giovedì, Dicembre 12, 2019
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Grunya Sukhareva, la psichiatra che descrisse prima di tutti la sindrome di Asperger

Vent’anni prima di Hans Asperger, la psichiatra russa Grunya Sukhareva ha descritto in modo preciso e dettagliato le caratteristiche dell’autismo ad alto funzionamento. Il suo lavoro, ignorato per decenni, gode oggi di un riconoscimento tardivo.

La giovane attivista Greta Thunberg, la scrittrice Susanna Tamaro, il matematico e imprenditore Daniel Lightwing, la scienziata Temple Grandin, persino gli attori Dan Aykroyd e Anthony Hopkins. Queste persone, pur essendo molto diverse tra loro, hanno una cosa in comune: sono tutte Asperger.

La sindrome di Asperger non è più diagnosticata come sindrome a sé; nell’ultima edizione del DSM, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, è stata assorbita dai disturbi dello spettro autistico  e viene a volte descritta come autismo “ad alto funzionamento”; chi ne è affetto non presenta alcun deficit cognitivo, anzi in taluni casi ha un’intelligenza superiore alla media. I tratti distintivi più evidenti sono di natura comportamentale: problemi relazionali e di interazione sociale, difficoltà a manifestare empatia e una certa tendenza a lasciarsi assorbire in modo pervasivo da interessi specifici.

La sindrome prende il nome dal pediatra austriaco Hans Asperger, che nel 1944 descrisse quattro bambini che presentavano queste caratteristiche. Anni dopo, nel 1976, la psichiatra Lorna Wing utilizzò per la prima volta il termine Asperger per definire una serie di casi studio di bambini che mostravano sintomi simili.

Un riconoscimento tardivo

Vent’anni prima di Hans Asperger, una psichiatra infantile russa aveva studiato e identificato in modo analogo sei bambini il cui quadro clinico era pienamente compatibile, secondo i criteri attuali, con l’autismo ad alto funzionamento. Il suo nome era Grunya Sukhareva.

In un documento pubblicato nel 1925, Sukhareva aveva descritto i tratti psicologici e comportamentali connessi a questa forma di autismo in modo preciso e dettagliato. Il suo lavoro, di una modernità sorprendente, era nettamente in anticipo sui tempi e precedeva di circa due decenni anche le ricerche di Leo Kanner, lo psichiatra che nel 1943 aveva fornito quella che in molti considerano la prima descrizione in assoluto dell’autismo infantile.

Leo Kanner e Hans Asperger si contendono ancora oggi il titolo di “scopritori” dell’autismo, mentre il lavoro pionieristico di Grunya Sukhareva è stato ignorato per decenni, sepolto tra le pieghe della storia. La prima traduzione in lingua inglese del suo studio è stata pubblicata solo nel 1996, quindici anni dopo la sua morte.

Le ricerche della psichiatra russa godono oggi di un riconoscimento tardivo, ma pienamente meritato. “Fondamentalmente, Sukhareva ha descritto i criteri presenti nella quinta edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-5)”, sostiene Irina Manouilenko, una psichiatra che ha tradotto le descrizioni originali di Sukhareva e le ha confrontate con i criteri diagnostici presenti nel DSM-5, pubblicato nel 2013, restando fortemente impressionata dai numerosi punti in comune.

La vita: i primi anni e il lavoro sull’autismo

Grunya Efimovna Sukhareva nasce a Kiev nel 1891. Di origini ebraiche, cresce in una famiglia benestante e di ampie vedute. I genitori consentono a lei e alla sorella di studiare e coltivare liberamente i propri interessi; dopo il diploma, Grunya frequenta l’Istituto medico femminile di Kiev, dove si laurea nel 1915. Poco dopo trova lavoro presso il reparto di epidemiologia dell’ospedale annesso all’istituto. I numerosi casi di disturbi mentali tra i pazienti con malattie infettive la portano ad appassionarsi alla psichiatria. Nel 1917 inizia a lavorare all’ospedale psichiatrico di Kiev, dove resta fino al 1921. Ottiene quindi un incarico presso il dipartimento di psichiatria dell’Università di Mosca.

