venerdì, Maggio 14, 2021
AMBIENTE

Le piante possono vedere?

Anche se non hanno gli occhi, le piante riescono a vedere e a distinguere i diversi tipi di luce grazie a specifici recettori.

Le piante stanno pian piano prendendosi la propria rivincita: per tanto tempo sono state considerate inermi nei confronti dell’ambiente circostante, ma negli ultimi anni gli scienziati hanno mostrato come possano percepire i cambiamenti con una sensibilità molto maggiore rispetto a quella della maggior parte degli animali. Non hanno occhi per vedere, orecchie per sentire e naso per annusare. Eppure vedono, sentono e annusano; addirittura percepiscono i campi elettrici, quelli elettromagnetici e i gradienti chimici contenuti nel terreno. 

Una delle capacità più straordinarie del mondo vegetale rimane la visione. Centinaia e centinaia di sensori speciali, chiamati fotorecettori, intercettano la luce e le sue caratteristiche, dando modo alla pianta di sapere esattamente quando è arrivato il momento di germogliare o di crescere per trovare l’esposizione migliore.

Cosa si intende per visione?

Può di certo risultare strano immaginare che le piante riescano a “vedere” – se per visione si intende la capacità di percepire stimoli visivi, come la luce -, ma ancora più strano sarebbe pensare il contrario: la luce è l’alimento principale della loro dieta basata sulla fotosintesi.

Chiunque abbia mai avuto una pianta in casa o in ufficio, avrà notato che è in grado di modificare la sua posizione o la direzione di crescita sulla base della provenienza della luce. Una pianta rampicante che deve trovare il supporto su cui arrampicarsi, inoltre, si dirige sempre con sicurezza verso il giusto supporto. Questo significa che in qualche modo le piante possono vedere? E se sì, come fanno? Anche se non si tratta di veri e propri occhi, i vegetali sono infatti dotati di sensori che permettono loro di sapere quando germogliare, fiorire e crescere.

“L’idea che le piante possano percepire quello che hanno intorno era un sospetto venuto già nel Novecento a Charles Darwin, Wilhelm Pfeffer e Jagadis Bose e Gottlieb Haberlarld, uno dei più importanti botanici tedeschi. Oggi sappiamo che hanno un senso della luce molto più ampio: riescono a decifrare i cambiamenti di direzione, l’intensità e le lunghezze d’onda diverse” specifica Frantisek Baluska, ricercatore dell’Institute of Cellular & Molecular Botany all’Università di Bonn, in Germania.

Gli occhi delle piante

Un po’ ovunque sulla superficie del loro corpo, le piante sono ricoperte da speciali  sensori sensibili alla luce, chiamati fotorecettori. Nella nostra specie gli occhi sono posizionati in alto per avere un’ampia visuale, protetti dalla scatola cranica. Nelle piante, invece, i recettori si trovano sulle foglie, ma anche sullo stelo o nei germogli. Come se fossero ricoperte da piccolissimi occhi.

I vegetali non solo distinguono la luce dall’ombra, la sua intensità e la sua direzione,  ma percepiscono anche la qualità della luce in funzione della lunghezza d’onda dei suoi raggi. Diversi recettori percepiscono, infatti, diverse lunghezze d’onda: i fitocromi, criptocromi e fototropine percepiscono le bande del rosso e del rosso lontano, del blu e dell’ultravioletto.

Oltre al “fototropismo positivo” di cui abbiamo appena parlato, esiste anche un fototropismo negativo. É il caso delle radici, che rifuggono la luce e si allontanano rapidamente. Anche le piante caducifoglie – tipiche dei luoghi in cui gli inverni sono freddi e rigidi – cercano il buio e “chiudono gli occhi” durante i rigidi inverni, come scrive Stefano Mancuso in Verde brillante. Al contrario, nelle zone tropicali e subtropicali dove questo tipo di problema non esiste e il sole splende tutto l’anno, piante di questo tipo non esistono.

Verso un cambio di paradigma

“Ci è voluto del tempo per scoprire esattamente come le piante rilevano e rispondono alla luce. Questo anche perché, ancora oggi, le scienze tradizionali sono guidate dalla convinzione che le piante agiscono come una sorta di dispositivo meccanico, in cui le capacità sensoriali non sono legate a ipotetiche abilità cognitive per risolvere i problemi provenienti dall’ambiente circostante” spiega il dottor Baluska.

“Il mondo sensoriale delle piante è molto più raffinato e complesso di quello che normalmente pensiamo, e negli ultimi anni grazie a convegni, conferenze e pubblicazioni scientifiche il paradigma sta finalmente cambiando”.


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Fotografia: Pixabay

Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

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