mercoledì, Luglio 28, 2021
ANIMALI

Lori lento, una storia di bracconaggio iniziata con un video su YouTube

I lori lenti sono divenuti famosi grazie a video che li ritraggono come docili pet, quali non sono. Ma dietro a quei video "adorabili" si nascondono storie di violenza e crudeltà, ai danni di animali a rischio di estinzione, strappati dal loro ambiente naturale.

 

Strappare un animale selvatico dal proprio habitat e segregarlo in un ambiente differente da quello nel quale dovrebbe vivere è una tortura, tra le peggiori. Ormai sempre più spesso gli animali vengono tolti dal loro territorio naturale, sedati e maltrattati per accontentare i turisti o foraggiare la richiesta di pet esotici. Le persone provano gioia ed entusiasmo nell’avere un contatto – seppur del tutto artificioso – con gli animali selvatici ma non sanno che molti di questi vengono sfruttati per tutta la vita, allo scopo di massimizzare i profitti. La lista è lunga: si va dagli elefanti alle tigri, dai coccodrilli ai lori lenti. I lori lenti sono stati a lungo di gran “moda”: provengono dall’Asia meridionale e Sud-orientale e, anche se spesso chi li vuole come pet non lo sa, sono primati velenosi.

È iniziato tutto con un video

Nel 2009, in Russia, un uomo ha caricato sul sito YouTube un video che lo ritraeva mentre faceva il solletico al suo animale esotico, un lori lento pigmeo del Vietnam. L’animale teneva le zampe anteriori alzate dando l’illusione di divertirsi. Niente di più errato: lo faceva per difendersi da quella che considerava un’aggressione. Con questo gesto il lori cercava di raggiungere le ghiandole per avvelenare il suo “padrone”, un comportamento che fa comprendere quanto soffrano questi animali tenuti in cattività.

Da quel momento, il video è stato visto più di un milione di volte. Uno studio pubblicato sulla rivista Plos One spiega che video di questo tipo pubblicati online alimentano un commercio illegale che sta mettendo a rischio estinzione alcuni dei primati meno conosciuti: molte persone, infatti, hanno espresso il desiderio di avere un lori lento nella propria casa, senza coscienza dei rischi né per il benessere dell’animale né del commercio illegale di fauna selvatica.

Chi è il lori lento?

Il lori lento è un primate di piccole dimensioni – non supera i quaranta centimetri di lunghezza e i 2 kg di peso – del genere Nycticebus, che include nove specie tutte in diminuzione in natura e tutte considerate vulnerabili o minacciate secondo la Lista Rossa della IUCN, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura. I lori lenti sono unici in tutti i sensi: pigri, con uno stile di vita arboricolo, amano attaccarsi agli alberi e appendersi a testa in giù. La notte vanno in cerca di cibo: insetti e piccoli vertebrati. Si muovono lentamente, da qui il nome caratteristico.

Sono preda di serpenti, aquile, in alcuni casi degli oranghi e occasionalmente delle civette. Trovare un lori lento durante il giorno è difficile poiché sono animali notturni e i loro occhi possono essere danneggiati dalla sovraesposizione a luci intense.

Questo piccolo primate ha un vantaggio: è l’unico primate munito di ghiandole in grado di secernere veleno. La tecnica con la quale il lori lento si procura il veleno è piuttosto particolare; quando è spaventato o reagisce a un attacco, solleva le braccia sopra la testa e si percuote il muso velocemente con la zona che accoglie la ghiandola brachiale, riempiendosi la bocca con le secrezioni. A quel punto le mescola con la saliva fino a formare un composto velenoso, che può essere letale anche per gli esseri umani. I lori lenti mordono con la bocca colma di veleno oppure lo spargono sulla pelliccia per poi leccarlo quando sospettano di essere attaccati.

