giovedì, 27 Febbraio, 2020
DOMESTICIRUBRICHE

Pappagalli in casa: specie diverse con necessità comuni

Sul mercato se ne trovano tanti e gli uccelli vanno acquistati con enorme consapevolezza. Impegnandosi a rispettare tutte le loro necessità, dal volo alla continua stimolazione cognitiva.

Una doverosa premessa: nel corso della storia, la nostra specie ha selezionato gli animali che oggi conosciamo come “domestici” sulla base di tratti specifici, dalla produttività alla mansuetudine, dall’aspetto all’abilità di svolgere determinati lavori. Cani, gatti, galline, cavalli, pecore, conigli e molti altri animali hanno imparato a convivere con noi e, se tenuti in modo appropriato, ad adattarsi alla cattività. Ma, per dirla con le parole della World Animal Protection, un’organizzazione no-profit per la tutela degli animali, c’è chi desidera qualcosa di più “inusuale”: la detenzione di specie esotiche e selvatiche riguarda diversi animali, da piccoli mammiferi a uccelli, rettili e anfibi. 

Come autrici di questa rubrica, crediamo che le specie selvatiche appartengano al loro ambiente naturale. Tuttavia, riteniamo corretto parlare anche di animali che, pur non essendo domestici, sono oggi diffusi come pet, proprio perché la scelta di acquistare una specie esotica richiede la massima consapevolezza da parte dell’aspirante proprietario. La detenzione di queste specie è strettamente regolata dalle normative nazionali e internazionali: in particolare attraverso la CITES, recepita in Italia principalmente con la legge 150/92, che ha lo scopo di tutelare le specie dallo sovra-sfruttamento attraverso la normazione del commercio internazionale, e i decreti sulle specie pericolose per l’incolumità e la salute pubbliche. 

Chi sceglie di convivere con un animale selvatico ed esotico deve assicurarsi che la sua detenzione sia effettivamente permessa e di acquistarlo da venditori autorizzati, che garantiscano la legalità della provenienza. Inoltre, deve essere in grado di garantirgli condizioni di vita idonee, curando il benessere psicofisico di specie adattate ad ambienti ben diversi dal nostro. E senza mai credere che, in caso di ripensamenti, l’abbandono sia una soluzione.


Quello dei pappagalli è un fascino tutto particolare. E non solo per i colori sgargianti, che ce li fanno associare immediatamente al concetto di “esotico” – perfino dove hanno ormai colonizzato le città italiane – , ma anche per le loro caratteristiche cognitive e sociali, ricche e complesse. Il rapporto ASSALCO-Zoomark 2019 riporta che sono 12,8 milioni gli uccelli tenuti dalle famiglie italiane; purtroppo, però, non è noto quanti di questi siano rappresentati da pappagalli.

Certo è che il mercato ne propone un notevole numero di specie: si va dagli ara, provenienti dal Sudamerica e che possono superare gli 80 centimetri di lunghezza e il chilo di peso, ai piccoli “inseparabili” africani; dai pappagalli cenerini dell’Africa equatoriale ai cacatua provenienti da Malesia, Australia, Nuova Zelanda, Indonesia e Filippine.

Come avevamo già scritto per quanto riguarda i rettili tenuti come pet, si parla di molte specie con caratteristiche, necessità e habitat originale profondamente diversi tra loro. È responsabilità e dovere del proprietario informarsi e garantire all’animale scelto il rispetto delle sue caratteristiche etologiche, per assicurargli il benessere psicofisico. Comunque, possiamo delineare alcuni principi da tenere in considerazione quando si medita l’acquisto di un pappagallo.

Libertà di volare…

Iniziamo dallo spazio. I pappagalli sono volatori e in natura possono coprire vaste distanze; confinarli perennemente in una gabbia è quindi deleterio per il loro benessere. Il volo rappresenta un esercizio fisico di grande importanza per la salute fisica e mentale dei pappagalli, che la vita sedentaria sembra predisporre a malattie cardiovascolari.

