venerdì, Settembre 20, 2019
DOMESTICIRUBRICHE

Una gallina da compagnia


Tutti pazzi per i polli: quella delle galline come animali da compagnia è una moda strana, ma si può fare. Ne parliamo con Giorgio Vallortigara, neuroscienziato dell'Università di Trento che da anni studia le abilità cognitive dei pulcini.


Verso le sei del mattino Moira si sveglia, lascia la cuccia per gatti dove ha scelto di dormire, zampetta fino alla cucina (di solito lasciando qualche ricordino lungo il corridoio) e svolazza sul mobile dove sa che ci sono le ciotole dei gatti, pronta per la colazione. Aspetta in fila, insieme agli altri otto gatti, che qualcuno le riempia. Becchetta un po’ tra un gatto e l’altro, poi scende e ruba qualche pezzetto di carne dalla ciotola di uno dei due cani: sa che lui si sposterà per farla mangiare.

Infine, canticchiando esce in giardino attraverso la gattaiola. Lì fa una gran bella cantata a beneficio dei vicini e inizia a razzolare nell’attesa che arrivino verdure e mais. Poi la sua giornata si compone di giochi, corse dietro ai conigli, bagni di terra, scavi impegnativi dentro i vasi delle piante, visite furtive alla cucina di casa per vedere se c’è qualcosa di buono, irruzioni nelle varie stanze per controllare cosa fanno i suoi umani, per poi fare l’uovo. Infine un aperitivo serale sul tavolo del giardino insieme e il rientro a casa verso la cuccia per la notte. Qualche volta Moira rimane a fare compagnia a tutta la famiglia per la prima parte della notte, appollaiandosi sul mobile del televisore in camera da letto o trovando un angolino libero nelle cucce dei cani. In questo momento, ad esempio, trova interessante l’idea di partecipare alla scrittura di questo articolo.

Moira è la mia gallina olandese nana ciuffata, e rientra nelle cosiddette “galline ornamentali”, ma in miniatura. È vivace, intelligente e sì, nonostante si definisca ornamentale fa le uova, in minor quantità rispetto alle galline ovaiole. Le galline ornamentali vengono allevate da tempo per la loro bellezza, tant’è che ci sono esposizioni dedicate esclusivamente a queste varietà, alcune davvero affascinanti: le galline padovane, la gallina Phoenix, con un piumaggio foltissimo che sembra una peluche, la divertentissima Orloff, la Wyandotte con la sua bella coda “da pavone”, la Cemani Nera – completamente nera dalla testa ai piedi, cresta compresa -, la Moroseta e molte altre ancora.

Negli ultimi tempi il fenomeno che le vede protagoniste fuori dai tradizionali pollai si è evoluto e sul web stanno proliferando vere e proprie storie di vita in casa con le galline (per chi fosse curioso). La moda della gallina da salotto si sta diffondendo a macchia d’olio, negli Stati Uniti già da alcuni anni, in Italia solo recentemente.

La gallina Moira. Fotografia di Sara Stulle

Meno pollaio di campagna, più gallina da compagnia?

Secondo una stima riportata dal Los Angeles Times, negli Stati Uniti polli e galline diventeranno il nuovo cagnolino di famiglia. “Più dell’1% delle famiglie americane possiede un pollo. A fine 2019 i pollai urbani saranno aumentati del 400%. E in Francia già nel 2011 aveva destato curiosità l’aumento del 50% delle vendite di pulcini e galline tra gli abitanti delle città. Il mercato si adegua, e cominciano a spuntare, per chi vuole andare in vacanza lasciando l’amico pennuto in mani esperte, pensioni dedicate esclusivamente a loro”.

Cosa dire di questo trend e del pollo come animale e, scientificamente parlando, come modello di studio? Ne abbiamo parlato con Giorgio Vallortigara, professore ordinario di Neuroscienze e Cognizione animale dell’Università di Trento, che studia da molti anni la mente dei pulcini ed è autore di alcuni degli studi più interessanti e noti sull’argomento.

“Noi ricercatori studiamo la mente delle galline, nello specifico dei pulcini, perché ci consente di indagare le origini della conoscenza, sfruttando il fatto che si tratta di specie precoci. Il pulcino, appena uscito dall’uovo, possiede già una grande indipendenza sul piano sensoriale e motorio, pur non avendo ancora avuto esperienza del mondo. Con i pulcini possiamo così organizzare test ed esperimenti comportamentali anche poche ore dopo la nascita. In questo modo possiamo studiare come si forma la conoscenza in una mente allo stato nascente”.