Il loro veleno nell’uomo provoca l’anafilassi, una reazione allergica che porta gonfiore, anche in faccia e in gola, prurito estremo e in alcuni casi arresto cardiaco. Il tutto a causa di una proteina complessa ma strutturalmente molto simile alla Fel-d1, la proteina del gatto che scatena reazioni allergiche negli esseri umani. È proprio per il suo morso letale che i bracconieri, prima di rivendere illegalmente i lori per farli diventare fonti di guadagno con i turisti, li privano dei denti. Una volta catturati, i trafficanti crudelmente limano i loro denti o glieli strappano utilizzando pinze, tenaglie o tagliaunghie. Questa pratica viene effettuata in strada, senza anestesia, provocando spesso una morte dolorosa per infezione.

Tutti i lori che alimentano il mercato nero degli animali da compagnia vengono prelevati direttamente in natura, è quasi impossibile allevarli in cattività. Per catturare un cucciolo i bracconieri devono uccidere la madre e a volte l’intero gruppo familiare che cerca di proteggere il piccolo. L’acquisto di un singolo animale può dunque provocare la morte di numerosi esemplari. Inoltre, la vita in cattività riduce notevolmente la longevità dei lori lenti, soprattutto per le specifiche necessità alimentari di questo animale, cui è faticoso far fronte.

La loro dieta variegata include la gomma ed è difficile da replicare in cattività, anche negli zoo che si impegnano per garantire agli animali che ospitano le condizioni più adeguate possibili. I lori tenuti come pet e alimentati con diete inappropriate (in genere a base di riso e frutta) possono sviluppare presto malattie renali, diabete e infezioni ai denti che possono condurre alla morte.

Il traffico internazionale dei piccoli primati

Uno dei primi casi di contrabbando di lori risale, secondo gli archivi della International Primate Protection League (IPPL), al lontano novembre 1974. Dalla fine degli anni ’90, le richieste di lori hanno iniziato a essere sempre di più ed ecco che è cresciuto anche il contrabbando. Nonostante i dipendenti dei negozi di animali affermino che i loro lori lenti sono allevati in cattività, gli annunci sul web dimostrano che le loro scorte provengono da Java, Sumatra o dalla Cina.

Alcune indagini riguardanti il ​​commercio di fauna selvatica tra il 1990 e il 2006 hanno documentato che erano ben 228 i lori lenti scambiati in modo non ufficiale ogni anno e arrivavano da Cambogia, Indonesia, Vietnam e Laos. I principali snodi commerciali sono Jakarta, Medan, Singapore e Bangkok. L’importatore più grande è il Giappone, seguito da Stati Uniti e Unione Europea. Più della metà delle 400 importazioni illegali sono animali vivi (238), mentre il resto sono parti del corpo (122) o non specificate (40). Solamente in Giappone, tra il 1998 e il 2006, sono state eseguite 39 confische, compresi 363 animali vivi, e il 2006 è stato l’anno peggiore. Le morti non sono rare e proprio l’alto tasso di mortalità spinge i commercianti a contrabbandare più lori lenti di quelli essenziali per rifornire il mercato.

Questo accade nonostante la specie sia protetta dalla Convenzione Cites che regolamenta il traffico internazionale di specie protette. In Giappone, l’applicazione delle leggi non è però considerata molto rigorosa: solamente il 23% dei trafficanti è stato ufficialmente incriminato, la maggior parte ha ricevuto solo sanzioni.

Gli esperti hanno stimato che il commercio illegale conta un giro d’affari di circa 19 miliardi di dollari all’anno ed è spesso legato al crimine organizzato che alimenta anche il traffico di esseri umani, droga, armi e le guerre civili. “Nella sola Indonesia, dove vivono sei specie di lori, ogni anno almeno 15.000 esemplari sono oggetto di traffico illegale, senza contare quelli che muoiono prima di raggiungere i mercati” afferma Anna Nekaris, docente presso la Oxford Brookes University, autrice di numerose pubblicazioni e fondatrice del progetto Little Fireface per la tutela del lori lento. “I lori lenti sono gli animali che si trovano più di frequente in vendita nei mercati. Tuttavia, i venditori riferiscono di cali nelle vendite, perché ‘esauriti’ in natura”.

