lunedì, Settembre 23, 2019
SALUTE

Le coppette mestruali sono sicure? Che cosa dice la letteratura scientifica

La prima revisione sistematica sull’argomento è chiara: se correttamente utilizzate le coppette mestruali sono un'alternativa efficace e sicura ad altri prodotti mestruali.

Se ne sente parlare molto e i suoi vantaggi in termini economici sono evidenti: un costo che si aggira sui 10 euro per un prodotto amico dell’ambiente, dato che può essere usato per molti anni a differenza degli assorbenti usa e getta. Eppure, ancora oggi, la maggior parte delle donne è reticente all’utilizzo della coppetta. È sufficiente navigare in rete, sui forum o sui siti web delle aziende produttrici, per leggere che sono ancora molte le preoccupazioni sui prodotti inseribili in vagina, anche a causa di precedenti avvisi di salute pubblica associati ai tamponi.

In questi giorni The Lancet Public Health ha pubblicato la prima revisione sistematica sull’efficacia e sulla sicurezza delle coppette mestruali, specie in termini di rischio di infezioni o allergie. Gli autori hanno esaminato i risultati di 43 studi per un totale di 3319 partecipanti, sia in paesi ad alto che a basso reddito. Quello che emerge è che le coppette vaginali – se posizionate correttamente e disinfettate regolarmente – sono efficaci e sicure.

Cosa preoccupa le donne?

Non mancano le segnalazioni di casi accidentali di danno vaginale, sindrome da shock tossico o infezioni delle vie urinarie dopo l’uso della coppetta mestruale, oltre a difficoltà nel recupero della coppetta mestruale e di spostamento della spirale intrauterina, ma il problema non sembra essere dell’oggetto – spiegano gli autori – ma della scarsa informazione da parte delle donne, specie delle più giovani, sul suo corretto utilizzo. Un aspetto che richiederebbe ulteriori studi, secondo i ricercatori, è proprio l’uso della coppetta mestruale in donne che utilizzano dispositivi interni per la contraccezione. Per questa ragione in queste donne si preferisce suggerire un’alternativa alla coppetta o eventualmente al contraccettivo.

Una delle prime preoccupazioni delle ragazze riguarda l’eventuale danno “meccanico” alle pareti vaginali o in termini di perdita di tonicità dovuta a un eventuale allargamento del canale vaginale a opera della coppetta. La coppetta mestruale agisce infatti come una ventosa: una volta piegata su se stessa per essere inserita in vagina, si apre in modo che i bordi superiori del recipiente aderiscano alle pareti impedendo al sangue di fuoriuscire. A quanto pare possiamo stare tranquille su questo. Negli studi che hanno esaminato la vagina e la cervice durante il follow-up (per esempio questo articolo) non è stato evidenziato alcun danno meccanico dall’uso di una coppetta mestruale, a patto che la coppetta scelta sia della misura adatta alla donna. A questo proposito esistono in commercio diverse marche di coppette mestruali e per ognuna almeno 4 misure, dalla S, indicata per le donne giovani che non hanno ancora partorito e che quindi hanno una migliore elasticità del tono muscolare della vagina, fino alla XL.

La coppetta mestruale e le infezioni

Anche il rischio di infezione non sembra maggiore con l’uso di una coppetta mestruale  rispetto all’usare normali tamponi. Gli studi pubblicati al momento non hanno riscontrato un aumento del rischio di infezione del tratto riproduttivo o infezioni sistemiche associate all’uso di una coppetta mestruale tra le donne e le ragazze europee, nordamericane e africane, rispetto agli altri prodotti mestruali. Al contrario, alcuni studi come quello appena citato e questo articolo pubblicato su BMJ nel 2016 su un campione di giovani studentesse, hanno indicato una riduzione del rischio di infezione. Quest’ultimo studio, condotto in Kenya, ha rilevato una vaginosi batterica più bassa fra le donne che usavano una coppetta mestruale rispetto a quelle che sceglievano gli assorbenti. È comunque importante ricordarsi di risciacquare bene la coppetta ogni poche ore, gettando il sangue raccolto e di disinfettare la coppetta facendola bollire in acqua per 5-10 minuti alla fine e all’inizio del ciclo mestruale. Due dei quattro studi sulle infezioni da Candida riportano addirittura una riduzione dell’infezione con l’uso della coppetta mestruale e uno studio non ha riscontrato infezioni da candidosi al follow-up in 18 partecipanti.

Un altro tema importante è il dolore, che può essere correlato a variazioni dell’anatomia pelvica o al posizionamento errato della coppetta mestruale che porta alla pressione interna. Questi fattori potrebbero spiegare casi clinici di idronefrosi (dilatazione patologica della pelvi renale) o di incontinenza urinaria. Ancora una volta il problema si può risolvere scegliendo una coppetta della dimensione giusta.

Possibili allergie?

Le allergie ai materiali utilizzati nelle coppette mestruali non sono comuni, ma possono capitare. Studi di laboratorio hanno mostrato risultati contraddittori sulla possibilità di sviluppo di Shock tossico in presenza di coppette mestruali. Si tratta di un evento avverso provocato da una tossina di origine batterica presente nel naso o in vagina, che si presenta in donne durante il periodo mestruale. Sulle oltre 3000 donne partecipanti, si sono registrati solo cinque casi di sindrome da shock tossico. La malattia nei decenni passati colpiva donne che utilizzano assorbenti interni, tanto che alcune marche di tamponi sono state negli anni ritirate dal mercato. Allo stesso modo, tra le donne che usano contraccettivi a barriera femminile, che usano anche prodotti in silicone di grado medicale o lattice, la sindrome da shock tossico è bassa (circa 2 casi per 100.000 utenti all’anno).

Tuttavia – scrivono gli autori – dal momento che il numero di utilizzatori di coppette mestruali non è noto, non è possibile effettuare confronti del rischio di sindrome da shock tossico tra coppette mestruali, tamponi o diaframma intravaginale.

Nel complesso quindi, questa prima revisione sistematica suggerisce che le coppette mestruali possono essere un’opzione accettabile e sicura per l’igiene mestruale sia nei paesi ad alto reddito, che in quelli più poveri, laddove il periodo mestruale è ancora un tabù per molte ragazze, alcune delle quali si trovano costrette ad abbandonare la scuola per mancanza di prodotti igienici come gli assorbenti.


Leggi anche: Possiamo usare una app come contraccettivo?

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.    Immagine: Pixabay

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

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