martedì, Aprile 23, 2019
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L’iridologia non ha alcun senso

Il medico ungherese Ignaz von Peczely, considerato il fondatore di questa pseudoscienza, ha avuto la sua prima intuizione curando un gufo. Ma le sue teorie e quelle seguenti non hanno alcuna base scientifica.

«La natura ci ha fornito uno schermo televisivo in miniatura che mostra le parti più remote del corpo attraverso risposte nervose riflesse»

Bernard Jensen, D.C. (1908-2001), Iridiology Simplified

I nostri occhi sono una mappa del nostro corpo. A precisi punti dell’iride dell’occhio, l’area colorata che circonda la pupilla, corrispondono altrettante aree del corpo. Di conseguenza è possibile comprendere lo stato di salute e di malattia di un individuo grazie all’osservazione della struttura, della posizione e del colore che caratterizzano l’iride. Non solo. L’iride è anche una cartella clinica completa, che tiene traccia di malattie contratte e traumi subiti nel corso della vita. Sono queste le basi dell’iridologia, una disciplina di medicina alternativa in cui il paziente si sottopone a un esame eseguito con strumenti ottici e che ha l’obiettivo di individuare le caratteristiche specifiche o eventuali variazioni nella pigmentazione dell’iride. Per compiere la diagnosi, gli iridologi si servono di una suddivisione topografica dell’iride, di solito organizzata in settori circolari e radiali.

Seguendo una logica basata sui cerchi concentrici, ci sono sette o nove (a seconda del livello di approfondimento diagnostico) settori circolari dove si possono ricavare preziose informazioni sulle nostre funzioni intestinali e gastriche, oppure sul sistema circolatorio e linfatico. I settori radiali, invece, suddividono l’iride in quattro quadranti, ognuno scomposto a sua volta in tre sottosettori. Ognuna di queste dodici porzioni viene indicata con le ore del quadrante di un orologio. Il quadrante superiore è indicatore di ciò che avviene nella parte superiore del corpo mentre quello inferiore è in relazione con la parte più bassa. I due settori di sinistra e destra, invece, rappresentano gli arti superiori e gli organi della cavità toracica.

La lettura dei settori circolari permette di valutare la condizione generale dell’individuo mentre la lettura dei settori radiali è quella che permette di individuare le singole patologie che affliggono l’organismo. Particolare attenzione, in fase d’esame, va prestata alla dimensione della pupilla e al colore di base dell’iride. In genere, alla diagnosi segue una terapia basata su prodotti naturali e rivolta a riequilibrare l’organismo e a sconfiggere la malattia. L’iridologia è praticata ancora oggi da un discreto numero di naturopati in tutto il mondo.

«L’esperienza ci dimostra che gli occhi, come i lineamenti, hanno un significato e indicano la salute o le malattie e sono i segni infallibili della gioia oppure della malinconia presente in una persona. (…) Quando si vuole sapere in quale parte del corpo si trova la debolezza bisogna dividere gli occhi in quattro parti…»

Phylippus Meyens, La Chiromancie Medicinale, La Haie, 1665

I riferimenti ad alcuni dei concetti sviluppati dall’iridologia moderna si ritrovano già in antichità; in alcuni testi di carattere medico dell’antico Egitto e nella medicina tradizionale cinese, ad esempio. Le prime descrizioni dei principali principi di diagnosi tramite l’osservazione dell’occhio risalgono al 1665 e sono contenute nell’opera pubblicata dal medico Phylippus Meyens dal titolo Chiromatica Medica. L’opera ebbe un discreto successo e fu ristampata più volte, contribuendo a diffondere gradualmente ma inesorabilmente il concetto, semplificato di “occhi come specchio dell’anima” o, meglio, della salute.

La nascita della disciplina a fine ‘800

Ignaz von Peczely, medico ungherese, è considerato il vero padre fondatore della disciplina. Peczely fu il primo a usare il termine Augendiagnostik (diagnosi oculare) nei suoi testi, pubblicati a partire dal 1873. Peczely ebbe l’intuizione che l’osservazione dell’iride potesse essere un metodo di diagnosi quando, da ragazzo, rinvenne un gufo con una zampa spezzata. Osservandone gli occhi, notò che sull’iride era comparsa una striscia nera ben marcata. Poco tempo dopo, una volta che il gufo era tornato in salute, la striscia nera era del tutto sparita. È questo l’episodio aneddotico che portò alla nascita di una pseudoscienza. Peczely prendeva in considerazione non soltanto l’iride ma l’occhio nella sua interezza, suddiviso in quadranti, ognuno dei quali rappresentava una finestra rivolta verso una parte del corpo. Le sue teorie erano il frutto dell’immaginazione ed erano prive di qualsiasi spiegazione di come l’occhio potesse essere in grado di riflettere con precisione un “malfunzionamento” di qualsiasi componente dell’organismo.

