martedì, Novembre 24, 2020
ANIMALI

Il 2019 animale, dall’ultimo rinoceronte di Sumatra malese al congresso CITES

È stato un anno intenso per la conservazione della natura, punteggiato di estinzioni e decisioni controverse ma anche di buone notizie.

Elefanti più tutelati dopo il congresso CITES

In agosto a Ginevra si è tenuto il 18esimo congresso CITES, Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione; più di 130 specie hanno ottenuto lo status di specie protetta per la prima volta e per nove il livello di tutela è stato aumentato. Ma da giorni di delicate discussioni, dove la tutela della fauna selvatica deve fare i conti con la crescita economica, il turismo e le altre spinte che in ogni paese mettono a rischio la biodiversità, è emerso un traguardo in particolare: ora gli elefanti africani potranno essere catturati in natura per essere venduti agli zoo solo in casi eccezionali, ovvero quando sia documentabile un vero beneficio dal punto di vista della conservazione. Botswana, Zimbabwe, Namibia e Sudafrica possono spostare i propri elefanti solo in altri stati africani dove vivono – o sono vissuti – gli elefanti.

La prigione per cetacei in Russia

Durante il 2018 quattro compagnie russe avevano catturato oltre un centinaio di cetacei, detenuti illegalmente in gabbie di pochi metri nella baia di Uspeniya e destinati alla vendita ad acquari cinesi. Dopo la denuncia di Greenpeace, identificata la “prigione” subacquea dove gli animali erano rinchiusi, le indagini hanno stabilito che cattura e detenzione degli animali erano illegali ed è stato dato il via a un’operazione di rilascio durata complessivamente più di quattro mesi. Nell’ultimo rilascio, il 10 novembre, il governo russo ha liberato il restante gruppo di cetacei ancora rinchiuso nella “prigione” della baia di Srednyaya; 50 beluga sono stati trasferiti nella baia di Uspeniya, a un centinaio di chilometri di distanza.

Buone notizie per i pangolini

Le squame dei pangolini non sono più spesate dalle assicurazioni sanitarie cinesi per alcun tipo di trattamento. Nell’agosto 2019 le autorità cinesi hanno comunicato che le medicine tradizionali preparate con parti del corpo dei pangolini, nello specifico le squame oggi usate in decine di preparati, non saranno più coperte dai fondi delle assicurazioni. Doppia buona notizia, perché i mammiferi squamati sono un buona compagnia: non saranno più spesati nemmeno i prodotti contenenti parti del corpo di antilopi saiga, a base di cavallucci marini, di coralli e tartaruga embricata. Come per tante altre pratiche legate alla medicina tradizionale, non vi sono evidenze che le squame di pangolino abbiano effetti positivi di sorta sulla salute umana. Eppure sono impiegate per trattamenti destinati alle neo-mamme (per aumentare la produzione di latte), in medicinali per migliorare la circolazione e molto altro. Le otto specie di pangolini note sono tutte a rischio di estinzione secondo la IUCN, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura, e il pangolino è considerato il mammifero più trafficato al mondo.

Il Giappone ha ripreso la caccia alle balene a scopi commerciali

Per la prima volta dopo oltre 30 anni, il Giappone ha ripreso ufficialmente la caccia alle balene a scopi commerciali. Dopo anni di dibattiti e controversie, le autorità giapponesi hanno deciso di abbandonare l’International Whaling Commission, commissione istituita nel 1946 per regolare l’industria baleniera dopo decenni di uccisioni incontrollate che avevano portato sull’orlo dell’estinzione diverse specie di cetacei. Prima di abbandonare l’IWC il Giappone – che cacciava annualmente circa mille animali tra balenottere boreali, balenottere minori, balene grigie e altre specie – aveva richiesto di stabilire una quota “sostenibile” di esemplari cacciabili legalmente da ciascun paese, ma non aveva trovato il favore della commissione.

1 anfibio su 2 è a rischio di estinzione

Uno studio pubblicato a marzo ha mostrato che oltre 1.0000 specie di anfibi sono probabilmente a rischio di estinzione, andando ad aggiungersi alle 4.200 già riconosciute come minacciate dalle Nazioni Unite. Oltre a fornire numeri preoccupanti, la ricerca ha mostrato come le iniziative di tutela degli anfibi nel mondo siano estremamente disomogenee e alcune aree siano veri e propri deserti per la conservazione di questi animali. Un esempio sono l’Africa centrale e il Sud-Est asiatico, dove mancano dati e iniziative per tutelare gli anfibi, direttamente o facendo sì che beneficino della protezione destinata ad altre specie più note/ carismatiche/ minacciate, ad esempio tramite sforzi di conservazione degli habitat.

