giovedì, Ottobre 29, 2020
LIBRI

Caos quotidiano. Un nuovo mondo di possibilità

Il libro di David Weinberger ci fornisce gli strumenti per orientarci in un mondo permeato da tecnologia e informatica.

David Weinberger (New York, 1950) già autore de La stanza intelligente (Codice edizioni, 2012) è considerato uno dei più autorevoli “filosofi di internet”. Ricercatore al Berkman Center della Harvard University, in Italia ha pubblicato anche Arcipelago Web (Sperling & Kupfer) ed Elogio del disordine (BUR). Il suo nuovo libro Caos Quotidiano (Codice Edizioni, 24€) cerca di fornire qualche strumento per permetterci di orientarci in questo caotico mondo contemporaneo, dove la tecnologia e l’informatica permeano la nostra vita, e di conseguenza il pensiero filosofico. Il saggio è ordinatamente diviso in 7 capitoli che hanno sempre una coda a mo’ di sintesi. Anche schematicamente insomma, Weinberger cerca di darci degli strumenti molto precisi per lo scopo che si prefigge di conseguire: ritrovare l’essere umano al centro del caos tecnologico che ci circonda.

Le previsioni come ordine al caos

Le persone hanno sempre cercato di prevedere il futuro. Un tempo gli aruspici leggevano i segni del futuro nelle viscere degli uccelli: oggi i nostri sistemi di previsione sono decisamente cambiati. Ormai possiamo prevedere talmente tanti elementi (tempo atmosferico, orario di arrivo di un mezzo pubblico, eccetera) che “i casi fortuiti” che sfuggono al nostro controllo sono per noi le eccezioni. Nel nostro modo di pensare, un tornado è un evento eccezionale e non normale, che si verifica appunto come “caso fortuito” impedendoci per esempio di uscire di casa per andare a lavoro. Ciò che non abbiamo capito, ci segnala l’autore, è che in realtà ciò che definiamo normale è solo uno dei possibili casi fortuiti che si verifica: “Attualmente, pensiamo di avere il controllo su ciò che accade nel nostro mondo umano a un livello che è nuovo nella storia – se potessimo citare in giudizio i tornado, lo faremmo – ma abbiamo ancora bisogno del regno dei casi fortuiti per spiegare perché le cose non vanno sempre come avevamo pianificato.

Secondo Weinberger, l’idea di una normalità prevedibile ha cambiato il nostro modo di pensare, così come le macchine che l’hanno permesso. “La domanda di base di questo libro è: ‘In che modo il nostro coinvolgimento con la nuova tecnologia sta mutando la nostra visione di come accadono le cose?’”.

Machine learning e unicità umana

La tecnologia ci aiuta ad anticipare il futuro e quindi a dare alla nostra esistenza una parvenza di ordine e prevedibilità. Un ambito in cui lo fa particolarmente bene è la medicina. I modelli di deep learning applicati alla medicina infatti, sono in grado di prevedere le malattie e funzionano, in alcuni casi, meglio dei medici umani: “Deep Patient (un software per la diagnostica, nda) è bravissimo a individuare quali pazienti rischiano di sviluppare la schizofrenia, condizione estremamente difficile da prevedere per i medici”. In altri casi invece, le facoltà di previsione delle macchine sono a dir poco discutibili. L’autore in merito cita il caso di un’automobile con guida senza conducente che ha investito un pedone anche se l’aveva rilevato 6 secondi prima dell’impatto. Perché l’ha investito? Perché se questi conducenti artificiali dovessero fermarsi a ogni possibile ostacolo la guida sarebbe molto poco confortevole per i passeggeri a causa di frenate continue. Se le macchine stanno cercando di imitare l’essere umano insomma, non riescono ancora totalmente a farlo. Questo perché a esse manca una cosa fondamentale e tipica degli esseri umani: i valori. Ecco perché la complessità dei motivi per i quali vengono prese le decisioni da parte degli esseri umani non sono sempre oggettive, mentre quelle delle macchine sì.

Anticipazione e proprietà intellettuale sono concetti superati

Non sempre però conoscere per anticipare le mosse è la strategia vincente. “L’anticipazione limita le possibilità. La non anticipazione, al contrario, le dischiude, come fa una grande biblioteca”. Ecco scardinato un altro concetto base della storia dell’essere umano: non sempre prevedere il futuro è la strategia migliore. Come è successo per esempio con i motori di ricerca: i progettisti hanno iniziato a crearli in base alle esigenze che sono emerse durante l’utilizzo del web, non c’è stato un solo motore di ricerca pronto all’uso al momento della diffusione del web. Lo stesso principio è alla base dell’open source: mentre in passato l’idea di brevettare un prodotto nuovo era fondamentale, oggi aziende come Google e Tesla hanno deciso di rilasciare in open source alcuni  brevetti del machine learning per rendere più facile lo sviluppo tecnologico.

Gli strumenti alla base del nostro pensiero, insomma, sono cambiati, e lo è anche il nostro atteggiamento verso di essi. Il mondo, cioè il caos in cui viviamo, ci sembra sempre più complesso, ma l’autore ci ricorda che ciò che veramente è intricato, oggi, sono le tante possibilità: “La realtà è semplice: è ciò in cui inciampiamo. Ma le possibilità possono essere multiformi“.

La possibilità è infatti il cardine di questo nuovo presente che getta le basi sui concetti di gig economy e free agent nation: viviamo in un mondo di opportunità sempre nuove dove cambiamenti repentini sono molto più la normalità rispetto alla generazione dei baby boomers, che facevano di previsioni sicure e certezze (di che lavoro avrebbero fatto il mese dopo, o in quale città avrebbero vissuto di lì a un anno) la base stessa della loro esistenza.


Leggi anche: Diventare macchine

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Francesca Zanni
Ho frequentato un corso di Giornalismo Culturale e tre corsi di scrittura creativa dopo una laurea in Storia Culture e Civiltà Orientali e una in Cooperazione Internazionale. Ho avuto esperienze di lavoro differenti nella ricerca sociale e nella progettazione europea e attualmente mi occupo di editoria. Gattara, lettrice accanita e bingewatcher di serie TV.
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