Nonostante ciò il concetto dell’occhio come monitor della salute è sopravvissuto nel corso dei decenni, fino a raggiungere una nuova popolarità a partire dalla metà del XX° secolo grazie al lavoro del chiropratico statunitense Bernard Jensen e al suo libro The Science and Practice of Iridology, pubblicato nel 1952. Jensen diede un ordine all’accozzaglia di teorie supportate da una serie di intuizioni affascinanti e fantasiose e produsse quella che è la più nota mappa dell’iride a uso diagnostico. L’assunto è che esistano e siano osservabili delle risposte riflesse dei nervi impresse sull’iride.

Da allora l’iridologia si è diffusa sempre più e si è evoluta in un buon numero di correnti; tutte basate su interpretazioni arbitrarie. Non esiste alcun collegamento tra specifiche zone dell’iride e altrettante parti del corpo e le corrispondenze segnalate sulle mappe diagnostiche iridologiche sono ingiustificate e aleatorie.

Nel 1979 Bernard Jensen e due suoi collaboratori si sono sottoposti a un test in cui hanno esaminato le fotografie degli occhi di 143 persone tra cui avrebbero dovuto individuare le 48 che erano affette da una patologia renale. I tre iridologi hanno fallito miseramente il test, rendendo evidente che tra una diagnosi iridologica e un meccanismo di scelta casuale c’era ben poca differenza. Nel corso degli anni molti studi hanno indagato – e smantellato – le basi teoriche dell’iridologia. Secondo una revisione pubblicata nel 2000 da Edzard Ernst su JAMA Ophthalmology, l’iridologia non ha alcuna validità e i pazienti dovrebbero essere dissuasi dal farne uso dato che “ha il potenziale per provocare danni personali ed economici”.

L’iridologia è seguita e praticata da molti naturopati (1.000 solo negli Stati Uniti, secondo Ernst) e anche in Italia si possono trovare con facilità studi che effettuano questo tipo di diagnosi o negozi che propongono di prenotare un consulto con un naturopata iridologo. Il rischio perenne è quello di incorrere in un risultato falso positivo o negativo. In sostanza, le probabilità che una diagnosi iridologica sia corretta sono inferiori a quelle di una vincita secca alla roulette.


Leggi anche: Il cancro è un fungo. Tullio Simoncini e le infusioni di bicarbonato

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.    Mappe iridologiche degli occhi: Dr Akilah El

 

Gianluca Liva
Giornalista scientifico freelance.

15 Commenti

  1. Peccato che l’iridologia NON serve per fare diagnosi, e chi la usa in questo modo sbaglia. L’iridologia NON è un sistema per fare diagnosi inerenti a patologie. Chi afferma il contrario non ha compreso a cosa serve e come funziona. Esattamente come chi afferma che l’omeopatia (quella vera e non surrogata) è “acqua fresca”.

  2. L’omeopatia è acqua fresca. I tre principi su cui si basa sono inventati e tutto quello che ne consegue è dovuto alla pura ignoranza e ottusità delle persone che la seguono e la praticano consapevoli oppure no. Inoltre ciò che viene spesso confuso con l’omeopatia è la fitoterapia, tutt’altra cosa, e in Italia come sempre c’è un gran mischione di tutto.

  3. Molti probabilmente fanno confusione, ma sono anche molti che sanno quello che fanno e sanno distinguere molto bene tra fitofarmaci, omeopatia, naturopatia e altro.
    Il riconoscimento a livello internazionale della cosiddetta “Medicina Complementare”, tranne che in Italia, sta sempre di più dimostrando che l’utilizzo di queste tecniche di pseudo-scienza (come qualcuno le definisce) sono in grado di prevenire e spesso curare e risolvere alla causa in maniera efficace.
    Al parlamento europeo si sta discutendo di come applicare questi sistemi all’interno delle strutture ospedaliere per facilitare e velocizzare le terapie e per ridurre i costi, dato che anche questo aspetto fa parte del “pacchetto dei servizi” delle pseudo-scienze.