Lo spazio da mettere a disposizione dell’animale dipende anche dalla specie ma, in generale, «Più è, meglio è: i pappagalli sono purtroppo ancora oggi tenuti spesso in gabbie, e anche troppo piccole. L’ideale sarebbe invece mettere a loro disposizione una stanza dove possano stare liberi e in sicurezza, e consentire che possano accedere al resto della casa quando il proprietario è presente», spiega a OggiScienza Marco Bedin, responsabile della medicina e chirurgia degli animali esotici e selvatici presso la clinica veterinaria “Euganea”.

«Se non è disponibile una stanza adatta a lasciarlo da solo può avere senso, per prevenire infortuni quando il proprietario non può monitorarlo, tenere per brevi periodi il pappagallo in gabbia o voliera – ma queste devono essere sufficientemente grandi da consentirgli di muoversi agevolmente».

Per quanto riguarda l’uso di gabbie è bene prestare attenzione che non contengano metalli pesanti: le sbarre e i rivestimenti delle gabbie, nonché altri accessori della gabbia e giocattoli e le maglie delle voliere, possono infatti contenere zinco, e rappresentano la principale fonte d’intossicazione da questo metallo per gli uccelli. Decisamente sconsigliato l’uso della catenella per legare il pappagallo al trespolo, peraltro vietata da molte regioni italiane, perché rischia di infliggere danni alle zampe dell’animale quando prova ad allontanarsi.

Attenzione, comunque, a far sì che gli ambienti in cui il pappagallo può muoversi non siano anche ambienti da cui possa fuggire. «I pappagalli sono generalmente curiosi ed esploratori, e la maggior parte di loro non esiterà ad avventurarsi fuori da una finestra aperta se ne ha l’occasione», continua Bedin. Alle fughe e agli abbandoni illegali si deve la diffusione di pappagalli in diverse città europee.

«Si tratta prevalentemente di parrocchetti monaci e dal collare, che sono riusciti a riprodursi e stabilirsi anche al di fuori del loro habitat – e soprattutto in ambienti urbani – con grande successo», continua il veterinario. In alcuni Paesi, i parrocchetti hanno provocato danni all’agricoltura (ad esempio in Spagna) e sono entranti in competizione con alcune specie native per le mangiatoie, ma anche per i siti di nidificazione.

…e libertà di socializzare

Un altro aspetto fondamentale da tenere in considerazione quando si sceglie di vivere con un pappagallo è la socialità. Questi uccelli vivono solitamente in stormi, e hanno una vita sociale ricca e complessa, indagata anche da diversi studi scientifici. Ad esempio, un lavoro di qualche anno fa aveva mostrato come i parrocchetti monaci in cattività, la cui socialità gira intorno alle coppie – in natura, questi pappagalli sono stati spesso osservati volare in due – mostrino una specifica preferenza proprio per un determinato compagno e non per altri, senza necessariamente formare una coppia maschio-femmina; in altre parole, il legame non è casuale.

Alla coppia di pappagalli che forma il “mattone di base” per la socialità del gruppo si associano poi dinamiche di fissione e fusione dei sottogruppi, che possono formare legami più o meno stretti e con una gerarchia di dominanza. Ciò significa anche che questi pappagalli sono in grado di tenere a mente gli altri individui del gruppo e le relazioni avute con loro in precedenza.

Più recentemente, uno studio pubblicato su Current Biology ha mostrato la presenza di comportamenti prosociali nei pappagalli cinerini (ma non nell’altra specie di pappagallo sottoposta agli esperimenti, l’ara testablu). Agli uccelli veniva insegnato che, dando allo sperimentatore un gettone, potevano ottenere cibo in cambio: i pappagalli cinerini offrivano spontaneamente il gettone ai compagni. «È da sottolineare come i pappagalli cinerini fossero intrinsecamente motivati ad aiutare gli altri, anche se non erano loro amici», ha spiegato in un comunicato uno degli autori dello studio. «Ci ha sorpreso che sette pappagalli su otto fornissero spontaneamente il gettone al compagno già nel primo trial, quindi senza aver fatto esperienza precedente del setting sociale e senza sapere che successivamente sarebbero stati testati anche nell’altro ruolo».