Il drammatico destino dei lori

Questi animali rivestono ruoli estremamente importanti nei loro ecosistemi, impollinando le piante e mangiando insetti infestanti, ma nonostante ciò la loro vita sembra esser destinata a non aver pace. La specie è anche minacciata dalla deforestazione: la continua costruzione di strade ha portato alla distruzione del loro habitat.

Il lori lento del Bengala inoltre è usato nella medicina tradizionale, illegalmente e senza che – come in genere accade – vi siano prove scientifiche riguardo all’efficacia. L’animale viene impiegato prevalentemente per preparare trattamenti per malattie a trasmissione sessuale e ogni parte del corpo dei lori, compresi il cervello, l’urina e la pelle, è usata per curare le malattie più svariate, dalle ferite ai reumatismi. Si crede che in particolar modo la pelliccia guarisca le ferite, la carne invece curi l’epilessia, l’asma e i problemi di stomaco.

Le richiedenti primarie sono donne della classe media nelle aree urbane, tra i 25 e i 45 anni, che usano principalmente il tonico al vino di riso lori per alleviare il dolore del parto.

Di lori lenti, benessere animale e del complesso rapporto tra fauna selvatica e turismo abbiamo parlato con Chiara Grasso, etologa specializzata in Benessere ed etica animale, presidente dell’associazione Eticoscienza che si occupa di divulgazione, ricerca scientifica, turismo ed educazione ambientale.


Nonostante si parli molto di turismo sostenibile, ancora oggi i lori vengono sfruttati per fare foto ricordo e i turisti raramente si interrogano su quanto sia responsabile o meno pretendere interazioni di questo genere. Che rapporto c’è tra questi comportamenti e il bracconaggio?

Ogni volta che ci troviamo davanti ad una struttura che ci permette di interagire con gli animali selvatici in questo modo ci troviamo davanti al bracconaggio. Che le vittime siano elefanti, ghepardi, pappagalli, delfini o lori. Si tratta di animali che vengono spesso spacciati per orfani, per recuperati o feriti, ma che la maggior parte delle volte in realtà vengono allevati per scopi puramente lucrativi, senza alcun interesse né obiettivo di conservazione o recupero.

Questi falsi santuari truffano i turisti e speculano sul benessere animale, utilizzando l’idea di amore e coccole per spillare soldi facendo leva sull’ingenuità dei visitatori. Ogni anno migliaia di animali vengono commercializzati per finire come pet nelle nostre case o in qualche falso santuario per essere coccolati dai turisti. E questo inizia anche dai selfie di influencer che postano le foto dei loro viaggi sui social, legittimando un’interazione innaturale e insana ma che certo, fa fare milioni di like.

L’interazione con noi è distruttiva per i lori?

Si tratta di animali selvatici, e come tali non sono programmati per interagire con l’essere umano, con il quale non si sono co-evoluti. Per ogni animale selvatico, in natura o in cattività, quindi, l’interazione con noi è conseguenza di un processo innaturale di imprinting, ricatto alimentare o ammaestramento. Nel caso dei lori, oltretutto, si tratta di animali notturni, che vivono l’interazione con l’uomo in modo traumatico.

Nel 2016 uno studio della Oxford Brookes University ha esaminato una serie di video pubblicati online di lori lenti tenuti come pet, concludendo che non apprezzavano affatto essere maneggiati dai proprietari e che tutti erano “angosciati, malati o esposti a condizioni innaturali”.

Dobbiamo ricordarci che la nostra idea di amore per gli animali selvatici è spesso erronea. Crediamo che i selvatici abbiano bisogno di amore e coccole, dimenticandoci la loro storia evolutiva e che nel loro repertorio comportamentale specie-specifico non rientra alcuna forma di interazione con l’essere umano.

Qual è l’impatto sulla conservazione di questa specie? Abbiamo dei dati sul bracconaggio dei lori?