    Si tratta di fare una competizione su chi è più bravo, o vogliamo curare le persone?
    Vogliamo continuare a riempirci di antibiotico resistenza?
    Mi dispiace, non vorrei passare per polemico, non è il mio scopo.
    Oggi abbiamo dei dati oggettivi e stabili che ci dicono che le attività con le “Medicine Complementari” portano importanti risultati, spendendo meno e senza complicazioni.
    La scienza, quella onesta, come minimo dovrebbe indagare.

    https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10155763557745882&id=624515881

    1. @ Marco Simari

      sono anche molti che sanno quello che fanno e sanno distinguere molto bene tra fitofarmaci, omeopatia, naturopatia e altro.

      Forse sanno distinguere. Ma spesso non vogliono.
      Lei, ad esempio, sembrerebbe non volere (le concedo che sa distinguere), visto che in seguito esalta il presunto “riconoscimento a livello internazionale” e la presunta efficacia della “medicina complementare” nel suo complesso.
      Senza nessuna distinzione — riguardo al riconoscimento internazionale e all’efficacia — tra “fitofarmaci, omeopatia, naturopatia e altro” (ed e’ un “altro” talmente variegato da far tremare i polsi, a volerlo risolvere nelle miriade di “medicine” che riassume).
      Anzi: mi sorprende che lei scriva di “medicina complementare” (al singolare) e non di “medicine complementari” (al plurale). Visto che alcune di queste “medicine complementari” sono tra loro incompatibili e inadatte a formare un’unica e coerente “medicina complementare”.
      Quanto al “riconoscimento a livello internazionale”, le concedo che c’e’ (delle medicine complementari nel loro complesso, compresa l’iridologia che lei per primo, se non capisco male, ci dice che “NON e’ una scienza”) ma solo a livello politico (OMS compresa). E questo grazie a un’insistita ed efficace attivita’ di lobbing da parte dei sostenitori delle “medicine complementari”, nel loro complesso, che sono i primi a non voler distinguere poiche’ sanno benissimo che, a livello di lobbing, l’unione fa la forza.
      Al contrario, non mi risulta un riconoscimento, a livello scientifico, dell’efficacia delle “medicine complementari”, sempre viste nel loro complesso.

      Il riconoscimento a livello internazionale della cosiddetta “Medicina Complementare”, tranne che in Italia, sta sempre di più dimostrando che l’utilizzo di queste tecniche di pseudo-scienza (come qualcuno le definisce) sono in grado di prevenire e spesso curare e risolvere alla causa in maniera efficace.

      Questo (tranne forse l’osservazione sulla specificita’ dell’Italia che mi sembra, comunque, ampiamente contestabile) e’ quello che i sostenitori delle “medicine complementari” si raccontano, come parte dell’attivita’ di lobbing, finendo anche per crederci.
      Con questo non voglio dire che alcune “medicine complementari” non possano essere efficaci (anzi: sono il primo a sostenere la potenziale efficacia della fitoterapia visto che, contrariamente ai preparati omeopatici, i preparati fitoterapici di principi attivi ne contengono; a volte anche troppi).
      Voglio dire che tale riconoscimento e tali dimostrazioni di efficacia debbano distinguere, con estremo rigore, le diverse “medicine complementari” e che una dimostrazione di efficacia di un fitoterapico non debba essere utilizzata come prova dell’efficacia dell’omeopatia o di qualunque altra “medicina complementare”.

      Quanto alla dimostrazione dell’efficacia dell’omeopatia, certo che c’e’. Ma (escludendo la narrazione diffusa dai relativi lobbisti e i conseguenti sogni dei relativi tifosi) nulla che superi l’effetto placebo.
      Ci sono varie meta-analisi che lo provano.

      Si tratta di fare una competizione su chi è più bravo, o vogliamo curare le persone?
      Vogliamo continuare a riempirci di antibiotico resistenza?

      Francamente non mi interessa una competizione tra “medicine” ma solo l’applicazione rigorosa e attenta di un’efficace e comprovata metodologia scientifica per verificare l’efficacia o meno delle singole terapie (non delle singole “medicine”).
      Se lei, o chiunque altro, ha da proporre delle terapie alternative agli antibiotici per curare le infezioni, ben venga. E non mi interessa per nulla se la terapia proposta e’ di ispirazione omeopatica, fitoterapica, ayurvedica, tradizionale cinese, iridologica, aromaterapica, riflessologica, quantistica o chissa’ cos’altro.
      L’importante e’ che la prova dell’efficacia venga fatta con un criterio comune a tutte le medicine.
      Cosa che gli omeopati (e i sostenitori di moltissime altre “medicine complementari”) non gradiscono per nulla.

