mercoledì, Ottobre 21, 2020
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La spesa sanitaria degli italiani

L’Italia è il primo paese per produzione di farmaci in Europa. Vi lavorano 65 400 addetti per 31,2 miliardi di euro di produzione, ed è il settore che ha registrato la più alta crescita di produzione (+24%) e export (+107%) nel decennio 2007-2017.

Secondo l’indagine Farmindustria basata su dati AIFA, è emerso che i farmaci in Italia hanno un prezzo inferiore rispetto alla media europea, ma è risultato anche che la spesa farmaceutica pubblica pro-capite è inferiore del 27% rispetto alla media dei grandi paesi dell’UE. Vediamo in un racconto in numeri quanto spende lo Stato e quanto spendono gli italiani per le spese sanitarie, nello specifico per i farmaci e le visite specialistiche, l’utilizzo dei farmaci generici, il numero di ricette emesso per regione e le rinunce sulla sanità che purtroppo molti italiani devono fare.

La spesa farmaceutica

La spesa farmaceutica a carico del SSN si divide in due parti fondamentali: la spesa farmaceutica territoriale o convenzionata, ovvero i farmaci di fascia A a carico del SSN e la farmaceutica ospedaliera, cioè i farmaci di fascia H, che sono quelli impiegati negli ospedali. Ci sono poi i farmaci di fascia C, ovvero quelli a totale carico dei cittadini. Secondo un’indagine AIFA, nel 2018 sono stati spesi complessivamente 29,1 miliardi di euro per i farmaci tra pubblico e privato, di cui il 77% è poi stato rimborsato dal SSN. Ciò significa che in media ogni cittadino italiano ha speso circa 482€ annuali per l’acquisto di farmaci.
La spesa farmaceutica territoriale totale è stata nel 2018 di 20.781 milioni di euro (-1% rispetto al 2017) di cui 12.402 sono da considerare per la spesa territoriale pubblica, che rappresenta il 60% del totale (-4% rispetto al 2017). Sono infatti state dispensate circa 2 miliardi di confezioni dall’assistenza territoriale pubblica e privata (-2,5% rispetto al 2017).

La spesa a carico dei cittadini per la compartecipazione (ticket e differenze di prezzo sui farmaci convenzionati) ha registrato un aumento del 3,8% tra il 2017 e il 2018.
Ben il 98% degli anziani e circa il 50% degli italiani di età compresa tra 0 e 54 anni ha ricevuto una prescrizione farmacologica nel 2018. In generale la popolazione al di sopra dei 64 anni fa registrare una spesa pro-capite sanitaria a carico del SSN circa 3 volte maggiore rispetto al livello medio nazionale. Anche i bambini sono rilevanti, in quanto nel 2018 oltre 4,8 milioni di bambini e adolescenti hanno ricevuto una prescrizione farmaceutica (49,1%) con un picco per il primo anno di vita dei bambini.

Dall’analisi in oggetto risulta chiaro che la spesa convenzionata lorda è quella maggioritaria nel nostro paese: ben 10.141 milioni di euro, contro i 2.875 milioni di euro spesi per i farmaci di classe C, quindi pagati di tasca propria dagli italiani.
La regione dove vengono emesse più ricette è la Lombardia, con ben 76.605 prescrizioni emesse nel 2018, seguita da Lazio (62.381) e Sicilia (53345).
Le differenze sull’utilizzo dei farmaci è anche da rilevare tra i sessi: le donne utilizzano in media più farmaci degli uomini. La prevalenza d’uso è infatti del 71% tra le donne e del 62% tra gli uomini.

I farmaci generici

Assogenerici, l’Associazione Nazionale Industrie Farmaci Generici e Biosimilari ha effettuato un’indagine sull’utilizzo di farmaci generici nel nostro paese nell’anno 2019, registrando che i farmaci equivalenti hanno rappresentato il 22% dei medicinali venduti in termini di volume e il 14% del mercato in termini di valori. I farmaci equivalenti rappresentano l’89% delle confezioni di farmaci venduti per la classe A, mentre sono una fetta decisamente minoritaria relativamente alla classe C (10% dei volumi e 17% dei valori) e alla classe dell’automedicazione (1%). I farmaci equivalenti sono inoltre molto più utilizzati al nord (37,3%) che al sud (22,4%) e il territorio dove sono maggiormente scelti dalla popolazione è la Provincia autonoma di Trento, con ben il 43% di farmaci generici sul totale di quelli rimborsati dal SSN.

La spesa sanitaria a carico delle famiglie

Secondo l’indagine di ISTAT la spesa sanitaria a carico delle famiglie è aumentata nel periodo 2014-2017.

La spesa media mensile per i servizi sanitari e la salute delle famiglie italiane è cresciuta dai 109,5€ del 2014 ai 122,7€ del 2017. Su questa media ciò che ha avuto più impatto sono stati i prodotti farmaceutici, la cui spesa media mensile è passata da 41,8€ del 2014 a 49,2€ del 2017, seguita dalle spese dentistiche passate da 23,2€ a 29,8€. Conseguentemente è aumentato l’impatto percentuale sulle spese generiche delle famiglie, che hanno dedicato sempre più soldi all’acquisto di prodotti per la salute. Per i single sopra i 65 anni si ha il dato più rilevante: dal 2009 al 2017 le spese sono passate dal 4,9% al 6,9%, guadagnando ben due punti percentuali, mentre per i single dai 35 ai 64 anni la spesa è passata dal 2,6% al 3,6%. I più giovani hanno invece iniziato a spendere meno: mentre nel 2009 erano dedicati alle spese sanitarie il 2,6% delle uscite, nel 2017 solo l’1,9% delle spese dei single tra i 18 e i 34 anni è riservato a esse. Le coppie senza figli hanno in tutte le età aumentato la percentuale di spesa dal 2009 al 2017 di circa un punto. Infine, mentre per le coppie con 2 o 3 figli la spesa è rimasta sostanzialmente uguale, è invece aumentata per i nuclei famigliari monogenitoriali (da 3,4% del 2009 a 4,5% del 2017) e per le coppie con un figlio (da 4% a 4,5%).

Le rinunce

L’analisi di ISTAT ha rilevato che negli ultimi anni le famiglie hanno iniziato sempre più a farsi carico delle spese per l’assistenza sanitaria. Nel 2017 circa 2 milioni di persone hanno rinunciato a effettuare visite specialistiche a causa della lista d’attesa troppo lunga, mentre ben 4 milioni di persone hanno dovuto rinunciare a visite specialistiche o accertamenti a causa di problemi economici. Le differenze sono importanti in base anche alle zone d’Italia: il territorio dove si fanno meno rinunce per ragioni economiche è il Nord Est (2,2%), mentre la zona dove ciò avviene di più sono le isole (4,3%).


Leggi anche: L’impatto ambientale dell’industria farmaceutica

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografia: Pixabay

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Francesca Zanni
Ho frequentato un corso di Giornalismo Culturale e tre corsi di scrittura creativa dopo una laurea in Storia Culture e Civiltà Orientali e una in Cooperazione Internazionale. Ho avuto esperienze di lavoro differenti nella ricerca sociale e nella progettazione europea e attualmente mi occupo di editoria. Gattara, lettrice accanita e bingewatcher di serie TV.
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