lunedì, Luglio 22, 2019
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Essere umano e natura: un rapporto viscerale e vitale

Intervista a Gilles Boeuf, docente alla Sorbona ed esperto di biodiversità, sulle sfide che attendono la nostra specie come crescita demografica, riscaldamento globale e agricoltura intensiva. La tutela della natura è strettamente legata alla tutela degli esseri umani.

AMBIENTE – Di conferenza in conferenza, Gilles Boeuf gira il mondo per raccontare il rapporto tra essere umano e natura. Boeuf è docente all’Università Pierre et Marie Curie – Sorbonne, presidente del consiglio scientifico dell’Agenzia francese per la biodiversità (AFB) e in passato ha diretto il Museo di storia naturale di Parigi. Con il suo modo di divulgare appassionato, quasi teatrale, non solo racconta i disastri che l’essere umano sta commettendo ma anche le soluzioni da cui ripartire.

Il paradosso: distruggiamo ciò che amiamo

La natura è stupore: la conserviamo nei musei, ne studiamo le proprietà a bocca aperta, guardiamo ai suoi animali per alimentare la nostra immaginazione, ciò nonostante viviamo una profonda contraddizione.

“Distruggiamo ciò che amiamo, secondo uno studio dell’ecologo Franck Courchamp (CNRS – Paris-Sud Orsay) proprio le specie che per la loro bellezza e forza rendiamo icone dei nostri prodotti, dall’automobile Jaguar alle merendine Lion, sono fortemente a rischio di estinzione; è il paradosso delle specie che seppur carismatiche sono in pericolo”, commenta il biologo Gilles Boeuf.

Si può soltanto immaginare come se la passino gli altri animali, quelli considerati dall’opinione pubblica “di serie B”, come gli anfibi o gli insetti. “In Francia, sostituiamo intere zone piene di rane e libellule per realizzare dei parcheggi per i supermercati; eppure la libellula è un insetto che fa delle cose che nessun elicottero sa fare, vola a 90 km/h con pochissima energia, vede a 360 gradi, compie delle accelerazioni incredibili, dieci volte maggiori rispetto a quelle degli uomini, insomma, è un capolavoro ingegneristico della natura che da 345 milioni di anni volteggia sui nostri prati e che dovrebbe essere preso a modello invece che essere ignorato”.

“L’essere umano ha tre difetti: l’imprevidenza, l’arroganza e la cupidigia”, spiega Boeuf, “e questi hanno portato a cambiare profondamente la natura attorno a noi, chiunque può accorgersene, basta andare in autostrada e il parabrezza non si deve più pulire, infatti, la biomassa degli insetti è drasticamente diminuita, così come brillano sempre meno lucciole nelle campagne e le rondini non affollano più i cieli primaverili”.

Dopo la terza estinzione di massa di 251 milioni di anni fa che fu la più catastrofica e che spazzò via le trilobiti e il 96% delle specie viventi, dopo la quinta di 65,5 milioni di anni fa che estinse i dinosauri, adesso, come documenta il Living planet report 2018 del WWF “stiamo andando incontro alla sesta estinzione di massa – avverte allarmato il professore – in appena 40 anni dal 1970 al 2014, ossia in un tempo brevissimo per la storia geologica, abbiamo perduto il 60% dei vertebrati”.

È stata uccisa la metà della popolazione dei leoni, degli elefanti e delle giraffe in soli 40 anni. Laddove vent’anni fa in Zambia vivevano 2000 rinoceronti bianchi oggi non ne sopravvive manco uno e il motivo di questa carneficina è la richiesta altissima nella farmacopea tradizionale orientale del corno di rinoceronte, considerato come un afrodisiaco quando, in realtà, non è altro che un annesso cutaneo costituito della stessa sostanza delle nostre unghie, la proteina cheratina.