Nel 1924 viene sottoposto a valutazione psichiatrica un ragazzino di 12 anni diverso dagli altri. Intelligente, ma anche goffo e impacciato, ha imparato a leggere precocemente e ama trascorrere il suo tempo in totale solitudine, non mostrando alcun interesse per i giochi e le interazioni coi coetanei. È il primo dei sei bambini analizzati nel corso dei mesi successivi da Grunya Sukhareva. La psichiatra descrive con dovizia di particolari i tratti che li accomunano, da lei inizialmente definiti come una forma di “psicopatia schizoide”, intendendo schizoide come sinonimo di “eccentrico”; successivamente utilizzerà l’espressione “psicopatia autistica”. Tutti e sei i bambini mostrano doti e abilità fuori dalla norma, una spiccata predilezione per il loro mondo interiore e notevoli difficoltà di relazione con i coetanei. Il lavoro di Sukhareva esce in lingua russa nel 1925. La traduzione in tedesco, pubblicata un anno dopo sulla rivista “Monatsschrift für Psychiatrie und Neurologie”, passa del tutto inosservata.

La carriera

Pur essendo ignorata dalla comunità scientifica internazionale, alla fine degli anni Venti Sukhareva è molto conosciuta e apprezzata in patria, dove ottiene incarichi prestigiosi. Nel 1933 diviene capo del dipartimento di psichiatria infantile presso l’Università di Charkiv, nell’attuale Ucraina. Due anni dopo fonda la facoltà di psichiatria infantile presso l’Istituto Centrale di Formazione medica post-laurea di Mosca, che dirige fino al 1965. Dal 1938 guida una clinica per il trattamento delle psicosi infantili sotto il controllo del ministero russo dell’agricoltura e dell’alimentazione.

Nel corso della sua carriera scrive quindici libri e oltre cento articoli scientifici; non si occupa solo di disturbi dello spettro autistico, ma anche di schizofrenia infantile e di altri problemi psichici dell’età evolutiva. Si interessa anche ai diritti dei bambini “difficili” inviati nei campi di lavoro gestiti dal commissariato del popolo per gli affari interni, riuscendo a fare in modo che vengano presi in carico da istituzioni educative e mediche in grado di aiutarli. Durante la seconda guerra mondiale lavora in un ospedale militare nei pressi di Tomsk, in Siberia. Qui ha la possibilità di condurre uno studio sui traumi infantili connessi ai conflitti; molte delle sue ricerche sono utilizzate ancora oggi per la riabilitazione di bambini e ragazzi che soffrono di disturbo da stress post-traumatico. Sukhareva si ritira nel 1969, dopo aver lavorato per anni come primario presso l’ospedale psichiatrico Kashchenko.

Note a margine

Non si sa se al momento di pubblicare il suo lavoro più importante, nel 1943, Leo Kanner fosse a conoscenza del documento sull’autismo di Grunya Sukhareva; quel che è certo è che in un suo articolo del 1949 cita uno studio della psichiatra risalente al 1932. Conosceva quindi le ricerche della collega. Allo stesso modo, dato il numero limitato di riviste di psichiatria esistenti all’epoca, è probabile che Hans Asperger abbia avuto modo di leggere il documento di Sukhareva nella sua traduzione in lingua tedesca ben prima del 1944. Gli storici Edith Sheffer e Herwig Czech hanno scoperto che Asperger ha collaborato per anni col regime nazista; potrebbe quindi aver deciso scientemente di non riconoscere i meriti della psichiatra russa.

Hans Asperger, Leo Kanner e Grunya Sukhareva sono morti a breve distanza l’uno dall’altro, tra l’ottobre del 1980 e l’aprile del 1981, poco dopo la pubblicazione della terza edizione del Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali (DSM-III), in cui fa la sua prima apparizione ufficiale l’autismo, definito come “disturbo pervasivo dello sviluppo”. Come anticipato, la sindrome di Asperger è stata inserita come voce autonoma nel DSM-IV (1994) per  scomparire poi nell’ultima edizione del manuale (2013), inglobata all’interno del continuum dei disturbi dello spettro autistico.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Crediti immagine: Wikimedia Commons

Simone Petralia
Giornalista freelance. Amo attraversare generi, discipline e ambiti del pensiero – dalla scienza alla fantascienza, dalla paleontologia ai gender studies, dalla cartografia all’ermeneutica – alla ricerca di punti di contatto e contaminazioni. Ho scritto e scrivo per Vice Italia, Scienza in Rete, Micron e altre testate. Per OggiScienza curo Ipazia, rubrica in cui affronto il tema dell'uguaglianza di genere in ambito scientifico attraverso le storie di scienziate del passato e del presente.

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