domenica, Novembre 17, 2019
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I numeri della depressione

Si tratta del più diffuso tra i disturbi mentali, con più di 300 milioni di persone colpite in tutto il mondo

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità questa malattia è la principale causa di disabilità globale e, tra il 2005 e il 2015, la sua diffusione è aumentata di più del 18%. È spesso associata a disturbi ansiosi, considerati come la sesta causa di disabilità.

La situazione in Italia

In Italia, nel 2015, 2,8 milioni di persone soffrivano di depressione cronica (dati ISTAT). Secondo la stessa rilevazione dell’Istituto di Statistica, oltre 1,3 milioni di persone hanno sperimentato depressione maggiore. A questi si sommano altri 1,5 milioni di persone che hanno avuto manifestazioni minori. In quasi la metà dei casi la depressione si associa ad ansia, un disturbo che colpisce in Italia più di due milioni di persone. In totale, quasi 3,7 milioni soffrono di una delle due malattie, che insieme riguardano il 7% della popolazione italiana di età superiore ai quindici anni.

Il disturbo depressivo è più diffuso tra gli adulti e tra gli anziani. In Italia tra i ragazzi di 15-17 anni colpisce sei persone su mille. Tra i giovani adulti di 18-35 anni riguarda una persona su 100, mentre tra gli adulti di 35-64 anni interessa 4,6 persone su 100. Tra gli anziani di età superiore ai 65 anni, il valore è invece più che doppio: colpisce 11,6 persone su 100.

La media è di 5,4 persone ogni 100: un valore inferiore di quasi due punti percentuali rispetto a quello europeo (7,1) e simile a quello di Grecia (4,7) e Francia (5,9). Nella popolazione degli over 65, invece, la percentuale italiana è tra le più alte d’Europa, seguita solo da quella di Spagna (13,8) e Portogallo (18,9). Il valore italiano supera di quasi tre punti la media europea (8,8).

Il sesso e le condizioni economiche fanno la differenza

La depressione colpisce più frequentemente il sesso femminile: secondo l’OMS riguarda il 5,1% delle donne e il 3,6% degli uomini. I dati ISTAT del 2015 parlano in media di 3,8 uomini e 6,9 donne ogni 100 persone. Questa differenza è quasi nulla nei giovani fino a 34 anni ma tende ad aumentare con l’età. Negli ultrasessantacinquenni il numero di donne è doppio rispetto a quello degli uomini (14,4 donne e 7,3 uomini ogni 100 italiani).

Secondo l’Istituto di Statistica la diffusione cambia al variare delle condizioni socio-economiche, e anche in questo caso le differenze emergono soprattutto dopo i 35 anni. Tra gli adulti e gli anziani con un basso livello di istruzione i disturbi sono più comuni rispetto ai coetanei con maggiori titoli di studio. Tra i 35-64enni meno istruiti, infatti, la depressione colpisce 6,2 persone ogni 100. Il valore è quasi triplo rispetto a quello registrato tra i coetanei con un titolo di studio alto (2,2%). La differenza è ancora più evidente per gli over 65: ne soffrono il 12,6% degli anziani poco istruiti e il 4,2% di coloro che hanno un titolo di studio alto.

Sono colpiti dalla malattia soprattutto gli adulti e gli anziani nelle condizioni economiche più svantaggiate. Al contrario di quanto accade per il livello di istruzione, la differenza è più evidente tra i 35-64enni e si attenua leggermente negli anziani. Tra gli adulti con reddito inferiore, colpisce 6,7 persone ogni 100 mentre tra i coetanei più ricchi interessa invece 2,9 persone. Per gli over 65, i valori corrispondenti sono rispettivamente di 13,8% e 8,8%.

Lavoro e depressione

La condizione professionale di disoccupazione o inattività è associata a depressione soprattutto per gli adulti di 35-64 anni. In questa fascia di età, infatti, la malattia colpisce 2 persone ogni 100 tra gli occupati, ma il valore sale a 7,7 per i disoccupati e a 8,8 per gli inattivi. Tra gli occupati, la malattia incide sulla presenza al lavoro: quasi la metà (il 48,6%) si sono assentati almeno una volta. Il numero medio di giorni di assenza è pari a 18, mentre tra chi non soffre di malattie croniche è pari a 5.

La depressione, insieme all’ansia, rappresenta una importante limitazione nello svolgimento delle attività quotidiane per un quarto degli adulti di 18-65 anni che ne soffrono. Il 57,7% dichiara una minore resa nelle attività e il 57,4% riferisce un calo di concentrazione. Tra chi soffre di depressione o ansia l’abitudine al fumo è più diffusa rispetto alla popolazione generale. È soprattutto tra i giovani di 18-34 anni affetti da depressione e ansia che si registra un maggior numero di fumatori (37,2%). Nei coetanei che non soffrono di nessuna malattia la percentuale è del 20%.

Trattamento

Secondo l’OMS, che ha dedicato a questo tema il World Health Day 2017, nel mondo meno della metà delle persone colpite riceve un trattamento adeguato. In  alcuni paesi questa percentuale raggiunge il 10%. Come per altre malattie mentali, le difficoltà dipendono dalla mancanza di risorse e di operatori sanitari qualificati, dallo stigma sociale associato a questi disturbi ma anche da errori di valutazione. Persone depresse spesso non vengono diagnosticate correttamente oppure, al contrario, vengono prescritti antidepressivi a pazienti che non hanno il disturbo.


Il progetto di datajournalism sulla salute mentale è a cura di Francesca Camilli e Giulia Rocco

Leggi anche: I disturbi del comportamento alimentare: i dati in Italia

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Francesca Camilli
Comunicatrice della scienza. Produco contenuti e oggetti multimediali per università, enti di ricerca, case editrici e testate giornalistiche. Collaboro con l’agenzia di comunicazione formicablu e con il magazine online OggiScienza. Ho una laurea in biotecnologie mediche e un master in giornalismo scientifico digitale.

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