mercoledì, Febbraio 24, 2021
AMBIENTE

Cos’è un giardino fenologico?

Sempre più frequenti nelle città, i giardini fenologici permettono di monitorare le piante ottenendo informazioni sulla qualità dell’aria, sull’inquinamento del suolo e sui cambiamenti climatici.

I tempi e i modi con cui si verificano la nascita, la crescita e la caduta delle foglie in una pianta sono determinati sia da fattori interni sia da altri ambientali, esterni, in grado di modificare la cadenza di questi avvenimenti; possono essere il terreno, il clima, le pratiche colturali, l’inquinamento del suolo e dell’aria o i fitopatogeni. Studiare le metamorfosi che i vegetali subiscono in risposta all’ambiente può essere interessante per capire in che modo siano influenzati dagli elementi esterni, in particolare quelli meteoclimatici. Di questo si occupa la fenologia, una scienza che negli ultimi anni ha riscosso grande attenzione, sia nel mondo scientifico sia da parte dell’opinione pubblica.

La fenologia vegetale: una scienza antica

Il termine fenologia nasce dal greco phainein che significa “apparire”. È oggi inteso come un ramo della biologia che studia i rapporti fra il clima e i fenomeni che si verificano periodicamente negli organismi viventi: osserva e registra in uno speciale calendario fenologico le date di manifestazioni caratteristiche, per le piante annota le tipiche fasi di sviluppo.

Il calendario fenologico divide l’anno in dieci stagioni di rilevanza biologica e, a differenza del calendario astronomico, le stagioni iniziano in momenti diversi. Non sono legati a una data fissa ma variano di anno in anno in base ai ritmi della natura. Così, il calendario fenologico conosce tre primavere, tre estati e tre autunni. Per l’inverno c’è invece, una sola fase fenologica. Ma cosa si intende per fase fenologica, o fenofase? Un determinato stadio dello sviluppo stagionale di una pianta, ovvero l‘inizio della fioritura o lo sviluppo delle foglie.

Si parla di autofenologia quando si considerano organismi singoli, sinfenologia quando invece, si osservano intere formazioni vegetali. Già gli antichi Cinesi avevano valutato alcuni eventi fenologici, ma per arrivare alla fenologia come disciplina scientifica connessa alla climatologia bisogna attendere il secolo XVII, quando Linneo presentò il primo protocollo delle osservazioni fenologiche. Nella seconda metà del secolo XIX, quasi tutti gli Stati europei avevano già delle serie storiche. In Italia invece, i primi studi sono datati alla fine dell’800.

L’importanza di giardini e reti fenologiche

Le osservazioni fenologiche in campo acquistano particolare efficacia se effettuate per molteplici anni di seguito in una medesima località, chiamata appunto “giardino fenologico”. I dati raccolti nelle differenti stazioni vengono poi confrontati fra di loro. La fenologia mostra in modo evidente gli effetti della crisi climatica, motivo per cui negli ultimi anni stanno nascendo molti giardini fenologici.

Oltre a verificare i dati sui processi di crescita delle piante nel tempo, è altrettanto utile confrontare i risultati del monitoraggio di varie aree verdi in diversi contesti ambientali, ragion per cui in Italia è attiva una rete osservativa nazionale (Iphen-Italian Phenological Network) ormai dal 2006. A livello internazionale invece, nel 1957 è stata istituita la rete dei Giardini fenologici internazionali (Ipg-International Phenological Garden), presente in Italia con pochissime stazioni.

L’interesse di creare una rete fenologica deriva dalle sue finalità, che si potrebbero distinguere in scientifiche e applicative. Le prime, volte a una miglior conoscenza degli eventi biologici legati alla manifestazione delle fenofasi e alla ricerca di piante adatte a svolgere il ruolo di indicatori biologici. Le seconde, invece, riguardanti le modalità di utilizzo delle piante indicatrici.

La conoscenza dei dati fenologici è di rilevante valore per le diverse pratiche agricole. Alcuni interventi di gestione delle colture, come trattamenti fitosanitari o concimazioni, per essere pienamente efficaci devono essere effettuati o evitati in corrispondenza di precise fasi di sviluppo. Inoltre, le piante mostrano sensibilità agli agenti esterni (gelate, ondate di caldo, grandine, attacchi di insetti e di agenti patogeni) in relazione alle fasi fenologiche durante il quale accade l’evento.

Anche la medicina, precisamente il settore dell’allergologia, può trarre beneficio dalla fenologia: l’individuazione dell’epoca di fioritura e di emissione dei pollini di specie responsabili di patologie respiratorie, che oggi interessano il 12-15% della popolazione che vive nelle grandi città, permette a medici e pazienti di programmare il momento giusto durante il quale poter praticare le terapie preventive.

Bologna ha il suo primo giardino fenologico

Recentemente, a Bologna, è stato inaugurato il primo di tre giardini fenologici che sorgeranno nell’intera città: cento tra alberi e arbusti sono stati messi a dimora nel parco dei Giardini della Ca’ Bura. Le prossime aree in cui saranno creati altri giardini fenologici sono i parchi urbani Nicholas Green e Villa Ghigi.

La realizzazione dei Giardini Fenologici è una delle azioni del progetto europeo Life Clivut (Climate Value of Urban Trees). Il progetto vede l’Università di Perugia Dipartimento di Ingegneria Civile ed Ambientale, l’Università greca Aristotele di Salonicco, i Comuni di Perugia e Bologna, il Cesar Centro per lo Sviluppo Agricolo e Rurale di Assisi e l’ Isg-Instituto Superior de Gestão, Ensinus-Estudos Superiores Sa di Lisbona lavorare in sinergia.

Sono state sviluppate conoscenze e metodologie per il disegno e l’attuazione di una strategia del verde urbano per i cambiamenti climatici, con il fine di ottimizzare i servizi climatici ed ambientali delle “foreste urbane”. Le diverse azioni messe in campo coinvolgono professionisti della pianificazione del verde urbano.  Anche i cittadini però, hanno l’opportunità di partecipare alla gestione, aumentando così le loro conoscenze sul ruolo del verde urbano.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Immagine: Pixabay

 

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Francesca Danila Toscano
Biologa, con un master in Educazione Ambientale e Sviluppo sostenibile conseguito all'Università Niccolò Cusano. Educatore museale e mediatore scientifico presso il Museo Civico di Zoologia di Roma. Aspirante editor, ama scrivere di tutto ciò che riguarda la natura e gli animali.
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