mercoledì, Ottobre 20, 2021
DOMESTICIRUBRICHE

Gatto, il rapporto si costruisce anche con gli occhi

Strizzare gli occhi e socchiudere le palpebre funziona come metodo per fare amicizia con i gatti? Sembra proprio di sì.

Un recente studio pubblicato su Nature Scientific Reports, condotto da psicologi e da esperti del comportamento animale, ha chiarito l’importanza di socchiudere gli occhi e poi sbattere leggermente le ciglia come tecnica per rafforzare il legame umano-gatto. In questo modo, i ricercatori hanno dimostrato che per l’essere umano è possibile costruire un rapporto con un gatto, anche sconosciuto, utilizzando questa “strategia”.

In sostanza, si guarda il gatto socchiudendo le palpebre come se si stesse sorridendo e poi si chiudono gli occhi per qualche istante un paio di volte. I proprietari più esperti sapranno bene di cosa parliamo, perché da anni “gira voce” tra cat-lover che questo piaccia ai gatti.
 Nessuno lo aveva mai dimostrato scientificamente, almeno fino ad ora.

Stando ai due esperimenti condotti dal team di ricerca, questa azione di restringimento delle palpebre da parte degli esseri umani – potremmo chiamarlo “battito di ciglia lento” o “doppio occhiolino” – genererebbe simpatia nei felini. Sembra rendere l’umano più amichevole e attraente agli occhi del gatto.

Pare che il battito di ciglia lento tra gatti abbia dei parallelismi con il cosiddetto sorriso di Duchenne negli esseri umani, ossia quello che consideriamo il sorriso più genuino. Si tratta di un sorriso che coinvolge precisi muscoli del viso, in combinazione, e produce piccole rughe ai bordi degli occhi a causa della contrazione delle guance e del muscolo orbicolare. Nasce da una sana allegria e si dice sia il più sincero dei sorrisi.
 Così la strizzata d’occhi nei gatti.

Perché i gatti fanno il “doppio occhiolino”?

Secondo i ricercatori, si potrebbe supporre che i gatti abbiano sviluppato i comportamenti di battito di ciglia lento in relazione all’essere umano, ossia che abbiano imparato a farlo perché gli esseri umani lo percepivano come positivo. Potrebbero aver, così, osservato che gli esseri umani li ricompensano in relazione al doppio occhiolino.

Ma è anche possibile che questo comportamento sia invece iniziato proprio tra gatti come un modo per interrompere uno sguardo troppo fisso, che è considerato minaccioso nell’interazione sociale, ed evitare così potenziali conflitti.

Esperimento n. 1

Il team, guidato da Tasmin Humphrey e Karen McComb, scienziate del comportamento animale presso l’Università del Sussex, ha studiato due esperimenti. Il primo ha coinvolto 21 gatti (di sesso ed età variabili) e 14 proprietari ed è stato condotto in casa, insegnando ai partecipanti la corretta tecnica del battito di ciglia lento e richiedendo agli stessi di sedersi a circa un metro dal loro gatto. L’esperimento ha rivelato che i gatti hanno maggiori probabilità di battere le palpebre lentamente verso i loro proprietari dopo che i loro proprietari lo hanno fatto per primi, rispetto a quando gli umani non hanno interagito affatto.

Esperimento n. 2

Il secondo esperimento ha coinvolto un numero di 24 gatti aggiuntivi, 12 maschi e 12 femmine tra 1 e 17 anni di età.

In questo caso il protagonista insieme al gatto era un ricercatore del team di psicologia, che non aveva alcuna familiarità con i soggetti testati, ma che doveva avere un atteggiamento e un’espressione neutra oppure usare la tecnica del doppio occhiolino. Anche in questo caso, di fronte a uno sconosciuto, i gatti erano più propensi ad avvicinarsi alla mano tesa dello sperimentatore dopo che aveva battuto lentamente le palpebre verso di loro, rispetto a quando aveva adottato un’espressione neutra.

Per il benessere dei gatti

Secondo Tasmin Humphrey, prima autrice dello studio, “comprendere i modi positivi in ​​cui i gatti e gli esseri umani interagiscono può accrescere la nostra comprensione dei felini, migliorare il loro benessere e dirci di più sulle capacità socio-cognitive di questa specie poco studiata”. Inoltre, per quel che riguarda le implicazioni più pratiche, “i nostri risultati potrebbero essere utilizzati per valutare il benessere dei gatti in una varietà di contesti, comprese le pratiche veterinarie e rifugi”.


Leggi anche: Etologia del gatto, ossia perché il gatto non è un cane

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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Sara Stulle
Libera professionista dal 2000, sono scrittrice, copywriter, esperta di scrittura per i social media, content manager e giornalista. Seriamente. Progettista grafica, meno seriamente, e progettista di allestimenti per esposizioni, solo se un po' sopra le righe. Scrivo sempre. Scrivo di tutto. Amo la scrittura di mente aperta. Pratico il refuso come stile di vita (ma solo nel tempo libero). Oggi, insieme a mio marito, gestisco Sblab, il nostro strambo studio di comunicazione, progettazione architettonica e visual design. Vivo felicemente con Beppe, otto gatti, due cani, quattro tartarughe, due conigli e la gallina Moira.
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