venerdì, Maggio 7, 2021
SALUTE

Come allenarsi a essere felici

Dall’Università degli studi di Trento, in collaborazione con la Sapienza di Roma e l'Istituto Lama Tzong Khapa di cultura tibetana, un "programma di allenamento" per migliorare il proprio benessere.

The Art of Happiness, l’arte della felicità. Si tratta di un programma che mira al raggiungimento del benessere soggettivo, un allenamento della durata di nove mesi realizzato coniugando teoria e pratica e utilizzando tradizioni e metodologie diverse. Un vero e proprio training, messo a punto da un team dei Dipartimenti di Psicologia dell’Università di Trento e della Sapienza di Roma in collaborazione con l’Istituto Lama Tzong Khapa di cultura tibetana a Pomaia, in Toscana. Lo studio, The Art of Happiness: An Explorative Study of a Contemplative Program for Subjective Well-Being, è stato pubblicato a febbraio 2021 e parte dal presupposto secondo cui possiamo allenare non solo il nostro corpo, ma anche il nostro benessere psicologico.

Lo studio

Al corso hanno preso parte 29 partecipanti di un’età compresa tra i 39 e i 66 anni, tutti volontari raggiunti attraverso il centro di cultura tibetana con alle spalle una storia di patologie psichiatriche o neurologiche diagnosticate. Lo studio è durato nove mesi, durante i quali i partecipanti hanno preso parte a sette finesettimana teorico/pratici, due ritiri di meditazione e svariate attività a casa.

La parte teorica coniuga contenuti umanistici e scientifici. Da un lato verte infatti su argomenti di psicologia, neuroscienze, storia del pensiero occidentale e filosofia buddista, presentati attraverso lezioni e conferenze; dall’altro invece si è parlato di temi come la neuroplasticità, ossia la capacità del cervello di modificare la propria struttura in base all’esperienza, circuiti cerebrali dell’attenzione e della mente errante, ansia e stress. Per la parte pratica sono stati proposti una serie di esercizi, tratti da diverse tradizioni contemplative, buddiste e occidentali. Tra questi troviamo la compilazione di un diario personale, la meditazione sul respiro e quella analitica, che prevede la presenza di un oggetto reale, filosofico o intellettuale sul quale condurre un’analisi speculativa profonda e mirata.

L’idea alla base dello studio è quella di mettere in luce l’effetto positivo che si può ottenere unendo le pratiche spirituali “tradizionali” alle scoperte scientifiche dell’attuale ricerca neuropsicologica. Il programma è stato creato con lo scopo di aiutare i partecipanti a sviluppare nuovi modi per nutrire la propria felicità, strettamente collegata alla consapevolezza di sé e all’equilibrio interiore, oltre che all’apertura verso altri. Scopo che è stato raggiunto, visti i risultati alquanto soddisfacenti: i livelli di ansia e di rabbia dei partecipanti sono diminuiti significativamente, mentre è aumentata la sensazione di benessere e di soddisfazione rispetto alla propria vita, oltre alla consapevolezza di se stessi. Eliminare gli atteggiamenti giudicanti e le reazioni negative ha inoltre migliorato i rapporti sociali, fondamentali per il benessere individuale.

Felicità o benessere?

Alla parola “felicità” la ricerca scientifica ha sempre preferito quella di “benessere”. Quest’ultimo è calcolato in base alla valutazione che le persone fanno rispetto agli aspetti positivi e negativi della loro vita e alle emozioni che provano in talune situazioni. Si tratta di un parametro misurabile e tuttavia non del tutto oggettivo: quando le persone riflettono su ambiti come il lavoro e la salute, si confrontano con  degli standard che sono del tutto personali e quindi non determinati dai ricercatori.

Le ricerche sul benessere soggettivo possono essere classificate secondo tre tipologie: le teorie biologiche, che cercano di spiegare come mai alcuni individui sono più inclini ad essere felici rispetto ad altri; le teorie basate sull’idea che le persone sono soddisfatte della loro vita nella misura in cui i loro bisogni, desideri e obiettivi sono soddisfatti; le teorie sullo stato mentale, che si concentrano sui alcuni processi cognitivi: ad esempio, le persone con un reddito simile saranno soddisfatte in maniera diversa a seconda delle aspettative e dagli standard con i quali confrontano la propria situazione.

Una questione collettiva

Nonostante gli evidenti benefici, The Art of Happiness presenta alcuni limiti indicati dai ricercatori stessi. Le principali problematiche sono l’assenza di un gruppo di controllo randomizzato e il fatto che i partecipanti fossero dei volontari. Il campione studiato inoltre è alquanto ristretto e non vi è stata la possibilità di verificare le attività eseguite a casa: i ricercatori non sanno quindi se effettivamente tutti i moduli previsti sono stati svolti o meno.

Lo studio apre ulteriori possibilità future, come ad esempio estendere il programma anche a persone comprese in un range d’età differente oppure seguire i partecipanti anche dopo la fine delle attività, per valutare la stabilità degli effetti mesi o anni dopo la fine del programma.

Il benessere e la felicità sono narrazioni soggettive, e per questo in futuro i ricercatori si pongono l’obiettivo di esplorare anche le differenze individuali e gli aspetti culturali e sociali che influenzano la percezione del proprio stato di felicità. Non dimentichiamo infatti che il benessere individuale è intrinsecamente connesso con la collettività secondo un doppio legame. Le ricerche che si focalizzano solamente sull’individuo spesso dimenticano il ruolo dei fattori sociali ed economici che vanno al di là della percezione del singolo, come l’accesso alle risorse, il divario tra ricchi e poveri, avere adeguate opportunità di lavoro. Di contro, la soddisfazione personale dell’individuo si riflette positivamente sulla società.


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Articolo pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione-Non opere derivate 2.5 Italia.   

Photo by Jamie Brown on Unsplash

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Francesca Zavino
Laureata in filosofia, ho fatto il mio ingresso nel mondo della scienza grazie al Master in Comunicazione Scientifica alla Sissa di Trieste. Quello che più mi interessa è avere uno sguardo aperto, critico e attento sull'attualità e sul mondo scientifico, grazie ai mezzi che la filosofia mi ha fornito durante gli anni
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