martedì, Ottobre 22, 2019
TECNOLOGIA

La app che monitora l’assunzione di oppioidi

Ogni giorno negli USA muoiono più di 100 persone per overdose di oppioidi. Ora un algoritmo rileva i precursori del sovradosaggio e il telefono attiva meccanismi di richiesta di aiuto.

Sono almeno 115 le persone che muoiono ogni giorno negli Stati Uniti per overdose da oppioidi. Secondo il National Institute on Drug Abuse, nel 2016 questo tipo di droga, nella forma iniettabile, ha rappresentato il più comune caso di morte per overdose. Un recente studio pubblicato su Science Translational Medicine descrive il lavoro di alcuni ricercatori dell’Università di Washington, che hanno deciso di mettere la tecnologia al servizio di un problema sociale, sviluppando un’applicazione per cellulare che rileva i sintomi associati al sovradosaggio.

Crediti immagine: Pixabay

Una grave crisi nazionale

I numeri che definiscono questa situazione limite tratteggiano i confini di una crisi nazionale grave, che coinvolge sia la salute pubblica sia il benessere sociale ed economico. Il Centers for Disease Control and Prevention ha stimato che negli Stati Uniti il “peso economico” totale derivante esclusivamente dall’abuso di oppioidi è di 78,5 miliardi di dollari all’anno. Questa stima comprende i costi della sanità, la perdita di produttività, il trattamento delle dipendenze e il coinvolgimento della giustizia penale.

Raccontata nella sua quotidianità dal reportage del Time, “The Opioid Diaries“, la crisi degli oppioidi è la peggiore epidemia di dipendenza negli Stati Uniti. Le fotografie di James Nachtwey, che ha viaggiato per tutto il paese per dare testimonianza della diffusione di questa dipendenza, raccontano la solitudine e l’incapacità delle persone coinvolte di chiedere aiuto in caso di overdose. In questa condizione, infatti, il respiro si fa lento, fino a cessare.

I sintomi sarebbero reversibili con il farmaco naloxone, se ci fosse la possibilità di un intervento esterno.

Una app per arginare il problema

In questo senso, la ricerca sostenuta dal Drug Abuse Institute dell’Università di Washington e dalla National Science Foundation ha sviluppato un’app, chiamata Second Chance, che utilizza il sonar per monitorare, fino a tre metri di distanza, la frequenza respiratoria della persona in difficoltà.

L’applicazione invia onde sonore non udibili dal telefono al petto della persona interessata e poi monitora il modo in cui le onde ritornano al telefono grazie al confronto con specifici modelli di respirazione. “Se si usasse l’app durante l’uso di oppioidi, il telefono potrebbe in autonomia mettersi in contatto con una persona di fiducia o con i servizi di emergenza, per intervenire in tempo e scongiurare gli effetti dell’overdose” ha precisato un autore dello studio, Shyam Gollakota, professore associato al Paul G. Allen Center for Computer Science & Engineering di Washington.

Oltre alla frequenza respiratoria, Second Chance monitora anche il movimento. Quando si fa uso di questo tipo di droga, le persone non rimangono immobili, ma continuano a muoversi. L’applicazione riesce a rilevare i movimenti tipici compiuti durante il momento dell’iniezione, come per esempio i movimenti ripetuti della testa.

Al momento, i ricercatori stanno richiedendo l’approvazione della FDA e hanno in programma di commercializzare questa tecnologia mediante uno spin-off dell’Università di Washington. “Stiamo vivendo un’epidemia senza precedenti a causa dell’abuso di oppioidi” conclude un autore della ricerca, “vogliamo aiutare le persone che ne hanno bisogno a mettersi in contatto autonomamente con i servizi di soccorso per salvarsi la vita”.

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Giulia Rocco
Pensa e produce oggetti multimediali per il giornalismo e l’editoria. L’hanno definita “sperimentatrice seriale”.

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