martedì, Dicembre 10, 2019
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Una cura per l’Ebola? Buoni risultati per due terapie sperimentali

REGN-EB3 e mAb-114 sono combinazioni di anticorpi monoclonali create in laboratorio. Somministrate nei trial clinici, hanno salvato circa nove pazienti su 10.

Dopo una lotta che va avanti da decenni in un Paese che “corre ma non pianifica” – come raccontava in questa analisi Cristina Da Rold – in Africa potrebbe finalmente arrivare una terapia in grado di curare con successo l’Ebola. Si tratta di due nuovi trattamenti sperimentali, REGN-EB3 e mAb-114, combinazioni di anticorpi monoclonali create in laboratorio e somministrate al paziente tramite endovena: nei trial clinici sono riusciti a salvare circa il 90% dei pazienti, trattati poco tempo dopo aver contratto l’infezione. Ora verranno proposti a tutti i pazienti e saranno gli unici due trattamenti impiegati contro l’Ebola: le altre due terapie in fase di studio sono state abbandonate.

REGN-EB3 e mAb-114 sono infatti due delle quattro terapie sperimentali studiate nel corso di un trial (PALM “Together save lives”) che, da novembre 2018, ha coinvolto quasi 700 persone. Come riporta il The New York Times, il 9 agosto un comitato di esperti si è riunito per valutare i risultati preliminari della sperimentazione, su 499 pazienti, e ha dato indicazione di interrompere i trattamenti con le altre due terapie (ZMapp, di cui già si parlava durante la grande epidemia del 2014, conclusasi ufficialmente a inizio 2016, e remdesivir) rivelatesi molto meno efficaci, con un tasso di mortalità tra i pazienti di Ebola trattati rispettivamente del 24 e 33%. Per REGN-EB3 e mAb-114 le percentuali riportate sono del 6 e 11%.

L’epidemia 2019

La notizia arriva in un momento cruciale, mentre nella Repubblica Democratica del Congo è in corso un’epidemia di Ebola, la seconda mai registrata per grandezza. A oggi le vittime sono state oltre 1.800, con più di 2.600 infezioni dall’inizio dell’epidemia dichiarato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il 1 agosto 2019.

L’OMS ha oltre 600 persone impiegate in loco, tra le province di North Kivu e Ituri, mentre nei paesi circostanti si lavora per ridurre il rischio che l’Ebola oltrepassi i confini e si diffonda ulteriormente. Come spiega Michael J. Ryan, direttore della risposta in emergenza per OMS, riporta che tra i pazienti non trattati e non vaccinati il tasso di mortalità di questa epidemia è del 70%.

Si tratta delle decima epidemia di Ebola nel paese – avevamo risentito parlare di Ebola nell’estate 2018 – dalla scoperta del virus nel 1976, avvenuta proprio mentre erano in corso due epidemie simultanee in Congo e in Sud Sudan.Tra gli aspetti più complicati nella gestione dell’epidemia corrente, come accaduto per quelle passate, c’è l’enorme stigmatizzazione che circonda il virus: le famiglie dei malati spesso non collaborano con i professionisti sanitari, gli Ebola fighters (alcuni ritengono addirittura siano loro i responsabili), i malati vengono in molti casi tenuti nascosti e i superstiti vengono spesso trattati con sospetto ed esclusi anche una volta debellato il virus.


Leggi anche: Gli aspetti sociali dell’epidemia: ebola tra ritualità e diffidenza

Pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.    Fotografia: © WHO/Chris Black 

Eleonora Degano

Eleonora Degano

Giornalista, editor e traduttrice freelance
Biologa di formazione, oggi mi occupo di comunicazione della scienza scrivendo soprattutto di animali e autismo. Sono editor del magazine OggiScienza, scrivo e traduco soprattutto per National Geographic Italia e l'agenzia Loveurope and Partners di Londra. Nel 2017 è uscito per Mondadori Università il mio libro Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie.

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