mercoledì, Novembre 25, 2020
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Distinguere il sesso dei dinosauri: un compito ancora difficile

Uno studio mostra che, in assenza di un dimorfismo sessuale molto marcato, non è possibile riuscire a distinguere con sicurezza i maschi dalle femmine

Maschio o femmina? Conoscere le caratteristiche che distinguevano i sessi dei dinosauri potrebbe raccontarci di più della loro selezione sessuale, a sua volta importante per studiarne comportamento ed evoluzione. Uno studio pubblicato su PeerJ mostra, però, che anche guardando al gaviale, un animale con una serie di caratteristiche utili all’analisi del dimorfismo sessuale dei rettili del passato, riconoscere maschi e femmine nei dinosauri resta molto difficile.

Maschi e femmine

I palchi di corna dei cervi, la coda sgargiante del pavone, il becco arancione del merlo… La maggior parte dei vertebrati moderni presenta esempi di dimorfismo sessuale, le caratteristiche morfologiche che distinguono i due sessi, nel mondo animale (senza escludere la nostra specie). Ma se questi tratti negli animali di oggi li possiamo spesso riconoscere a colpo d’occhio, senza rischio di confondere una gallina per un gallo, non si può dire altrettanto degli animali del passato. I resti fossili che ci hanno lasciato, infatti, rendono arduo capire dove e quali fossero le differenze fisiche tra maschi e femmine – differenze che pure offrirebbero informazioni importanti per capirne meglio il comportamento socio-sessuale e come sia correlato alle spinte evolutive.

Alcuni autori hanno già provato a individuare metodi per stabilire il sesso di questi animali del passato. Per esempio, uno studio pubblicato qualche anno fa su Scientific Reports suggeriva un approccio indiretto, guardando alla coda di oviraptosauri, un gruppo di dinosauri piumati, e confrontandola con quanto sappiamo degli uccelli odierni. Anche lo studio pubblicato su PeerJ parte da un animale di oggi: il gaviale del Gange, unica specie vivente della famiglia Gavialidae e di abitudini strettamente acquatiche. Abita in aree ormai relativamente limitate intorno ad alcuni dei principali fiumi indiani, si nutre di pesce ed è classificato dalla IUCN come a rischio critico di estinzione.

Gaviale, un dimorfismo sessuale marcato

Le caratteristiche che però interessavano gli autori di quest’ultima ricerca non sono queste. «Come i dinosauri, i gaviali sono rettili grandi, a crescita lenta e depongono le uova, caratteristiche che li rendono un buon modello per lo studio delle specie estinte», spiega David Hone, primo autore dello studio. E questo è importante perché, spiegano i ricercatori nel loro articolo, i potenziali modelli animali per lo studio dei dinosauri hanno una serie di limiti. I grandi mammiferi, ad esempio, possono raggiungere dimensioni comparabili a quelle di alcuni dinosauri e avere alcune somiglianze in termini ecologici, ma le storie evolutive e il tipo di crescita è molto differente. D’altro canto, gli uccelli, che sono una linea filogenetica dei dinosauri attualmente esistente, hanno dimensioni contenute, si sviluppano rapidamente e spesso presentano un basso livello di dimorfismo nel sistema scheletrico. Ecco dunque come si arriva ai coccodrilli (Crocodylia), ultimi arcosauri viventi: grandi, con uno sviluppo lento nel corso degli anni, depongono le uova e hanno una prole numerosa.

Nei gaviali si può osservare il dimorfismo sessuale. I maschi sono più grandi rispetto alle femmine, e soprattutto hanno una diversa anatomia del cranio: presentano infatti una protuberanza detta ghara, in fondo al muso, che li rende l’unica specie di coccodrilli a presentare un dimorfismo sessuale evidente e che si pensa possa servire per modificare il richiamo o come riconoscimento visivo del maschio maturo. In sé, la ghara è costituita da tessuti morbidi, che difficilmente si conservano nei resti fossili; tuttavia, la sua presenza è riconoscibile nello scheletro del cranio, che in sua corrispondenza presenta un foro detto “fossa nasale”. «Alcuni animali mostrano livelli alti di dimorfismo sessuale, per esempio dovuto a differenze marcate di dimensioni tra maschi e femmine”, spiega ancora Hone. «I gaviali stanno un po’ a metà, nel senso che presentano questa ampia fossa nasale che aiuta a identificarne il sesso».

Ma i fossili non bastano

I ricercatori hanno quindi studiato 106 resti di gaviale provenienti da diversi musei in giro per il mondo, misurandone una serie di variabili e valutandone le caratteristiche del cranio. Ma, hanno concluso, lo studio del solo scheletro, in assenza di un tratto di dimorfismo sessuale marcato come la ghara, non basta a identificare con certezza il sesso dell’animale.

«La nostra ricerca mostra che, perfino sapendo a priori il sesso del campione analizzato, può essere difficile distinguere i gaviali maschi dalle femmine. Per la maggior parte dei dinosauri non abbiamo un dataset neanche lontanamente vicino a quello usato per questo studio e non conosciamo il sesso del campione, per cui non possiamo che aspettarci il compito ancora più difficile», conclude Hone. «A meno che le differenze tra i sessi dei dinosauri non siano davvero marcate o ci sia un tratto evidente come la fossa nasale, saremmo in difficoltà a distinguere i maschi dalle femmine basandoci solo sui loro scheletri».


Leggi anche: Estinzione dei dinosauri: asteroide, vulcani o… entrambi?

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Wikimedia Commons

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Anna Romano
Biologa molecolare e comunicatrice della scienza, amo scrivere (ma anche parlare) di tutto ciò che riguarda il mondo della ricerca.
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