      La scienza, quella onesta, come minimo dovrebbe indagare.

      E la Scienza, quella onesta, indaga.
      E quando trova una terapia efficace, come spesso e’ successo con le terapie di origine fitoterapica, le integra (migliorandole) nell’unica vera medicina scientifica: quella basata sull’evidenza.
      Piuttosto, non sarebbe male se i sostenitori delle varie “medicine complementari” riconoscessero i relativi fallimenti, come quello relativo all’iridologia nell’esperimento del ’79, come ci racconta l’articolo che stiamo commentando.
      Ma, ovviamente, i lobbisti delle “medicine complementari” se ne guardano bene e l’iridologia e’ stata sponsorizzata al Parlamento Europeo, anche in seguito, insieme a riflessologia, aromaterapia, massaggi tradizionali orientali, omeopatia, fitoterapia, naturopatia e altro.

      Io, con il passare degli anni, mi sto sempre piu’ convincendo che non abbia nessun senso propagandare le “medicine complementari” quando queste sono “complementari” alla medicina basata sull’evidenza.
      Se le terapie proposte da queste sono efficaci, i relativi sostenitori lo dimostrino (terapia per terapia) in maniera rigorosa e convincente e, nei limiti in cui queste sono efficaci, queste verranno integrate nella medicina basata sull’evidenza.
      In assenza, le terapie proposte dalle “medicine complementari” rimangono complementari all’efficacia.
      E, in assenza di dimostrazione di efficacia, il loro impiego puo’ diventare pericoloso poiche’ puo’ portare pazienti curabili con medicine di dimostrata efficacia a curarsi con l’acqua fresca o peggio.

    2. “Oggi abbiamo dei dati oggettivi e stabili che ci dicono che le attività con le “Medicine Complementari” “

      sono fuffa. Ma basta che ci sia uno che dica il contrario, anche senza nemmeno portare le solite “prove” di convegni dai nomi altisonanti e testimonianze miracolati da snake oil -anche già trapassati, del caso-, e siamo a posto

  4. Marco Simari scrive;
    “… l’iridologia NON serve per fare diagnosi”.

    Infatti serve a far sbarcare il lunario ai ciarlatani che la praticano.

    Saluti.

    .Maria G

  5. Il riconoscimento non è farina del mio sacco.
    Parlamento europeo: https://youtu.be/yrUuAytbdjg

    La Medicina Tradizionale è legata alle evidenze scientifiche le quali sono collegate a un concetto logico.
    Le Medicine Complementari sono collegate a un concetto analogico.
    Per fare un esempio la PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia, oggi insegnata anche in alcune Università scientifiche).
    Le Med.Complementari considerano anche i livelli emotivo, mentale ed energetico, cosa che la Medicina “logica” NON considera, ma che sono reali.

    Sul fatto che il mondo sia pieno di ciarlatani è tristemente vero.
    Io ho impiegato molti anni per trovare sia Medici che operatori di Medicine Complementari seri e preparati.

    1. @ Marco Simari

      Il riconoscimento non è farina del mio sacco. Parlamento europeo

      Appunto: “Parlamento europeo”.
      Proprio come le dicevo: riconoscimento politico (in seguito ad attivita’ di lobbing).
      Non riconoscimento scientifico.

      La Medicina Tradizionale è legata alle evidenze scientifiche le quali sono collegate a un concetto logico.

      “legata alle evidenze scientifiche”? In che senso?
      “collegate a un concetto logico”? Quale “concetto logico”? E “collegate” in che modo?
      “Medicina tradizionale”? Quale delle tante?

      Si rende conto che quello che ha appena scritto e’ fumo negli occhi e, concretamente, non vuole dire assolutamente nulla?

      La domanda da porsi e’: ci sono evidenze scientifiche, basate sulle moderne metodologie scientifiche (che non possono prescindere da rigorose e consistenti verifiche a doppio cieco), sull’efficacia delle *singole* *terapie* proposte dalle svariate “medicine complementari”?
      La risposta a volte e’ “si'”, e in tal caso la **terapia** cessa di essere terapia di una qualsivoglia “medicina complementare” ed entra a far parte della vera e unica medicina: la medicina scientifica, quella basata sull’evidenza.
      La risposta a volte e’ “no”, e in tal caso la **terapia** rimane complementare all’efficacia.

