domenica, Giugno 7, 2020
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Quell’impollinatore dell’opossum

Con i suoi pollici opponibili riesce a rimuovere le foglie modificate che proteggono specie vegetali particolari, accedendo così ai fiori, impollinando e aprendo la strada ad altri impollinatori.

Scybalium fungiforme è una pianta strana e, come dice il nome, sembra un fungo. Non ne si sa moltissimo: è diffusa in Brasile, appartiene alla famiglia delle Balanophoraceae e ha piccoli fiori di colore chiaro circondati e sostenuti da brattee, le foglie modificate che in certe specie accompagnano le infiorescenze. Per impollinare una pianta del genere, le brattee vanno spostate in modo che il fiore sia esposto. E non è banale: molte specie della stessa famiglia sono impollinate da insetti come le api o le vespe, ma ormai quasi 30 anni fa un gruppo di scienziati ipotizzava che dietro alla riproduzione di S. fungiforme ci fosse ben altro. Tipo gli opossum.

Quasi 30 anni fa, un’idea

Era l’inizio degli anni ’90 e il gruppo di ricerca di Patrícia Morellato, della São Paulo State University di Botucatu, aveva pensato che l’opossum con i suoi pollici opponibili (perfetti per spostare le brattee) fosse un papabile candidato per impollinare la specie. Seguito poi, una volta rimosse le brattee, da impollinatori secondari che avevano ormai accesso diretto ai fiori. Così i ricercatori avevano provato a documentare l’impollinazione, ma senza mai riuscire a filmarla: catturarono un opossum e trovarono sul suo naso dei resti di nettare, ma non pubblicarono mai per mancanza di evidenze sufficienti.

Tra il 2017 e il 2019 Felipe Amorim e i suoi studenti hanno ripercorso la stessa strada, ex novo e senza sapere di non essere i primi a porsi il dubbio: partendo dall’ipotesi che l’impollinatore di S. fungiforme dovesse essere un animale non volante, per via della morfologia della specie, hanno pensato si trattasse di un roditore. “Al tempo nessuno di noi sapeva nulla delle osservazioni non pubblicate di Patrícia negli anni ’90”, spiega Amorim in un comunicato.

Visitatori notturni

Il gruppo ha portato avanti lo studio nella riserva Serra do Japi Biological Reserve, a circa 50 chilometri dal sito studiato da Morellato, e ha allestito una serie di videocamere per la visione notturna in modo da documentare eventuali visitatori. Così, arrivato il buio, hanno avuto la conferma: sono riusciti a riprendere gli opossum che spostavano le brattee dalle piante e vi immergevano il muso, sprofondando tra i fiori per nutrirsi del nettare. Era la prima evidenza diretta.

Quando Morellato ha visto il video, è rimasta entusiasta. Vedeva dal vivo per la prima volta qualcosa che aveva ipotizzato tre decenni prima. Dopo la visita degli opossum, che rimuovevano quel primo ostico strato, ecco che S. fungiforme diventava un banchetto più accessibile: api, vespe e – inaspettatamente – colibrì. “In base alla morfologia Morellato, i miei studenti e io eravamo piuttosto sicuri che gli impollinatori fossero mammiferi non volanti, ma che i colibrì si spingessero fino a terra per visitare questi fiori è stato per me del tutto inaspettato”. Le osservazioni sono state pubblicate sulla rivista Ecology.


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Fotografia: Pixabay

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Eleonora Degano

Eleonora Degano

Editor, traduttrice e giornalista freelance
Biologa ambientale, dal 2013 lavoro nella comunicazione della scienza. Mi occupo soprattutto di animali e autismo. Oggi faccio parte della redazione di OggiScienza e traduco soprattutto per National Geographic e l'agenzia LEAP di Londra. Ho conseguito il master in Giornalismo scientifico alla SISSA, Trieste, e frequento il master in Disturbi dello spettro autistico dell'Università Niccolò Cusano. Nel 2017 è uscito per Mondadori il mio libro "Animali. Abilità uniche e condivise tra le specie". #ActuallyAutistic

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