mercoledì, Dicembre 11, 2019
SALUTE

E se non fossi davvero allergico alla penicillina?

Il più delle volte le reazioni come i rash cutanei sono imputabili a effetti collaterali del farmaco oppure a intolleranze. Fare una diagnosi di allergia alla penicillina è molto complesso e solo pochi centri possono eseguirla.

Secondo uno studio condotto College of Pharmacy dell’Università della Georgia, negli Stati Uniti, sono più di 30 milioni gli americani convinti di essere allergici alla penicillina che in realtà non lo sono. Un fraintendimento che porta a conseguenze tutt’altro che banali in termini di spesa sanitaria – e di effetti collaterali negativi derivanti dall’uso di antibiotici più potenti – oltre al rischio nell’aumento di pericolose infezioni resistenti agli antibiotici.

Non poter assumere penicilline significa scartare i principali antibiotici di primo livello come l’Amoxicillina, che è peraltro poco cara, obbligando il medico a prescrivere farmaci alternativi più costosi, talvolta troppo potenti rispetto al problema in questione e con maggiori effetti collaterali.

Qual è il motivo della sovradiagnosi?

Lo abbiamo chiesto a Paolo Pigatto, Responsabile dell’Unità Operativa di Dermatologia all’IRCCS Istituto Ortopedico Galeazzi di Milano e Professore di Dermatologia all’Università degli Studi di Milano. “Anzitutto concordo pienamente con quanto riportato in questa ricerca. I colleghi hanno messo nero su bianco ciò che da anni riscontriamo nella pratica clinica, cioè che solo una parte di chi pensa di essere allergico alla penicillina lo è davvero”. Il più delle volte le reazioni come rash cutanei sono imputabili a effetti collaterali del farmaco o, al massimo, a intolleranze. “Questo perché una diagnosi di allergia alla penicillina è molto complessa da effettuare e pochi centri la eseguono. È necessario uno staff multidisciplinare in grado di gestire eventuali risposte immunitarie molto forti.”

Un test allergico alla penicillina è pericoloso. Un test diagnostico serio prevede anzitutto un’analisi del sangue per individuare se sono presenti anticorpi per le penicilline, poi si esegue un test somministrando al paziente dosi molto diluite di farmaco per valutare la reazione. Tutto questo va eseguito in ospedale e prevede un ricovero in day hospital, talvolta anche di più giorni, oltre alla presenza di un rianimatore in caso di eventi molto avversi.

L’allergia può passare nel corso del tempo?

“Test di questo tipo sono dunque complessi e questo fa sì che il medico di medicina generale o di pronto soccorso preferisca optare per una scelta precauzionale per pazienti che manifestano reazioni avverse – anche solo nausee, manifestazioni cutanee o vomito – dopo l’assunzione delle penicilline” spiega Pigatto. “Dobbiamo inoltre considerare il fatto che non si tiene conto spesso che l’allergia può comunque passare nel corso del tempo.”

Dopo cinque anni di analisi dei dati, gli autori dello studio americano hanno scoperto che la metà delle persone che ha avuto una reazione allergica – come orticaria, respiro sibilante, respiro corto o anafilassi – non era più allergica. A 10 anni, la percentuale scende dell’80%. Anche la Infectious Diseases Society of America ha raccomandato di promuovere la valutazione delle allergie alla penicillina. Al momento il team sta lavorando con più di 50 ospedali in tutto il paese, condividendo le migliori pratiche che consentiranno l’esecuzione del test e l’aggiornamento delle cartelle cliniche.

“Stiamo scoprendo che ciò che la maggior parte di questi pazienti pensa sia una reazione allergica è in realtà solo un effetto collaterale che potrebbe essersi verificato una volta e potrebbe non ripetersi mai più” scrivono gli autori dell’articolo, che hanno messo a punto un questionario che secondo loro potrebbe aiutare i medici nella diagnosi. “I nostri studenti di farmacia sono stati in grado di fare chiarezza togliendo l’etichetta di allergico alla penicillina al 20% dei pazienti esaminati, semplicemente con un’anamnesi dettagliata”.

Oltre ai benefici per la salute pubblica, gli autori stimano che i risparmi sanitari sarebbero di decine di milioni di dollari all’anno se i pazienti potessero tornare alla penicillina evitando trattamenti antibiotici più costosi. Lo studio presso l’ospedale Candler ha rilevato un risparmio medio di 350 dollari per paziente, che include il costo del test cutaneo.


Leggi anche: Abuso di antibiotici: a cosa stare attenti per contrastare l’antibiotico-resistenza

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

Cristina Da Rold
Giornalista freelance e consulente nell'ambito della comunicazione digitale. Soprattutto in rete e soprattutto data-driven. Lavoro per la maggior parte su temi legati a salute, sanità, epidemiologia con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 sono consulente social media per l'Ufficio italiano dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.

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