D’altronde, già da diversi anni, abbiamo dovuto rivalutare le abilità cognitive delle galline: gli studi scientifici su polli e pulcini – tra i quali un’interessante rassegna di cui ha parlato Eleonora Degano qui – hanno dimostrato non solo che le galline hanno una notevole intelligenza sociale, ma anche che hanno un senso per i numeri, che sanno trattenersi dal mangiare il loro cibo se intuiscono che può arrivare un premio più ghiotto, che sono in grado di fare deduzioni, e perfino di ingannare i propri simili.

Il cervello di gallina, nonostante la dimensione molto ridotta, è anche pieno zeppo di neuroni. Come quello di altri uccelli ne contiene un numero superiore ad altri mammiferi e persino ad alcune specie di primati. Lo hanno chiarito i ricercatori della Vanderbilt University, in uno studio pubblicato su PNAS. Così ci spieghiamo perché sanno svolgere con scioltezza compiti cognitivi anche piuttosto complessi.

Ma come se la cavano nei rapporti con l’essere umano?

“Le galline sanno essere affettuose e divertenti”, spiega Vallortigara. “Possiedono regole e gerarchie sociali che sono in grado di trasferire anche nel rapporto con altre specie, come l’uomo. Un esempio è la formazione di gerarchie di dominanza, normali all’interno dei gruppi di galline. In genere, per galline che vivono con l’uomo, è proprio l’essere umano a fornire il cibo ed è possibile che si instauri un rapporto per il quale siamo proprio noi a diventare la ‘gallina alfa’. Le galline mostrano comportamenti di affiliazione e avvicinamento anche con l’uomo. Cercano il contatto – anche indipendentemente dalla tipologia di imprinting -, sono inquiete se la persona non c’è più, seguono le persone e vogliono partecipare delle attività che si svolgono in una famiglia”. Ed eccole, quindi, occupare il posto del gatto sul divano o scorrazzare allegramente sui terrazzi milanesi.

Ma una gallina può affezionarsi e provare affetto per i membri della propria famiglia? Secondo il neuroscienziato, “come per qualsiasi altra specie, noi non abbiamo accesso diretto alla mente delle galline. Possiamo osservare il comportamento o, con certe tecniche, il funzionamento delle strutture cerebrali, tutto il resto è inferenza. Perciò, quando parliamo di quello che provano le galline, dovremmo riferirci solo al comportamento e alla fisiologia. Ecco perché possiamo parlare di ‘comportamenti di affiliazione’, mentre ‘affetto’ è un termine che dovremmo prendere un po’ con le pinze”.

Le galline si divertono?

“Il comportamento di gioco è molto diffuso in tutti i vertebrati nella fase giovanile”, ci risponde Vallortigara. “I pulcini giocano tra loro, fanno piccole baruffe innocue. In laboratorio lo vediamo spesso. Per necessità, imprintiamo i nostri pulcini su delle palline colorate e abbiamo osservato che quando ci giocano, le beccano e le fanno muovere accompagnando questi comportamenti con dei trilli caratteristici. Da adulti, come accade per noi esseri umani, il comportamento di gioco si riduce. Tutto questo non ci deve sorprendere perché il gioco biologicamente è un modo naturale per imparare e mettere a punto in condizioni di sicurezza schemi di comportamento che poi serviranno all’individuo nel corso della sua vita”.

Possono divertirsi anche insieme a noi: c’è chi le addestra e, appunto, chi ci gioca. La nota fotografa Silvia Amodio ha vissuto per anni in un loft di Milano con Nina, una gallinella con la quale condivideva letto, divano, passeggiate. Nina aveva a disposizione un giardinetto con erba e terra, ma amava passare il suo tempo insieme a Silvia. In un video la si vede guardare la tv, passeggiare nell’erba e persino fare piccoli esercizi di agility con la sua umana.

Hen-therapy: la galline terapeutiche?

I riferimenti scientifici riconosciuti sull’utilizzo di galline nella pet-therapy sono ancora molto scarsi, come accade per altre specie – qui avevamo parlato dell’onoterapia con gli asini – . I risultati degli studi che indagano i benefici delle terapie assistite con animali sono a volte misti (qui una review) perciò gli esperti indicano cautela e sottolineano come i cambiamenti positivi ottenuti, soprattutto per le persone anziane, siano a volte molto legati alla soggettività del paziente (età, genere). Suggeriscono, inoltre, la pianificazione di ricerche svolte con metodi più rigorosi. In un caso, da uno studio sui benefici dell’ambiente della fattoria – animali compresi – per i bambini autistici è emerso come si tratti di un’opportunità positiva, che potrebbe migliorare ulteriormente fornendo a chi la ospita un training adeguato per meglio gestire le necessità dei piccoli partecipanti.

Nel frattempo, dunque, si guarda da un lato alla non troppo folta letteratura disponibile e dall’altro a singoli casi e aneddoti dai quali, in futuro, potrebbero nascere i presupposti per indagini più rigorose. Alcune osservazioni, in molti casi private o casuali, hanno indicato che animali come i polli e le galline – insieme ai più noti cani, gatti e cavalli – potrebbero essere utili per bambini con disturbi dello spettro autistico. Un esempio: nel 2015 la rivista Autism Daily Newscast riportava la storia di un bambino americano di tre anni che ha trovato grande giovamento nel rapporto con la sua gallina. Tanto che il consiglio comunale della sua città ha approvato il progetto“Urban Chicken Pilot Program”, che consente agli abitanti di tenere, in deroga, galline a fini terapeutici all’interno delle loro proprietà.

C’è poi Chicken Love, ideato proprio da una bambina autistica che ha avuto grandi benefici dalla presenza di galline e ha così dato il via – a soli 10 anni – a un programma di chicken therapy per autistici.

Nel 2011 in Inghilterra è nato un progetto interessante. Si chiama HenPower ed è un programma di aiuto per persone anziane e malate che vede le galline protagoniste di una vera e propria hen-therapy in case di riposo, centri per malati e anziani, scuole. Oggi le galline di HenPower sono attive in più di 40 centri, ma tutto è iniziato con un piccolo pollaio e una manciata di animali. Qui su The Guardian il racconto dell’esperienza e dei primi risultati positivi con gli anziani, per contrastare l’isolamento sociale.

La gallina, come cani e gatti, non è un gioco!

La natura sociale e l’intelligenza della gallina fanno sì che possa diventare un ottimo animale da compagnia, ma anche che, nonostante la facilità gestionale, sia necessario garantire delle condizioni “naturali” affinché possa vivere bene. Niente galline in gabbia in soggiorno o solo terrazzi senza verde, insomma.

Le galline potrebbero farvi compagnia anche per molto tempo. Possono vivere tra i cinque e gli 11 anni, a seconda della razza e delle condizioni di vita e di alimentazione, che influenzano notevolmente la longevità. Un esempio: una gallina ovaiola che nasce e vive in un ambiente sano, all’aperto e con una buona alimentazione può vivere otto o 10 anni, al contrario di una ovaiola cresciuta in gabbia nei capannoni, che sopravvive mediamente tre anni.

Per avere galline-pet non sono obbligatori spazi molto ampi, ma: un fazzoletto di verde dove poterle far razzolare, un ricovero per la pioggia e che possa proteggerle da eventuali predatori, della terra dove scavare alla ricerca di vermetti e dove fare i “bagni di terra” – che servono per eliminare e scongiurare la presenza di parassiti – oltre a un’alimentazione corretta (gli scarti della cena non vanno bene) sono elementi fondamentali per il loro benessere. Se siamo in grado di fornire anche la possibilità di un piccolo gruppo sociale di simili, allora sapremo farle proprio felici, dato che polli e galline amano formare gruppetti di piccole dimensioni.

E tanti saluti da Moira.


Leggi anche: Gli animali sono curiosi?

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia. Immagini Pixabay 12

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Sara Stulle
Libera professionista dal 2000, sono scrittrice, copywriter, esperta di scrittura per i social media, content manager e giornalista. Seriamente. Progettista grafica, meno seriamente, e progettista di allestimenti per esposizioni, solo se un po' sopra le righe. Scrivo sempre. Scrivo di tutto. Amo la scrittura di mente aperta. Pratico il refuso come stile di vita (ma solo nel tempo libero). Oggi, insieme a mio marito, gestisco Sblab, il nostro strambo studio di comunicazione, progettazione architettonica e visual design. Vivo felicemente con Beppe, otto gatti, due cani, quattro tartarughe, due conigli e la gallina Moira.
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