giovedì, Dicembre 3, 2020
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Le carte Zener

La nostra rubrica dedicata alle teorie che - a un certo punto - sono state riconosciute come pseudoscientifiche ci parla di parapsicologia e di percezione extrasensoriale.

Le carte Zener sono carte impiegate per condurre esperimenti sulla percezione extrasensoriale (ESP) o sulla chiaroveggenza. Le carte presentano cinque simboli: un cerchio, il segno “+”, tre linee ondulate verticali, un quadrato e una stella a cinque punte. Ogni mazzo di carte Zener è composto da venticinque carte, cinque di ogni simbolo. Le carte – che prendono il nome del loro ideatore, lo psicologo percettivo Karl Zener – accompagnarono gli esperimenti di Joseph Banks Rhine, botanico e parapsicologo statunitense. Il test delle carte Zener ha l’obiettivo di valutare le capacità percettive extrasensoriali. In genere, l’esperimento prevede che un responsabile mischi le carte del mazzo, estragga la carta in cima e ne mostri il dorso, privo di qualsiasi simbolo, a un soggetto. Questi deve indovinare quale dei cinque simboli si trova stampato sulla prima carta. In un mazzo da 25 suddiviso in cinque tipi di carte, c’è una probabilità del 20% di indovinare il simbolo della prima carta estratta. Dopo ogni “estrazione”, si rimescolano tutte le 25 carte e si ripete il test. Sul lungo periodo, una percentuale di risposte corrette significativamente alta dimostrerebbe l’esistenza dei poteri ESP. Si ritiene che i risultati degli esperimenti di Rhine siano inconsistenti e che il metodo impiegato sia tutt’altro che affidabile. Nonostante ciò, le carte Zener hanno avuto una certa fama tra il pubblico. Il loro utilizzo è legato allo sviluppo, nella metà del XX° secolo, della parapsicologia.

Una scienza che non fu. La parapsicologica 

La parapsicologia è lo studio con intento scientifico di tre tipi di eventi anormali che sono associati all’esperienza umana. Si tratta delle percezioni extrasensoriali (“ESP” in inglese, ovvero ogni percezione non derivata dai cinque sensi), dell’interazione mente-materia (la psicocinesi) e, infine, dei fenomeni e delle apparizioni post-mortem.

Studi e teorie mirate a spiegare ciò che apparentemente sfugge alle normali capacità percettive si scorgono e si rintracciano in una moltitudine di epoche e luoghi. È dalla metà del XIX secolo, però, che la ricerca psichica inizia a scientificizzarsi. La nascita della disciplina viene fatta coincidere con la fondazione, a Londra nel 1882, della Society for Psychical Research (SPR); la prima istituzione dedicata allo studio organizzato di particolari fenomeni paranormali. Si cominciò a parlare di parapsicologia solo qualche anno più tardi. In un articolo risalente al 1889, Max Dessoir – filosofo tedesco appassionato di esoterismo e membro della SPR – scrisse che: 

«Se si descrive come para-qualcosa ciò che va oltre all’ordinario, allora forse si potrebbero chiamare parapsichici i fenomeni che escono dal consueto processo della vita interiore, e la scienza che se ne occupa [si potrebbe chiamare n.d.a.] parapsicologia»

Il termine non si impose da subito. Nelle istituzioni volte alla ricerca sul paranormale si preferiva utilizzare l’espressione “ricerca psichica”. Cionondimeno, tra XIX e XX secolo studiosi e appassionati si moltiplicarono e contribuirono ad affrancare questa neonata disciplina. Negli anni ‘30 fu proprio Joseph Rhine a recuperare e diffondere il termine parapsicologia, con l’intento di sancire l’ingresso ufficiale di una apparente proto-scienza tra i ranghi accademici riconosciuti. Per un po’ di anni ci riuscì

Uno strumento d’indagine. Le carte Zener

Joseph Rhine ottenne il dottorato in botanica nel 1925 presso l’Università di Chicago. In quegli anni conobbe e sposò una sua collega, Louisa Ella Weckesser. Insieme coltivarono l’interesse per la ricerca sul paranormale, impressionati (ma scettici al contempo) da quanto raccontato in un seminario tenuto nel maggio 1922 da Arthur Conan Doyle. In quell’occasione, l’autore dei romanzi del più celebre investigatore privato parlò della possibilità di comunicare con l’oltretomba.  

Joseph Rhine entrò a far parte del dipartimento di psicologia della Harvard University per poi spostarsi alla Duke University nel 1927. A fondare e dirigere il neonato dipartimento di parapsicologia fu William McDougall, psicologo, membro della Royal Society con un ambiguo interesse nei confronti dell’eugenetica, figura chiave nella formazione dei cognugi Rhine e, infine, convinto sostenitore di una scientificizzazione della parapsicologia. 

