lunedì, Settembre 28, 2020
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Uso di farmaci durante la pandemia di Covid-19: un racconto in numeri

Quali farmaci sono stati utilizzati e quanto il loro uso è aumentato durante la pandemia rispetto al passato? In quali regioni italiane sono stati utilizzati più farmaci e quali? Il tipo e la quantità di farmaci acquistati in farmacia sono cambiati? Lo vediamo in un racconto in numeri.

Il 29 luglio 2020 l’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) ha pubblicato un rapporto OsMed (Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali dell’Agenzia) sull’uso dei farmaci in Italia durante l’emergenza sanitaria Covid-19.

Farmaci utilizzati per il trattamento di pazienti Covid-19 nelle strutture sanitarie

Lo studio di AIFA ha l’obiettivo di rendere noto quali farmaci sono stati utilizzati a livello ospedaliero e territoriale per fronteggiare l’emergenza sanitaria causata dal Covid-19. È bene precisare che si è trattato di una malattia “grave e sostanzialmente sconosciuta, (che) ha comportato la proliferazione di una serie di protocolli di trattamento spesso basati su evidenze decisamente insufficienti e a volte molto eterogenei da centro a centro”. Per questo le terapie non sono state omogenee nel nostro Paese, sebbene AIFA sia intervenuta per diffondere a livello nazionale gli studi clinici che dimostravano la maggiore o minore efficacia dei farmaci utilizzati.

I dati relativi ai farmaci acquistati e utilizzati all’interno delle strutture sanitarie provengono dal flusso della tracciabilità del farmaco (dati aggiornati all’11/06/20).

Nel grafico si possono osservare le categorie di farmaci utilizzati per il Covid-19; si tratta di una serie storica del delta percentuale pre-post Covid-19 rispetto a gennaio 2019 fino a maggio 2020.

Fonte: AIFA

 È l’idrossiclorochina, un farmaco usato nel trattamento di artrite reumatoide e LES (lupus eritematoso sistemico) quello che ha avuto maggiore aumento d’utilizzo (variazione pari al 4,662%) durante i momenti più critici nel nostro Paese della pandemia (tra febbraio e maggio 2020), per poi calare drasticamente a maggio, quando l’AIFA ne ha sospeso l’autorizzazione all’utilizzo per il trattamento dei pazienti risultati positivi al coronavirus. La sospensione è avvenuta, citando le parole di AIFA, a causa di un “un aumento di rischio per reazioni avverse a fronte di benefici scarsi o assenti”.

L’idrossiclorochina è stata utilizzata molto in tutte le regioni, ma se ci soffermiamo sulle regioni più colpite dal virus, quindi Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte, Toscana e Veneto, possiamo vedere che è stato il Piemonte la regione in cui il consumo è stato maggiore.

Ripartizione regionale del delta percentuale pre-post COVID-19 per il principio attivo idrossiclorochina:

Fonte: AIFA

A seguire, tra i farmaci per cui è stato registrato un aumento di utilizzo, abbiamo il Tocilizumab (usato per il trattamento dell’artrite reumatoide). Anche in questo caso AIFA ha poi comunicato che, secondo uno studio condotto su 126 pazienti, non sono stati riscontrati benefici nei pazienti affetti dal virus e curati con questo medicinale. Questo farmaco ha avuto un particolare incremento di utilizzo in Emilia Romagna, Lombardia e Toscana.
Sono inoltre stati riscontrati aumenti anche per l’azitromicina (soprattutto in Emilia Romagna) e per gli immunosoppressori.

 

Nel report è stata poi confrontata la variazione percentuale pre-post pandemia per le categorie utilizzate per il Covid-19, confrontando i dati delle regioni più impattate dal Covid-19 e il resto d’Italia.

Fonte: AIFA

Farmaci iniettivi e ossigeno

In ambito ospedaliero, relativamente agli iniettivi e all’ossigeno, si è registrato un significativo aumento per quanto riguarda l’utilizzo di ossigeno, ma anche di anestetici generali, di sedativi e di miorilassanti. L’ossigeno è passato da 51,58 confezioni per 10mila abitanti die del dicembre 2019 a 94,99 confezioni del marzo 2020. Le medie del periodo pre e post Covid erano di 53,46 contro 72,16. Relativamente agli anestetici generali iniettivi si è passati da una media per 10mila abitanti die pre Covid di 0,82 confezioni a una media post Covid di 1,77. Anche l’utilizzo di acido ascorbico (vitamina C) iniettivo e antidoti iniettivi aspecifici come l’aceticisteina (farmaco per le affezioni respiratorie acute) e il glutatione hanno subito un aumento.

Relativamente a questo tipo di prodotti, AIFA è intervenuta a livello regionale per calmierare l’approvigionamento di questi farmaci.

Gli acquisti privati: i farmaci rimborsati dal SSN

Relativamente agli acquisti privati, i dati provengono dal flusso informativo delle prescrizioni farmaceutiche a carico del SSN. I malati cronici del nostro Paese, più a rischio di contrarre il virus, sono stati messi nelle condizioni di doversi spostare il meno possibile durante il lockdown grazie al prolungamento dei piani terapeutici esistenti e alle ricette dematerializzate. Le principali patologie per cui il report ha analizzato l’andamento degli acquisti diretti in farmacia sono: Diabete, Affezioni del sistema cardio-circolatorio e ipertensione, Dislipidemie, Demenze, Psicosi, Ansia e depressione, Epilessia, Parkinson, Patologie respiratorie, Osteoporosi, Patologie della tiroide.

Secondo i dati raccolti, ci sarebbe stato un incremento negli acquisti a marzo, quando le persone hanno acquistato di più per poter avere una scorta di medicinali in previsione del periodo di lockdown, tendenza che è andata poi normalizzandosi nei mesi successivi. Lo studio di AIFA non nota quindi un aumento significativo nell’acquisto dei farmaci da parte dei cittadini per curare malattie croniche preesistenti al Covid-19. I farmaci per i quali si è registrato un leggero aumento di acquisto sono stati anticoagulanti, antidiabetici e antiaggreganti piastrinici, oltre agli antipsicotici (5,50 confezioni per 10mila abitanti die pre Covid, contro le 5,70 post Covid). Relativamente agli antidepressivi si è effettivamente registrato un aumento di prescrizioni a marzo (16,92 confezioni per 10mila abitanti die di febbraio contro le 18,78 di marzo) ma il dato si è riallineato con il passato già in aprile. La vendita di farmaci per trattare osteoporosi e asma ha invece subito una riduzione.

I farmaci di classe C

Come nel caso dei farmaci utilizzati nelle strutture sanitarie, i dati relativi a questi acquisti provengono dal flusso della tracciabilità del farmaco. In questo caso possiamo vedere come le farmacie si siano approvigionate maggiormente di idrossiclorochina, farmaci a base di acido ascorbico (Vitamina C) e ansiolitici.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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Francesca Zanni
Ho frequentato un corso di Giornalismo Culturale e tre corsi di scrittura creativa dopo una laurea in Storia Culture e Civiltà Orientali e una in Cooperazione Internazionale. Ho avuto esperienze di lavoro differenti nella ricerca sociale e nella progettazione europea e attualmente mi occupo di editoria. Gattara, lettrice accanita e bingewatcher di serie TV.
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