venerdì, Ottobre 30, 2020

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AMBIENTEECONOMIA

Italia rinnovabile, bella e impossibile?

È stata da pochi giorni presentata dalla Commissione Europea la nuova proposta strategica per il clima e il settore energetico (entro il 2030 riduzione del 40% delle emissioni di gas a effetto serra rispetto ai dati del 1990 e produzione del 27% di energia da fonti rinnovabili). Ne abbiamo parlato con Gianfranco Padovan, presidente di Energoclub, associazione impegnata nella promozione delle rinnovabili in Italia.

Le emissioni di un tempo

Un viaggio all'indietro nel tempo. È come se fossimo tornati all'atmosfera del pliocene, almeno se guardiamo alle concentrazioni di anidride carbonica. Secondo l'ultima rilevazione del Noaa (National Oceanic and Atmosferic Administration), uno degli enti americani più accreditati, a maggio la concentrazione dell'anidride carbonica nell'aria ha superato le 400 parti per milione (ppm).

La CO2 fa bene alle rape

Crediti immagine: Daniel CDIL PARCO DELLE BUFALE - A conclusione di una ricerca FACE sugli storaci americani, Colleen Iversen et al. scrivono su Global Change Biology che gli alberi cresciuti con aggiunta di CO2 nell’aria avevano radici più lunghe profonde che fissavano più carbonio nel suolo. Con la profondità, tuttavia, diminuivano i microbi buoni e l’azoto a disposizione. Di conseguenza diminuiva la “produttività”: i rami, il fogliame e la fotosintesi. Grazie a quelle radici, il saldo della CO2 sequestrata era comunque positivo. I dati confermano quelli di precedente esperimento FACE condotto in Italia da Franco Miglietta e dai suoi colleghi sui pioppi. In parte è una buona notizia. Ma dall'analisi di Richard Norby e Donald Zak è chiaro che serviranno più dati per calcolare la CO2 assorbita dalle foreste, via via che la sua concentrazione in atmosfera cresce insieme alle temperature. Su Climate Monitor, il ten. col. Guido Guidi cita la nuova ricerca e ripete una vecchia tesi americana
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