sabato, Ottobre 31, 2020

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Quale futuro per l’energia?

AMBIENTE - Come sarà prodotta l’energia che utilizzeremo nel 2050? Sarà un’energia più pulita? L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) ha cercato di fare il punto nella recente pubblicazione Energy Technology Perspectives 2012. Il rapporto, oltre a spiegare come attivare e promuovere innovazioni tecnologiche per rivoluzionare l’intero sistema energetico, traccia un bilancio di quello che è stato fatto finora. Purtroppo, ad oggi, a parte alcuni progressi relativi alle energie rinnovabili, la maggior parte delle tecnologie, anche quelle “pulite”, non sono ancora in grado di contribuire nella misura richiesta alla riduzione delle emissioni di gas serra. Per la prima volta, l’IEA utilizza tre infografiche interattive per mostrare l’evoluzione del sistema energetico dal 2009 al 2050 e fornire una serie di dati utili per capire meglio i diversi scenari. La prima visualizzazione “Emission Reductions” illustra rapidamente l’impatto che le tecnologie e i diversi settori possono avere sulle emissioni di anidride carbonica nei decenni a venire. La seconda “Energy Flows” riguarda la produzione dell’energia, evidenziando il contributo dei diversi combustibili (petrolio, biocombustibili, sole, ecc…), i settori e gli usi finali. Infine l’ultima “Transport” consente di confrontare gli indicatori scelti (emissioni di anidride carbonica emesse dai veicoli, energia consumata…) tra i diversi Paesi. Una serie di dati, presentati in modo chiaro e facilmente leggibile, da cui partire per riflessioni e analisi sulle prospettive energetiche future.

Consigli per un mondo più equo

AMBIENTE - Nel 2011 abbiamo raggiunto i 7 miliardi di abitanti. Da qui al 2050 la popolazione mondiale supererà i 9 miliardi, con un aumento pari a una Cina e un’India in più. Se non vogliamo che il nostro pianeta finisca in una spirale negativa di malattie economiche e ambientali che porteranno a un futuro ancora più inospitale, è necessario da un lato ridurre i consumi dei Paesi industrializzati e dall’altro limitare le nascite in quelli in via di sviluppo. Sono queste le raccomandazioni che arrivano dall’ultimo rapporto “People and the Planet” della britannica Royal Society. In base allo schema di Rockstrom, illustrato nell’infografica, è possibile individuare nove "confini della Terra", entro cui la popolazione deve muoversi al fine di evitare cambiamenti ambientali che potrebbero avere conseguenze dannose sia per il pianeta stesso, sia per l’uomo. Dei nove confini individuati, le soglie di attenzione relative ai cambiamenti climatici, alla riduzione della biodiversità e all’azoto immesso nell’atmosfera, sono già state superate. Ecco, quindi, che le raccomandazioni della Royal Society diventano essenziali se si vuole mantenere un equilibrio sostenibile. Se i Paesi in via di sviluppo dovranno controllare le nascite, a quelli occidentali spetta il gravoso compito di farsi carico dell’1,2 miliardi di persone che vivono con meno di due dollari al giorno. E non solo, sempre i Paesi industrializzati dovranno ridurre i consumi di materie prime, aumentando l’efficienza.

Il big killer

AMBIENTE - Tira una brutta aria. Secondo le previsioni dell'Ocse da oggi al2050 l'inquinamento sarà una delle principali cause delle morti premature, superando il problema dell'accesso all'acqua potabile e quello della mancanza di servizi igienici. Se oggi i Pm10 sono responsabili di circa un milione di morti all'anno, nel 2050 causeranno 3,6 milioni di vittime. Del resto, oggi, solo il 2% della popolazione mondiale ha la fortuna di vivere in un ambiente con concentrazioni di Pm10 inferiori alla soglia limite di 20 microgrammi per metro cubo fissata dall'Organizzazione Mondiale della Sanità. Il 70% ne deve subire più di 70, un valore che non accenna a diminuire soprattutto nei Paesi in via di sviluppo.

La domanda di oro blu

AMBIENTE - Tempi duri per l’acqua dolce. Se nel 2000 la domanda globale di acqua era poco più di 3.500 km3 all’anno, le ultime proiezioni dell’Ocse prevedono un aumento del 55% della domanda di oro blu entro il 2050. Tra le cause, oltre all’aumento della popolazione, troviamo la crescente domanda da parte delle industrie (+400%), della produzione elettricità (+140%) e dell’uso domestico (+130%). In particolare la disponibilità di acqua sarà messa a dura prova dai 2,3 miliardi di abitanti in più che dovrebbero vivere nelle zone dei bacini fluviali del Nord e del Sud dell’Africa e del Sud e del Centro Asia, aree soggette a gravi problemi di stress idrico. Se nei Paesi Ocse si registrerà una leggera diminuzione della domanda, i BRIICS (Brasile, Russia, India, Indonesia e Sudafrica) segneranno un aumento dell’80%, così come gli altri Paesi non Ocse. L’esaurimento delle falde acquifere potrebbe diventare la più grande minaccia per l’agricoltura e per l’approvvigionamento di acqua urbana in molte regioni. A ciò si aggiunge l’inquinamento causato dalle sostanze provenienti dalle acque reflue urbane e dall’agricoltura. Nonostante l’incremento dell’accesso a fonti di acqua migliorata, si calcola che nel 2050 oltre 240 milioni di persone rimarranno senza accesso ad acqua potabile. Per una sintesi delle criticità che ci aspettano nel prossimo futuro, guardate questa videografica.