Anche in ambiente domestico, quindi, i pappagalli non dovrebbero mai essere relegati in solitudine: devono poter stare con i membri della famiglia e possibilmente con conspecifici con cui “parlare la stessa lingua”. Ricordiamo che i pappagalli sono prede, in natura, e la relazione con altri animali domestici come il cane e il gatto può non essere sempre consigliabile. Come già scritto per i conigli, la loro natura di prede implica anche che bisogna rapportarvisi con delicatezza.

Un malessere evidente

Per garantire il benessere dei pappagalli, quindi, interazioni sociali e spazi idonei sono basi fondamentali. La restrizione negli uni e negli altri ha effetti spesso ben visibili: stress, paura e noia si esplicitano con una serie di alterazioni comportamentali che vanno dalla diminuita all’aumentata vocalizzazione, dalla mancanza di appetito all’auto-deplumazione, fino alla presenza di comportamenti stereotipati, come il masticare in modo incessante le sbarre della gabbia, o spostarsi avanti e indietro seguendo sempre la stessa traiettoria.

Tutti questi comportamenti sono indicativi di una condizione di malessere del pappagallo che non è messo in condizione di rispettare le sue caratteristiche etologiche. Uno studio del 2015 ha valutato proprio come le condizioni spaziali e sociali in cui è tenuto l’animale (dimensione della gabbia e numero d’individui presenti) influenzi i comportamenti stereotipati. Poco sorprendentemente, gli autori hanno notato un aumento di tali comportamenti quando lo spazio e la possibilità d’interazione sono limitati; hanno inoltre osservato una differenza tra i maschi, che tendono maggiormente a mettere in atto comportamenti come il becchettare punti immaginari e muoversi incessantemente, e le femmine, che tendono a masticare la maglia della gabbia e urlare in modo incessante.

Una mente attiva: l’importanza dell’arricchimento ambientale

Garantire il rispetto delle caratteristiche etologiche dei pappagalli significa anche ricordare quanto questi animali siano complessi dal punto di vista cognitivo: oltre agli aspetti sociali di cui abbiamo parlato, solo per fare degli esempi, in diverse specie è stato riportato l’uso di oggetti (per accedere al cibo o manipolarlo) e diversi lavori hanno evidenziato le abilità di problem solving dei pappagalli. Stimolarli dal punto di vista mentale, quindi, rappresenta un altro aspetto fondamentale da considerare se si desidera tenere un pappagallo in casa.

«Uno dei principali problemi dei pappagalli in cattività, e che porta ai comportamenti di stress, è la noia», spiega Bedin. «L’arricchimento ambientale è un elemento importantissimo per un pappagallo tenuto come pet: il proprietario deve fornirgli stimoli, e non solo nel senso di giochi con cui passare il tempo. Ad esempio, tendiamo a fornire ai nostri animali il cibo sempre nello stesso posto, con grande regolarità: perché non cercare di indurli a mettere in atto comportamenti di foraging (ricerca del cibo) come farebbero in natura? Il cibo può ad esempio essere nascosto in una scatola che il pappagallo deve imparare ad aprire; quando ha imparato Lesi cambia strategia, così da non annoiarlo mai. L’aspetto dell’arricchimento ambientale, inteso anche come occupazionale, è stato purtroppo a lungo negletto dai proprietari; oggi, però, molti cominciano a capirne l’importanza».

Inoltre, l’arricchimento ambientale sembra essere correlato a una minor paura degli oggetti nuovi e verso gli umani sconosciuti, soprattutto quando si impiegano oggetti nuovi a rotazione, invece di lasciare a disposizione dell’animale sempre gli stessi.


Leggi anche: Animal hoarding, gli accumulatori seriali di animali

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografia: Pixabay

Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.

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