Addio all’ultimo rinoceronte di Sumatra della Malesia

A novembre 2019 è morta di cancro Iman, l’ultimo rinoceronte di Sumatra (Dicerorhinus sumatrensis) che viveva in Malesia. A maggio era morto Tam, l’ultimo maschio rimasto nel paese, e la specie è ora localmente estinta: gli ultimi 80 esemplari che sopravvivono sono tutti in Indonesia, dove la degradazione e frammentazione dell’habitat aggrava l’isolamento degli animali. Purtroppo Iman non era fertile e gli sforzi per farla riprodurre con Tam non hanno avuto successo; quando le femmine di rinoceronte di Sumatra non hanno la possibilità di riprodursi per lunghi periodi, spiegano gli esperti, sono a rischio di sviluppare fibroidi e cisti nel tratto riproduttivo, che vanno a compromettere la loro capacità di rimanere gravide e portare a termine la gestazione.

Operation Blizzard, il più grande sequestro di rettili della storia

Destinati a diventare animali da compagnia esotici ma anche scarpe, borse cinture: era questo che attendeva gli oltre 4.000 rettili vivi (serpenti, lucertole, tartarughe e altre specie) sequestrati tra aprile e maggio nella più grande operazione per contrastare il traffico di rettili della storia, Operation Blizzard. La polizia, in uno sforzo globale tra Interpol ed Europol, ha arrestato 12 sospetti – sei degli arresti sono avvenuti in Italia – e prelevato gli animali da aeroporti, allevamenti e negozi di animali soprattutto in Europa e negli Stati Uniti. Il traffico illegale di rettili è aumentato negli ultimi decenni e solo una minima percentuale è tutelata dalla convenzione CITES.

Prima evidenza di uso di strumenti in un uccello marino

I pulcinella di mare, più noti come puffin, sono tra gli uccelli marini più carismatici e riconoscibili grazie alle zampe e al becco variopinto che spiccano nel piumaggio bianco e nero. Ora a renderli peculiari c’è un aspetto in più: un video ripreso a Grimsey Island, in Islanda, mostra un puffin che prende un bastoncino tra le zampe e lo usa per grattarsi il piumaggio, un comportamento documentato finora solo in elefanti e primati. Gli autori dello studio, Annette L. Fayet (che avevamo intervistato nel 2018), Erpur Snær Hansen e Dora Biro, riportano di aver osservato lo stesso comportamento anche in un’altra colonia di puffin nel Galles. È raro, ma evidentemente diffuso in più popolazioni geograficamente distanti fra loro. D’estate questi uccelli nidificano sulle coste Nord-europee di paesi come la Norvegia, l’Islanda, la Scozia e l’Islanda, ma terminata la stagione riproduttiva, quando si involano, resta un mistero dove siano diretti. Il 90% della popolazione di questi uccelli vive in Europa e al momento è minacciata; secondo i primi studi ecologici il momento critico sembra essere l’estate, ma non è ancora chiaro cosa ne stia causando il declino.

Il ritorno della tartaruga di Fernandina

Non si vedeva dal 1906, anno dell’ultimo avvistamento confermato, e fino al 2017 la IUCN annoverava la specie come potenzialmente estinta. Poi Washington Tapia, direttore della Giant Tortoise Restoration Initiative (GTRI) che lavora nella conservazione delle tartarughe da 30 anni, ha iniziato a seguire insieme a un gruppo di ranger delle possibili tracce che sembravano indicarne la presenza. È così che ha trovato una tartaruga di Fernandina (Chelonoidis phantasticus) sull’isola omonima, alle Galápagos. L’esemplare è una femmina di circa 100 anni ed è stata portata in un centro dedicato alla riproduzione dei rettili su Santa Cruz Island: la decisione è stata presa da Tapia dopo aver constatato che l’area in cui viveva non era particolarmente ricca di risorse, e trovarla una seconda volta sarebbe stato molto difficile per i ricercatori.

Un leopardo nero avvistato in Africa, non si vedevano da 100 anni

Non si tratta di una specie o sottospecie diversa (ne esistono 9) di leopardo, bensì di un esemplare melanico dalla pelliccia nera: è stato avvistato a Loisaba Conservancy, grazie a una rete di fototrappole disposte nell’area protetta. Si tratta di una giovane femmina che si sposta in compagnia di un’altra più grande e di colore normale, forse la madre, e ha attirato l’attenzione dei ricercatori perché in Africa questo fenomeno è molto raro nei leopardi. Non se ne vedeva uno da 100 anni, mentre gli esperti ritengono che il melanismo capiti più di frequente nei felini che vivono nel Sud-Est asiatico, dove una pelliccia scura permette di mimetizzarsi meglio nelle fitte foreste tropicali.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografie: Pixabay 123

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Eleonora Degano

Eleonora Degano

Editor, traduttrice e giornalista freelance
Biologa ambientale, dal 2013 lavoro nella comunicazione della scienza. Mi occupo soprattutto di animali e autismo. Oggi faccio parte della redazione di OggiScienza e traduco soprattutto per National Geographic e l'agenzia LEAP di Londra. Ho conseguito il master in Giornalismo scientifico alla SISSA, Trieste, e frequento il master in Disturbi dello spettro autistico dell'Università Niccolò Cusano. Nel 2017 è uscito per Mondadori il mio libro "Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie". #ActuallyAutistic
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