riscuotendo un notevole successo. Sono già più di 4mila i download e tantissimi gli appassionati del mare, dai subacquei agli studenti e ai docenti universitari, ad averla scelta come punto di riferimento.

Le novità dell’atlante

Un successo tale per cui lo scorso 26 ottobre l’app è diventata un libro. Edito dalla casa editrice Hoepli, Pinneggiando nei mari italiani è un atlante della flora e della fauna che mancava nel panorama divulgativo. “Considerando che la sistematica è in continua revisione, a oggi mancava nelle librerie una guida aggiornata, inoltre si trovano per lo più guide specifiche a una ristretta area geografica o esclusivamente fotografiche. La novità del nostro atlante è offrire una visione globale della penisola e usare un approccio didattico che unisca alle immagini la zoologia, come si può evincere dalle numerose descrizioni e illustrazioni anatomiche”, raccontano a OggiScienza i ricercatori.

Un atlante che spazia dalle alghe ai mammiferi marini, descrivendo in 545 pagine e circa 1000 fotografie ben 655 specie. Tra i gruppi più rappresentati ci sono i molluschi con 144 schede, i pesci con 104, gli cnidari con 76, le spugne con 71 e le alghe con 65.

Il libro vuole proprio essere un completamento della app. “Presenta sia approfondimenti tematici generali, come le coste italiane, il coralligeno, la zonazione verticale mediterranea, sia descrizioni dettagliate per ogni specie”, spiega Bertolino. “Ad ogni modo, se proprio non si vuole rinunciare al digitale, esiste anche la versione e-book”, fa eco Ferranti.

Per realizzare l’opera si sono riuniti diversi attori: “Innanzitutto, per definire la distribuzione delle specie, siamo partiti dalla Checklist della flora e della fauna dei mari italiani, edita dalla Società Italiana di Biologia marina (SIBM) che è tra i nostri principali partner, successivamente ci siamo affidati ai tanti colleghi tassonomi che hanno supervisionato i testi e fornito fotografie, ciascuno per il proprio campo di studio”.

La struttura dell’atlante si basa sulla suddivisione dei mari italiani nei 9 settori biogeografici definiti da Bianchi nel 2004 e che sono ancor oggi punto di riferimento per la comunità scientifica. In mare è difficile porre confini. “I settori biogeografici dividono i mari tenendo conto della distribuzione geografica di alcuni gruppi della fauna litorale, ma anche delle barriere fisiche, delle barriere idrogeologiche, come jet e gyres, e delle barriere fisiologiche, come isoterme di superficie”.

Un’altra caratteristica del testo sono i simboli che affiancano la descrizione di alcune specie. Infatti, se si tratta di specie pericolose o urticanti c’è un punto esclamativo, se sono specie protette c’è uno scudo; una mano barrata indica che la raccolta della specie o il suo commercio è regolamentato; il volto di un alieno segnala che si è di fronte a una specie alloctona, non indigena.

Non si esclude in futuro l’estensione della guida a tutto il Mediterraneo. “Bisogna però risolvere diverse criticità nel mare levantino in cui ancora manca una suddivisione in settori, e mancano lungo la costa africana e mediorientale sufficienti dati scientifici”.

Il nome Pinneggiando non è casuale

“L’idea del volume e dell’app nasce proprio pinneggiando – spiegano gli scienziati – durante la nostra esperienza di corsi tenuti nei diving e nei musei, ci siamo resi conto di come spesso il pubblico si immerga alla ricerca della cernia o dell’aragosta, incurante di sorvolare su decine e decine di altri organismi. Infatti, si sente tanto menzionare la ricchezza straordinaria delle barriere coralline tropicali, ma anche noi, in Mediterraneo, abbiamo le nostre scogliere coralline come la biocenosi del coralligeno”.

Serve un occhio informato, perché se non si conosce non si riconosce. “Quelle che appaiono come macchie rosse, gialle, viola, in realtà possono essere spugne, alghe calcaree, cnidari, insomma, in un solo quadrato di parete di 20 cm per 20 cm si possono individuare sulla superficie decine di specie, tralasciando la fauna endolitica che vive dentro alla roccia”.

Gli autori sono entrambi ricercatori presso l’Università degli Studi di Genova. Maria Paola Ferranti si occupa di tecniche di riproduzione di invertebrati marini a scopo di ripopolamento e commerciale. Segue progetti europei sulla coltura di ricci di mare e sul reinserimento della specie Patella ferruginea. In passato ha preso parte all’attività di monitoraggio oceanografico presso l’Isola del Giglio per la rimozione della Costa Concordia. Marco Bertolino è esperto di sistematica ed ecologia dei Poriferi. Ha studiato spugne provenienti da tutto il mondo: Mediterraneo, Indonesia, Australia, Argentina e persino Patagonia cilena e Antartide. Nel 2014 ha vinto il progetto SIR (Scientific Independence of young Researchers).

Nessuno Shazam sotto le onde

Negli ultimi mesi stanno prendendo campo diverse app dei cellulari che sfruttano l’intelligenza artificiale, ossia la tecnica biometrica del riconoscimento facciale, per rilevare attraverso una fotografia un animale, un fungo o una pianta. Praticamente, quello che i ragazzi della generazione Pokémon assoceranno subito a un Pokédex. Queste app sono state battezzate “gli Shazam della natura” (in riferimento alla nota app che, servendosi di brevi audio, è in grado di individuare i titoli delle canzoni) ma non sembrano però attuabili nell’ambito marino, dove ancora c’è bisogno “dell’intelligenza naturale”, dicono i due esperti.

“Per tante specie marine il riconoscimento avviene attraverso uno studio tassonomico di caratteristiche microscopiche, per questo per molte fotografie dell’atlante che potrebbero destare dubbi esplicitiamo che la classificazione della specie è risultata da studi in laboratorio”.

Per molte spugne, alghe, ascidie, vermi, molluschi, coralli e pesci la sola fotografia non può bastare per riconoscere la specie. Gli esempi non mancano: “Ci sono pesci che li distingui solo per il numero di raggi delle spine delle diverse pinne, coralli che variano per la forma dello scheletro e spugne che si classificano solo guardando al microscopio il corredo spicolare”.

Chiedilo allo scienziato

Per quanto concerne l’app, altri elementi da sottolineare sono la sezione giochi, per imparare divertendosi e la sezione Esperto online: se durante le proprie avventure per mare qualcosa non quadra, ad esempio, ci si imbatte in un pesce molto strano, si ha a disposizione un elenco di studiosi, ciascuno referente per la sua disciplina, coi quali mettersi in contatto.

“È un modo per rispondere ai dubbi, chiedere consigli, ma dall’altra parte permette di ricevere preziose segnalazioni e fotografie; col riscaldamento globale si assiste al cosiddetto fenomeno della meridionalizzazione in cui molte specie di acque calde migrano a latitudini maggiori, per non parlare, poi, del costante aumento delle specie lessepsiane: specie tropicali che attraverso il canale di Suez raggiungono il Mediterraneo”, concludono i ricercatori.

Leggi anche: Test dello specchio per i pesci pulitori

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Gabriele Vallarino
Giornalista e laureato in Biologia (Biodiversità ed Evoluzione biologica) all'Università di Milano. Su OggiScienza ha modo di unire le sue due grandi passioni: scrivere per trasmettere la bellezza della natura!

1 Commento

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: