lunedì, Luglio 22, 2019
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La petizione Oregon contro il protocollo di Kyoto

Diffusa nel 1998, invita il governo USA a non aderire al trattato sul riscaldamento del pianeta. È privo di fondamento scientifico e tra i firmatari figura Perry Mason, ma è comunque un baluardo per i negazionisti.

Grafici estrapolati dalla petizione Oregon, inviata al governo USA nel 1998.

La Petizione Oregon è un documento pubblicato e diffuso per la prima volta nel 1998 e che invita il governo degli Stati Uniti d’America a non aderire al protocollo di Kyoto, il celebre trattato sul tema del riscaldamento della Terra. Nel 2008 gli autori hanno dichiarato di avere raccolto più di 31.000 firme, di cui 9.000 di persone in possesso di un dottorato di ricerca. Gli argomenti privi di fondamento, le prove inconsistenti e i dubbi sulla reale esistenza dei firmatari non hanno impedito alla petizione Oregon di diventare un faro dialettico nella notte mentale dei negazionisti della crisi climatica.

Il testo della petizione nella sua interezza è:

«Invitiamo il governo degli Stati Uniti a respingere l’accordo sul riscaldamento globale redatto a Kyoto, in Giappone, nel dicembre 1997, e qualsiasi altra proposta simile. I limiti proposti per i gas serra danneggerebbero l’ambiente, ostacolerebbero il progresso della scienza e della tecnologia e danneggerebbero la salute e il benessere dell’umanità. Non ci sono prove scientifiche convincenti che il rilascio umano di anidride carbonica, metano o altri gas serra sta causando o causerà, nel prossimo futuro, un riscaldamento catastrofico dell’atmosfera terrestre e una perturbazione del clima terrestre. Inoltre, esistono prove scientifiche sostanziali che l’aumento dell’anidride carbonica atmosferica produce molti effetti benefici sull’ambiente naturale, vegetale e animale della Terra».

L’ideatore della petizione è Arthur B. Robinson, biochimico e presidente dell’Oregon Institute of Science and Medicine (OISM), nonché attivista e politico conservatore, già segretario della sezione oregonian del Partito Repubblicano. La petizione iniziò a diffondersi nell’aprile 1998 ed era arricchita da più documenti allegati:

  • Una lettera di supporto di Fred Seitz, famoso negazionista della causa antropica dell’attuale crisi climatica, strenuo difensore delle industrie del tabacco ed ex presidente della National Academy of Science.
  • Uno studio scientifico fittizio dal titolo “Environmental Effects of Increased Atmospheric Carbon Dioxide” e firmato da Arthur Robinson, suo figlio Zachary, Sallie Baliunas e Willie Soon.
  • Un articolo apparso sul Wall Street Journal il 4 dicembre 1997 e intitolato “Science has spoken: global warming is a myth” e firmato da Arthur e Zachary Robinson.

In uno degli allegati, l’impostazione grafica e la font utilizzata erano pressoché identici a quelli della rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Si trattò di una scelta così sfacciata da richiamare immediatamente l’attenzione della NAS, che il 20 aprile 1998 rilasciò un comunicato ufficiale per prendere le distanze dalla petizione. Robinson ha sostenuto di avere «usato PNAS come modello ma solo per organizzare le informazioni in una veste gradevole alla lettura da parte degli scienziati e non per far credere alle persone che si trattasse di un articolo del giornale».

Mai nessuno, prima di allora, aveva osato prendere posizione contro un ex presidente della NAS: Frederick Seitz. In quell’occasione, però, era stato varcato ogni limite. Seitz, d’altronde, aveva una lunga carriera come consulente a favore delle cause più dubbie. Nel 1984 aveva fondato il George C. Marshall Institute, col fine di supportare le iniziative dell’allora presidente Reagan sul campo della difesa missilistica. Negli anni ’90 l’Istituto mutò fino a divenire un organo di ricerca che lavorava col preciso scopo di sfatare gli ormai consolidati risultati della scienza che studia il cambiamento climatico. Negli anni precedenti alla pubblicazione della Petizione Oregon, il George Marshall Institute fece pressioni sull’amministrazione di George H.V. Bush, sottoponendo al governo il proprio parere contrario all’imposizione di limiti obbligatori alle emissioni di gas serra. Una simile sfacciataggine non deve stupire. Nel 1994 Frederick Seitz affermò anche che «non esistono valide prove scientifiche che dimostrino che l’inalazione passiva (di fumo ndr) sia veramente pericolosa in circostanze normali”.

Il mistero del Mar dei Sargassi

Di Scienza, nella petizione, ce n’è ben poca.

La gran parte delle argomentazioni presentate in “Environmental Effects of Increased Atmospheric Carbon Dioxide” si rifanno a uno studio del 1996 di Lloyd D. Keigwin. L’autore ricostruiva l’andamento della temperatura superficiale dell’acqua della porzione settentrionale del Mar dei Sargassi e concludeva che, in questo caso specifico, il riscaldamento osservato era sì parte di una sorta di ciclicità naturale ma non escludeva in alcun modo la concausa antropica. Nel testo presentato da Robinson e dai suoi seguaci, alcuni dei dati dello studio di Keigwig sono stati deliberatamente omessi o manipolati.

Ancor più grave, l’esempio della temperatura del Mar dei Sargassi diventa, secondo Robinson, l’indicatore delle temperature di tutto il mondo. Arthur B. Robinson è stato incalzato più volte da giornalisti e scienziati affinché giustificasse questo tentativo di rivestire la petizione di apparente scientificità . Oltre a non avere mai risposto, l’ostinato promotore della petizione Oregon ha corretto e cambiato i dati del documento in diverse occasioni, adattandoli alla necessità del momento e ricaricandolo online come se nulla fosse.

Chi sono i 31.000 firmatari?

I dubbi sulla veridicità dei nomi dei firmatari sono emersi nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione. È stato il Seattle Times che, per primo, ha rivelato che tra i firmatari figuravano anche Perry S. Mason (l’ investigatore privato), Michael J. Fox, Geri Halliwell (sì, proprio la Spice Girl) e moltissimi altri personaggi del tutto inventati. Anche Scientific American ha esaminato la lista dei nomi per concludere che, con tutta probabilità, i nomi contenuti nell’elenco dei firmatari detentori di Ph.D fossero fasulli. Nonostante fosse evidente che la petizione era menzognera in qualsiasi suo aspetto, alcuni importanti media le dedicarono attenzione e contribuirono a diffondere il dubbio sulla natura antropica del cambiamenti del clima terrestre.

Robinson non ha mai smesso di affermare che il riscaldamento globale non sia altro che una bufala. Ancora oggi prosegue le sue campagne, impegnato su una moltitudine di fronti. Si oppone con forza all’aborto, sostiene le battaglie della National Rifle Association, non crede che l’evoluzionismo darwiniano abbia basi fondate. Negli ultimi anni Robinson si sta dedicando alla collezione di campioni di urina a scopo di ricerca e al restauro di organi da chiesa. A pensarci bene, la petizione Oregon rimane il suo più grande successo: gli Stati Uniti non hanno ancora aderito al Protocollo di Kyoto.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Gianluca Liva
Giornalista scientifico freelance.

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