      Le Medicine Complementari sono collegate a un concetto analogico.

      Anche l’astrologia e’ collegata a dei concetti analogici.
      Non mi sembra che questo implichi efficacia terapeutica.
      Perche’, ripeto, il problema e’: le terapie che ne conseguono, sono efficaci?
      Esattamente quali sono efficaci?
      In che misura?
      Le concedo che un concetto analogico puo’ essere utile ispirazione per ipotizzare una terapia. Ma e’ la verifica puntuale che ci dice se e’ efficace o meno, non l’inspirazione.

      Per fare un esempio la PNEI (Psiconeuroendocrinoimmunologia, oggi insegnata anche in alcune Università scientifiche).

      In alcuni master.
      Non mi risulta faccia parte delle materie obbligatorie per i corsi di medicina.
      Comunque, nelle universita’ viene insegnata anche l’omeopatia. Della quale conosciamo, dalla letteratura scientifica, un’efficacia per nulla superiore a quello dei placebo.
      Alcuni professori universitari, in passato (forse anche ora), davano per assodata la realta’ della fusione fredda.
      Altri professori universitari negano l’importanza dell’influenza antropica nel cambiamento climatico in atto. Forse alcuni negano anche il cambiamento climatico.
      Quindi mi sembra che un insegnamento universitario possa essere portato come prova dell’efficacia scientifica dell’attivita’ di lobbing, non del riconoscimento dell’efficacia in campo medico.

      Le Med.Complementari considerano anche i livelli emotivo, mentale ed energetico, cosa che la Medicina “logica” NON considera, ma che sono reali.

      Tra le tantissime “medicine complementari” disponibili, alcune di considerano elementi reali, altre elementi immaginari.
      Il problema pero’ e’ se, considerando questi elementi emotivi-mentali-energetici, sono in grado di proporre terapie dimostrabilmente efficaci.
      Quando la risposta e’ si, queste terapie vengono integrate nella medicina basata sull’evidenza.
      Se la risposta e’ no, considerare i livelli emotivi-mentali-energetici (reali o meno che siano) e’ assolutamente inutile e, come insegnava Occam, dovrebbe essere evitato.

      Sul fatto che il mondo sia pieno di ciarlatani è tristemente vero.

      Una volta tanto siamo d’accordo su qualcosa.
      Purtroppo trattare le “medicine complementari”, come un tutto unico, non puo’ che dargli una copertura che puo’ aiutare i loro affari (e pazienza) e danneggiare (a volte uccidere) i loro pazienti.

    2. Egregio M. Simari,
      la sua psiconeuroendocrinoimmunologia,, se non è almeno quantisticolistica, non vale una cicca; se ne faccia una ragione, e cerchi di guadagnarsi meriti rientrando al più presto nella catena alimentare.

      Saluti.

      MG

  6. Chi da il riconoscimento scientifico?

    Per medicina tradizionale intendo la allopatica, legata ad evidenze scientifiche appunto.
    Anche se, molto spesso, le evidenze che mettono in discussione il pensiero corrente o che portano argomenti fuori dal sentiero ufficiale sono delegittimate.
    Serve commentare?

    Come si fa a considerare pensieri, emozioni ed energia come cose non reali? Su 4 livelli dell’uomo (fisico, emotivo, mentale ed energetico) tre di questi sono immateriali e, come la PNEI spiega molto bene, la connessione tra mente-emozioni e i sistemi nervoso, endocrino ed immunitario è scientificamente evidente.

    A proposito di astrologia, assumo i rimedi omeopatici in luna piena, con i quali ho risolto in pochi mesi problematiche importanti e invalidanti che da molti anni la medicina allopatica non ha mai risolto.
    Questo come si spiega? Effetto placebo?

    Dai Signori, facciamo tutti uno sforzo
    Vivamo il tempo di un battito di ciglia su questo pianeta 🌍
    Con affetto….

    1. @ Marco Simari

      Chi da il riconoscimento scientifico?

      La comunita’ scientifica di riferimento.
      Nella quale lei non sembrerebbe compreso, visto quello che ci scrive.

      Per medicina tradizionale intendo la allopatica, legata ad evidenze scientifiche appunto

      E sbaglia almeno due volte.