In Asia, il prezzo del corno è altissimo, raggiunge i 90 mila euro al kg, più dell’oro, del platino, della cocaina. “È una follia, rosicchiatevi le vostre unghie e guardate se migliora la relazione con la vostra compagna”, reagisce indignato lo scienziato.

Aggredire la natura è aggredire se stessi

L’essere umano si è costruito la trappola con le sue stesse mani, perché è lui a pagare le conseguenze della distruzione della natura. “Bisogna mettersi in testa che se la biodiversità crolla, crolliamo pure noi che della biodiversità facciamo parte e crolla anche la nostra economia mondiale: il sistema alimentare si basa sui viventi e sulla cooperazione con altri viventi. Smettiamola di essere arroganti e pensare che l’uomo stia da una parte e la natura dall’altra, perché ci siamo immersi”.

Non si è mai soli. “Dentro il nostro organismo coabitano e cooperano i batteri intestinali, nei nostri letti dormiamo assieme due milioni di acari, nei nostri giardini vivono fino a cinque tonnellate di animali per ettaro e quando facciamo il bagno in mare nuotiamo a fianco di miliardi di organismi; l’oceano, infatti, potremmo dire che è unicellulare, il 98% della sua biomassa è costituita da protisti, virus e batteri mentre tutti i pesci e le balene del mondo non rappresentano che appena il 2%”.

Il rapporto con la natura è viscerale sia guardando al DNA: condividiamo 2/3 dei geni con le mosche e 1/3 dei geni coi tanti batteri; sia guardando all’embriologia umana: è grazie all’interazione dei batteri materni con il feto che avviene uno sviluppo armonioso.

Sono tante le sfide del futuro a cui l’essere umano dovrà rispondere e per le quali occorre agire su scala globale, non basta rallegrarsi per l’impegno di un singolo Stato. C’è la sfida del consumo di carne, infatti, “nell’Unione Europea è diminuito, ma in Cina è aumentato di 17 volte in 10 anni” e poi c’è il problema del cambiamento climatico. “Con un autunno 2018 così caldo, con temperature di 21°C in Francia e in Italia, è inevitabile che poi si verifichino piogge intense concentrate in pochi giorni”.

Una politica semplice ma molto efficace potrebbe essere ripiantare gli alberi nelle nostre città di cemento, in questo modo si possono rinfrescare le estati di 7-8°C senza ricorrere all’abuso dei condizionatori.

Un altro tema planetario è la sovrappopolazione e per Boeuf cruciale è il ruolo della donna nelle società povere. “Il numero di figli diminuisce quando la donna ha accesso all’istruzione, con la siccità, acuita dal riscaldamento globale, le femmine devono reperire l’acqua allontanandosi sempre più dai villaggi e questo è a discapito della possibilità di andare a scuola”.

Per sfamare nove miliardi e mezzo di persone nel 2050 “non basterà il biologico tradizionale ma men che meno serviranno le colture intensive a base di pesticidi, la soluzione è l’agroecologia ossia un biologico ma intensivo che rifiuta le monocolture e si serve della fauna del suolo e dell’aria per ottenere delle ottime rese”.

È un futuro concentrato quello che attende la nostra specie: da una parte crescono le metropoli – Shangai oggi tocca i 30 milioni di abitanti, praticamente metà della popolazione della Francia o dell’Italia – dall’altra urge proteggere i già “concentrati” della natura, quindi l’Amazzonia, il Bacino del Congo e l’Indonesia.

“Se salvaguarderemo queste tre aree avremo custodito il 50% della biodiversità del Pianeta”, conclude Boeuf.

Leggi anche: Artide chiama Antartide: le sorprendenti connessioni climatiche degli antipodi

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagini galleria: Gilles Boeuf

Gabriele Vallarino
Giornalista e laureato in Biologia (Biodiversità ed Evoluzione biologica) all'Università di Milano. Su OggiScienza ha modo di unire le sue due grandi passioni: scrivere per trasmettere la bellezza della natura!

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