Il lori lento in Indonesia è in serio pericolo di estinzione e la più grande minaccia alla sua sopravvivenza è il commercio illegale. Tuttavia, la IUCN è ancora alla ricerca di dati aggiornati sul numero di esemplari e sui rischi che la specie corre. Quello che è sicuro, però, è che la minaccia più grande è proprio il bracconaggio. I suoi enormi occhi marroni e la morbida pelliccia rendono questo piccolo primate notturno molto apprezzato come animale domestico e vittima di una mania online creata dai video su YouTube.

Oggi migliaia di lori lenti vengono cacciati e venduti illegalmente per strada o nel mercato nero. I denti vengono tagliati dai commercianti per renderli più facili da maneggiare, provocando la morte di molti di loro per perdita di sangue o infezione prima di essere venduti. L’obiettivo di molte associazioni come International Animal Rescue è riportare in libertà il maggior numero possibile di lori lenti. Tuttavia, a molti di loro sono stati strappati i denti e potrebbero non essere più in grado di badare a sé stessi. Ma per questo ci saranno veri centri di recupero, in cui i lori verranno salvati, senza diventare mascotte per selfie o una ‘once-in-a-lifetime-experience’.

Può esistere conservazione senza educazione?

Assolutamente no! Questo è proprio il mio motto, parafrasando Maria Montessori, dico sempre: “Con un fucile possiamo uccidere un bracconiere, ma con la voce, con l’educazione possiamo sconfiggere il bracconaggio” e nel caso del commercio illegale di specie per la detenzione come pet, niente è più vero. Se pensiamo che il declino dei lori è iniziato proprio a causa di un video su YouTube, ci rendiamo conto di quanto siano importanti i social per fare informazione o diseducazione e per rendere una specie carismatica, quindi ‘pucciosa’ e voluta.

È bastato un video in cui un lori tirava su le zampe anteriori come se soffrisse il solletico a portare milioni di utenti a volere un lori come pet. E pensare che sarebbe bastato poco: sarebbe bastato sapere che quel lori era ormai senza denti, stressato e in fin di vita e quel suo tirar su le zampe non era certo una risposta al solletico, ma una risposta di stress che viene messa in atto davanti ai predatori. Niente di puccioso. Niente di tenero. Niente a che fare con l’amore.

Per effettuare un turismo etico e compiere dei viaggi responsabili, quali sono i comportamenti desiderabili e quali le cose da evitare?

Quando viaggiamo, evitiamo le strutture che ci permettono di interagire con gli animali selvatici, che siano lori, babbuini, koala, leoni, bradipi o squali. Questi falsi santuari vivono sulla pelle di animali che ormai non possono più essere reintrodotti in natura a causa della malsana interazione con l’essere umano. Ricordiamoci che un turista consapevole sviluppa un pensiero critico e davanti a una coccola a un elefante si chiede, “Ma questo animale, se fosse libero, libero dall’imprinting, dall’umanizzazione, dal ricatto alimentare, si farebbe mai sbaciucchiare la proboscide dai turisti?”.

Un viaggiatore responsabile si chiede inoltre come una struttura che in teoria salva gli animali possa avere tanti cuccioli. Si tratta forse di un allevamento? Un turista etico mette da parte l’egoismo e il desiderio personale di abbracciare un delfino e si chiede se lo stesso desiderio ce l’abbia anche l’animale selvatico, o se forse quell’animale preferirebbe stare libero con i suoi conspecifici. Ricordiamoci che un animale può, anzi, deve essere salvato senza per forza dargli bacini e coccole e che esistono strutture etiche che tutelano gli animali rispettandone davvero il benessere e l’etologia.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Fotografia: International Animal Rescue

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Francesca Danila Toscano
Biologa, con un master in Educazione Ambientale e Sviluppo sostenibile conseguito all'Università Niccolò Cusano. Educatore museale e mediatore scientifico presso il Museo Civico di Zoologia di Roma. Aspirante editor, ama scrivere di tutto ciò che riguarda la natura e gli animali.
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