Gli esperimenti sulle percezioni extrasensoriali condotti a Duke non si limitavano a raccogliere testimonianze e documenti di fenomeni paranormali. I ricercatori volevano trovare un metodo di studio caratterizzato da un approccio statistico, quantitativo. Fu così che Karl Zener, psicologo e collega di Joseph Rhine, sviluppò il suo celebre mazzo di 25 carte suddivise in 5 simboli. Rhine e colleghi condussero numerosi esperimenti con le carte Zener durante gli anni ‘30, spesso coinvolgendo studenti dell’università come volontari. Rhine riportava come Adam Linzmayer, studente di economia, fosse capace di indovinare il simbolo della carta nel 36% dei casi (percentuale che, test su test, tendeva a scendere verso una deludente normalità; un fatto giustificato, secondo Rhine, dallo scarso impegno e dalla crescente indolenza dello studente). 

Hubert Pearce, psicologo parte del Dipartimento di parapsicologia di Duke, era ritenuto uno dei soggetti più promettenti nel campo dei poteri ESP: nel 1931 aveva totalizzato il 40% di risposte corrette. Tra il 1933 e il 1934, Pearce fu sottoposto a un esperimento “controllato” con le carte Zener. Il test, condotto da Joseph Gaither Pratt (ai tempi assistente di ricerca), prevedeva che Pearce restasse confinato in uno sgabuzzino della biblioteca del campus, distante dai locali del dipartimento di parapsicologia. Pearce avrebbe mischiato e registrato l’ordine delle carte tenendosi a una distanza di 100 o di 250 metri da Pearce. Questo accorgimento avrebbe dovuto garantire la validità del test. Tra una prova e l’altra il numero di risposte corrette è stato molto variabile, indipendentemente dalla distanza a cui era stato composto il mazzo di carte.

Nonostante cominciassero a emergere le prime perplessità; nel volume Extrasensory Perception, pubblicato nel 1934, Rhine affermò la validità del metodo e la solidità della parapsicologia. Gli esperimenti proseguirono. Le carte Zener e il relativo metodo d’indagine si diffusero nel mondo. Nel 1940, Joseph Rhine curò la stesura di Extra-Sensory Perception After Sixty Years, una raccolta dei risultati di tutti gli studi sperimentali nel campo della parapsicologia. Secondo Keith O’Rourke, ricercatrice del dipartimento di statistica della Duke University, si tratterebbe di una delle prime meta-analisi nella storia della scienza. 

Carte, trucchi e probabilità 

I tentativi di ripetere i risultati presentati dal Dipartimento di parapsicologia della Duke University non mancarono e portarono tutti alla stessa conclusione: non c’era nulla da replicare che potesse portare a un esito fuori dalla norma. Nel 1936, William S. Cox dell’università di Princeton utilizzò le carte Zener su 132 volontari, per un totale di 25.064 test. Cox smentisce in maniera categorica le conclusioni sulle percezioni extrasensoriali di Rhile e ritiene che i risultati da lui ottenuti fossero il frutto di una serie di problemi di base, fra cui una totale incuria nella gestione dei test. Gli aneddoti e i racconti che testimoniano l’inaffidabilità delle carte Zener sono numerosi e coloriti. A volte, il mazzo di carte utilizzato da Rhile e colleghi era fabbricato con un materiale che lasciava trasparire il simbolo stampato, soprattutto in certe condizioni di luce. In altre occasioni, invece, era il partecipante stesso che riusciva a barare e a ottenere un alto numero di risposte corrette. Risultati soprendenti si verificavano quando era il partecipante a mescolare le carte; oppure se si utilizzava sempre lo stesso mazzo e certe carte, con il tempo, si usuravano in maniera riconoscibile. Infine, potevano esserci uno o più complici nelle vicinanze, pronti a suggerire la risposta corretta con un cenno quasi impercettibile. Sta di fatto che, le volte in cui le carte Zener sono state impiegate in un contesto controllato, non hanno mai portato a risultati diversi da quelli – prevedibili – suggeriti dalla statistica. 

Fine della partita

Nel 1957, in Parapsychology: Frontier Science of the Mind, Rhine descrisse in breve vari test che si potevano eseguire con le carte Zener. Tuttavia, già ai tempi era chiaro anche negli ambiti della parapsicologia che si trattasse di un metodo fallace. La statistica si scontrava in maniera irrimediabile con l’assunto secondo cui ogni scostamento significativo dalle leggi del caso fosse la prova di una fenomeno paranormale. Nonostante ciò, gli studi sulla parapsicologia non si fermarono. Sempre nel 1957, Rhine fondò l’Associazione Parapsicologica a Durham, in North Carolina, per formare una rete internazionale di addetti ai lavori e interessati. Nel 1969, sotto la direzione dell’antropologa Margaret Mead, l’Associazione Parapsicologica si è affiliata all’American Association for the Advancement of Science (AAAS), di cui fa parte ancora oggi.  


Leggi anche: L’ipotesi del tempo fantasma

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine di copertina: Wikimedia Commons

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Gianluca Liva
Giornalista scientifico freelance.
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