venerdì, Dicembre 3, 2021
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Tre stazioni per Arte-Scienza in mostra a Roma

Tra incertezza, intersezioni tra arte e scienza, e la storia scientifica di Roma

Non capita spesso che un palazzo che di solito ospita arte venga dedicato interamente a una mostra scientifica. È invece il caso del Palazzo delle Esposizioni di Roma, dove fino al prossimo 27 febbraio si potrà visitare “Tre stazioni per Arte-Scienza”. Il progetto, appena inaugurato, comprende tre percorsi espositivi che pongono al centro, ognuno con un diverso punto di vista, le relazioni tra scienza e società: “Incertezza. Interpretare il presente, prevedere il futuro”, “Ti con zero” e “La scienza di Roma. Passato, presente e futuro di una città”.

“Incertezza”, curata dall’INFN con grande rigore scientifico, è il percorso espositivo più efficace, con installazioni interattive, multimediali ed esteticamente suggestive. Si parte dal concetto più basilare di incertezza nel senso di errore di misura, per poi passare agli sviluppi teorici per tentare di gestirla, dalla teoria della probabilità fino ai più recenti metodi matematici e statistici che consentono di prevedere l’evoluzione di fenomeni naturali e sociali complessi (come un terremoto, i cambiamenti climatici, la diffusione di una pandemia) producendo simulazioni. Si affronta poi il tema dell’incertezza strutturale della realtà messa in evidenza dalla meccanica quantistica, che ci consente di descrivere processi atomici e subatomici solo in modo probabilistico a causa di indeterminazioni intrinseche irriducibili. Si mostrano infine alcuni dei grandi quesiti ancora irrisolti persino dalle scienze cosiddette “esatte”, come il destino dell’universo (continuerà a espandersi o si contrarrà?) e la sostanza dell’energia e della materia oscura.

La mostra è impreziosita da alcuni oggetti particolarmente significativi, come uno specchio di Virgo, uno degli interferometri costruiti per rilevare le onde gravitazionali, o la sfera di silicio purissimo usata per determinare con grande accuratezza il numero di Avogadro, prestata dall’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino.

fera di silicio usata per determinare con grande accuratezza il numero di Avogadro, dall’Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica di Torino. Foto di Valentina Tudisca

Forse, avrebbe potuto essere ulteriormente arricchita introducendo anche il punto di vista delle scienze sociali e umanistiche, talvolta evocato attraverso citazioni del filosofo Edgar Morin, per fare un ulteriore passo verso il superamento del “paradigma delle due culture” – scientifica e umanistica – che ancora si fatica a scardinare.

“Ti con zero” esplora invece possibili intersezioni tra arte e scienza, attraverso opere di artisti ispirate a concetti scientifici, o che i processi scientifici e tecnologici li incorporano, facendone scaturire un senso estetico o filosofico, spesso con proiezioni verso il futuro.

L’opera di di Tega Brain “Deep Swamp”. Courtesy l’artista

Per quanto nel complesso la resa estetica di questa mostra non sia emozionante, ci sono alcune opere che rimangono impresse. Per esempio “Deep Swamp” di Tega Brain, costituita da tre ecosistemi semi-acquatici in teche di vetro che vengono curati, tramite regolazione di parametri ambientali come la luminosità, da software di intelligenza artificiale programmati dall’artista con tre obiettivi diversi: imitare un ambiente naturale, creare un’opera d’arte e attirare l’attenzione.

L’opera di Tega Brain “Deep Swamp”. Foto di Valentina Tudisca

Buffa è l’opera “Allegro ma non troppo” di Dora Budor, in cui alcuni anfibi utilizzati nella scena della pioggia di rane del film “Magnolia” di Paul Thomas Anderson vengono illuminati in una plafoniera al ritmo di una serie di tracciati neurologici umani raccolti in collaborazione con un neuroscienziato.

L’opera di Dora Budor “allegro ma non troppo”. Foto di Valentina Tudisca

In “La scienza di Roma”, si è deciso di ripercorrere la “storia scientifica” della città, che tuttora vanta la più grande concentrazione di università, centri di ricerca e laboratori d’Italia, attraverso il racconto di studiosi di spicco che, con i loro contributi nella fisica, chimica, geologia, medicina, antropologia, hanno avuto un grande impatto sulla società, come per esempio Enrico Fermi o Guglielmo Marconi.

Di particolare interesse è una sezione su Roma ai tempi di Galileo, dove del grande scienziato sono esposti scritti e disegni autografi, come gli acquerelli delle fasi lunari nel Sidereus Nuncius, insieme ad alcuni documenti del Sant’Uffizio e alle coeve “tavole sciateriche” di Athanasius Kircher, strumenti di calcolo e opere d’arte allo stesso tempo.

Una delle tavole sciateriche di Athanasius Kircher, dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, Museo Astronomico e Copernicano, Osservatorio Astronomico di Roma. Foto di Valentina Tudisca

Una sezione dedicata alla paleoantropologia, con la zanna di elefante del Pleistocene trovata negli anni Trenta durante gli scavi per la costruzione di Via dei Fori Imperiali e il cranio di Saccopastore, appartenuto a una donna Neanderthal, ci restituisce un’immagine del tutto inedita della città, riportandoci indietro di oltre 100.000 anni. È un cambio di prospettiva sulla storia di Roma, che ne arricchisce la narrazione.

In occasione della mostra, il Palazzo organizza anche una serie di incontri con scienziati, giornalisti scientifici e filosofi, ogni giovedì alle 18.30; segnaliamo per esempio la presenza di Giorgio Manzi e Telmo Pievani il 2 dicembre, e un incontro su scienza e società in ricordo di Rossella Panarese e Pietro Greco il 16 dicembre (qui il programma completo).


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Valentina Tudisca
Mi occupo di relazioni tra scienza e società per l'Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR, ho un dottorato in fisica e scrivo di scienza per diverse testate, tra cui National Geographic, Sapere e OggiScienza
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