      In primo luogo, poiche’ la medicina basata sull’evidenza non e’ la “medicina tradizionale” (europea).
      La medicina basata sull’evidenza, al piu’, puo’ essere considerata un’evoluzione di quella tradizionale. Evoluzione proprio nel senso dello sviluppo di metodi scientifici per verificare l’efficacia di terapie non precedentemente verificate (e trasmesse per tradizione) con la medicina tradizionale.
      Quella tradizionale europea ha molto piu’ della fitoterapia che della medicina scientifica.
      La medicina si e’ evoluta insieme al metodo scientifico ma molto lentamente. La medicina basata sull’evidenza (Evidence Based Medicine) e’ un fondamentale consolidamento successivo al secondo dopo-guerra.
      Il principio del doppio-cieco — imprescindibile per verificare l’efficacia di un farmaco, anche se voi sostenitori delle “medicine complementari” fate estrema fatica ad accettarlo — ha poco piu’ di un secolo.
      Anche l’importanza dell’effetto placebo e’ stata capita solo di recente, a seguito della pubblicazione, nel 1955, di un articolo scientifico.

      In secondo luogo, poiche’ l’uso dell’aggettivo “allopatico” per descrivere la medicina basata sull’evidenza e’ un’autentica calunnia. E, infatti, viene spesso usato, in senso dispregiativo, dai sostenitori dell’omeopatia e, piu’ in generale, delle “medicine complementari”.
      Il termine e’ stato coniato dallo stesso Hahnemann e’ poteva forse essere sostenibile, all’epoca (quando la medicina occidentale ancora risentiva pesantemente dei pregiudizi di Galeno e non era molto piu’ evoluta di quella dei contemporanei stregoni delle popolazioni primitive africane o americane) ma non piu’ oggi.
      Oggi e’ un’autentica calunnia poiche’ alla medicina basata sull’evidenza non interessa un fico secco se una terapia e’ basata sul contrario, sul simile o sui numeri del lotto. L’unica cosa richiesta e’ una verifica rigorosa (e positiva) dell’efficacia.

      Come puo’ sostenere di non voler “passare per polemico” se usa un aggettivo dispregiativo come “allopatico” per descrivere la medicina basata sull’evidenza ?

      Anche se, molto spesso, le evidenze che mettono in discussione il pensiero corrente o che portano argomenti fuori dal sentiero ufficiale sono delegittimate.

      Questo e’ un pregiudizio sostenuto — con atteggiamento vittimista, consolatorio e auto-indulgente — da coloro che non riescono a convincere la comunita’ scientifica della validita’ delle teorie che sostengono.

      Come si fa a considerare pensieri, emozioni ed energia come cose non reali? Su 4 livelli dell’uomo (fisico, emotivo, mentale ed energetico) tre di questi sono immateriali e, come la PNEI spiega molto bene, la connessione tra mente-emozioni e i sistemi nervoso, endocrino ed immunitario è scientificamente evidente.

      Ribadisco: non ha la minima importanza se si tratta di cose reali o meno.
      Lei, ispirandosi alla sua concezione sui livelli dell’uomo, sostiene di essere in grado di proporre delle terapie capaci (per fare un esempio) di curare un’infezione senza ricorrere agli antibiotici ma meglio che con gli antibiotici?
      Se la risposta e’ si’, ne dimostri l’efficacia o la sua affermazione non supera il livello di importanza dell’aria fritta.
      E lo dimostri in maniera rigorosa e non senza solide verifiche a doppio cieco.
      Se ci riesce, vedra’ che la comunita’ medica assorbira’ la sua terapia nella medicina basata sull’evidenza. Magari sfrondandola dalle sovrastrutture superflue, pero’ l’assorbira’ e provvedera’ anche a migliorarla.

      A proposito di astrologia, assumo i rimedi omeopatici in luna piena, con i quali ho risolto in pochi mesi problematiche importanti e invalidanti che da molti anni la medicina allopatica non ha mai risolto.
      Questo come si spiega? Effetto placebo?

      Il fatto stesso che lei faccia quest’osservazione e ponga queste domande, dimostra che di medicina basata sull’evidenza non ha una comprensione rilevante.

      Certo che si spiega con l’effetto placebo!

      Lei, evidentemente, non ha la piu’ pallida idea di quanto e’ potente l’effetto placebo.
      E, sopratutto, lei non ha capito (come non vogliono capirlo i sostenitori della maggior parte delle “medicine complementari”) l’assoluta irrilevanza delle esperienze individuali (finquando non entrano a far parte di una solida statistica) per valutare l’efficacia di una terapia.

      Dai Signori, facciamo tutti uno sforzo

      Appunto: faccia uno sforzo per capire la potenza dell’effetto placebo, l’importanza di una solida verifica a doppio cieco e il significato di “Evidence Based Medicine”.

  7. Innanzitutto mi scuso, nel senso che l’uso del termine “allopatico” non voleva essere ne provocatorio e neppure offensivo. Anche a me non piace ma ero convinto (fino ad oggi) che tutta la medicina allopatica (mi passi ancora l’uso improprio) fosse tutta “evidence based”. Il termine “tradizionale” voleva essere indicativo della medicina usata corrente ente, che ora chiamerò anch’io evidence based.

    Per il resto cosa posso dirle…. per certi aspetti rimangono dei punti di vista su cui si può o non si può essere d’accordo.
    Io con la fitoterapia prima e omeopatia poi ho risolto situazioni importanti e posso assicurare che non è effetto placebo. La fitoterapia ben titolata e standardizzata è estremamente efficace. Ma quando parlavo di antibiotico resistenza non mi riferivo a tutto lo scibile possibile nell’uso di detti farmaci.
    Ci sono molti casi dove sono indispensabili, ci sono molti casi dove la tecnica farmaceutica si è così evoluta che i fito farmaci, rispetto a pochi anni fa, fanno letteralmente miracoli.

    L’omeopatia è ancora tutto un altro capitolo.
    Qui cambia completamente il paradigma
    È non vorrei sembrare offensivo ma, se non sono disponibile ad osservare la cosa da un punto di vista completamente diverso…. non serve a niente.
    PNEI e annessi e connessi è un po’ lo stesso discorso.
    Mi permetto di dire che, se le intenzioni sono sincere (degli studiosi, gli scienziati, di chi opera) tutto può essere un arricchimento e lo può essere per tutti.
    Chi spende la propria vita (Hanneman per esempio) per una causa….. per cosa dovrebbe farlo?
    Fama, Denaro o Servizio all’umanita?
    La differenza la fanno le intenzioni.

    Tantissime nel mondo sono le persone che beneficiano delle medicine complementari, o sono tutti finti malati oppure ci possiamo curare con l’effetto placebo: ha idea dei numeri per i danni derivati dalla antibiotico resistenza? Sono veramente impressionanti.

    1. @ Marco Simari

      Innanzitutto mi scuso, nel senso che l’uso del termine “allopatico” non voleva essere ne provocatorio e neppure offensivo. Anche a me non piace ma ero convinto (fino ad oggi) che tutta la medicina allopatica (mi passi ancora l’uso improprio) fosse tutta “evidence based”.

      Il punto e’ che l’uso del termine “allopatico” indica, nell’ambito delle “medicine tradizionali”, e’ indicativo di una rappresentazione distorta della medicina scientifica.
      E’ uno “straw man argument” con cui la si denigra per convincere i pazienti a rivolgersi alla “medicina” che si pratica (o di tutte quelle “complementari”, quando si fa attivita’ di lobbing a livello politico).

      medicina usata corrente ente, che ora chiamerò anch’io evidence based

      Non faccia un altro errore: non consideri medicina praticata (negli ospedali, negli ambulatori) con la scienza medica corrente.
      La scienza medica non si trasmette in maniera istantanea ai medici in servizio.
      Molti dei medici anziani (la stragrande maggioranza dei medici di famiglia) ha studiato in un’epoca nel quale la medicina evidence based era una novita’; e i loro professori dell’epoca, spesso, erano a loro volta anziani.
      Molti medici in servizio, pur conoscendola, non hanno capito davvero l’importanza (o perfino non ci credono) di una seria sperimentazione a doppio cieco per verificare l’efficacia di un medicinale.
      Molti di loro ragionano come lei: osservano che prescrivendo un medicinale a un paziente questo e’ guarito, quindi concludono che il medicinale e’ efficace per quella malattia.
      Questo fa si’ che molti medici si convincano anche dell’efficacia di pratiche “complementari” e le propongano e prescrivano ai loro pazienti.
      E questo al netto degli autentici ciarlatani e di quei medici che propongono le “medicine complementari” non per convinzione ma cercando un puro e semplice guadagno.

      Io con la fitoterapia prima e omeopatia poi ho risolto situazioni importanti e posso assicurare che non è effetto placebo.

      Sulla fitoterapia posso anche crederle, visto che le piante contengono principi attivi.
      Sull’omeopatia no.
      Per essere piu’ precisi: posso certamente credere che lei sia *convinto* che il prodotto omeopatico che ha assunto sia stato risolutivo (anche al di la dell’effetto placebo), non che lo sia stato davvero.

      La fitoterapia ben titolata e standardizzata è estremamente efficace. Ma quando parlavo di antibiotico resistenza non mi riferivo a tutto lo scibile possibile nell’uso di detti farmaci.

      Ripeto: sulla potenziale efficacia della fitoterapia sono d’accordo.
      Non so cosa intende con “titolata e standardizzata” ma io le posso assicurare che la medicina evidence based studia l’efficacia dei principi attivi presenti nelle piante. Se e quando si dimostrano efficaci, vengono integrati.
      La medicina evidence based tende poi a migliorare i prodotti fitoterapici. L’esempio dell’acido salicilico e dell’acido acetilsalicilico e’ emblematico (anche se l’epoca e’ preistorica, dal punto di vista della medicina evidence based).
      Quanto all’antibiotico resistenza, non capisco cosa intende.

      L’omeopatia è ancora tutto un altro capitolo.
      Qui cambia completamente il paradigma

      Assolutamente corretto.
      Piu’ che altro si inserisce un principio che sfocia in un’ideologia (“similia similibus curantur”) che puo’ anche essere di ispirazione per lo sviluppo di nuove terapie ma che e’ pernicioso quando vuole negare legittimita’ (e qui torniamo al termine “allopatico”) a quello che non segue quel principio.
      Inoltre introduce le diluizioni a livello tale da togliere qualunque credibilita’.

      È non vorrei sembrare offensivo ma, se non sono disponibile ad osservare la cosa da un punto di vista completamente diverso…. non serve a niente.

      A me non importa sembrare offensivo ma… il punto di vista diverso non mi disturba per niente nella fase di elaborazione di un medicinale; ma se i medicinali omeopatici non dimostrano (e, concretamente, non dimostrano) la loro efficacia secondo le metodologie sviluppate dall’evidence based medicine, rimangono fuffa.
      Se l’omeopatia ha bisogno (come affermano quasi tutti i suoi sostenitori) di metodologie diverse per verificare l’efficacia di un medicinale, l’omeopatia se la racconta da sola.
      Il fatto che *tutti* i sostenitori dell’omeopatia, con cui ho discusso, mi abbiano portato l’esperienza personale come *prova* dell’efficacia di un medicinale omeopatico, mi evidenzia che l’omeopatia prospera sull’ignoranza degli sviluppi recenti della scienza medica.

      Mi permetto di dire che, se le intenzioni sono sincere (degli studiosi, gli scienziati, di chi opera) tutto può essere un arricchimento e lo può essere per tutti.

      Attenzione che, delle buone intenzioni, e’ lastricato l’inferno.
      Se le intenzioni sincere sono basate su pregiudizio (positivo relativamente al funzionamento delle “medicine” che si stanno studiando/sviluppando/praticando) e ignoranza (sull’efficacia della medicina definita “allopatica”) si puo’ accettare/prescrivere terapie che rallentano a guarigione e, nei casi peggiori, uccidono.
      Le cronache degli ultimi anni ci riportano casi simili.

      Chi spende la propria vita (Hanneman per esempio) per una causa….. per cosa dovrebbe farlo?
      Fama, Denaro o Servizio all’umanita?

      Ognuno di loro ha le sue motivazioni; su Hahnemann (la doppia enne va in fondo; c’e’ una seconda acca prima della enne singola all’inizio) non mi pronuncio.

      La differenza la fanno le intenzioni

      Magari bastassero le buone intenzioni per fare un buon medico.

      Tantissime nel mondo sono le persone che beneficiano delle medicine complementari, o sono tutti finti malati oppure ci possiamo curare con l’effetto placebo

      Perche’ continua a ragionare complessivamente delle “medicine complementari”?
      Lei era il primo a riconoscere l’opportunita’ di distinguere.
      Comunque, molte persone beneficerebbero ancora di piu’ delle medicine sviluppate dall’autentica scienza medica, che all’effetto placebo aggiunge l’efficacia dei principi attivi.

      ha idea dei numeri per i danni derivati dalla antibiotico resistenza? Sono veramente impressionanti

      Non ho difficolta’ a crederle e, avendo letto alcuni articoli a riguardo, le confermo che gli scienziati che si occupano di medicina evidence based sono alquanto preoccupati.
      Ed e’ da loro, non dai “complementari”, che possiamo ragionevolmente sperare di ricevere delle nuove armi per curare le infezioni.

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