giovedì, Aprile 2, 2020

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Cosmesi: etichette ingannevoli, tensioattivi, un po’ di biologico e di fai-da-te

SPECIALI - Continuano gli approfondimenti sui prodotti cosmetici e da bagno: questa volta non parliamo solamente di sostanze più o meno nocive ma anche della comunicazione al consumatore. Spesso infatti, sull'onda del vivere 'biologico', si tende ad acquistare prodotti che vengono presentati come 'più naturali' senza in realtà capire come e se effettivamente lo siano. Le stesse aziende che li vendono si approfittano non poco dell'aumentata sensibilità dei consumatori a questo riguardo, investendo sempre di più in direzione ecosostenibile, soprattutto in termini di marketing. Abbiamo parlato di questo (e non solo) con Elio Mignini, direttore generale della Società italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche (SICC).

“I cinque [o sei, o dieci o quanti per loro] prodotti nocivi da evitare assolutamente”

Quante volte siete incappati in post e articoli con titoli simili negli ultimi mesi? Tante. E quante le persone che, nei commenti, dichiarano di aver buttato tutto ciò che avevano in bagno inorridite dall’INCI dei prodotti in questione? Di più. Dopo aver parlato dei parabeni e del sodium lauryl sulfate, arriva il turno delle altre sostanze sotto accusa; abbiamo chiesto un parere a Elio Mignini, presidente uscente della Società italiana di Chimica e Scienze Cosmetologiche (SICC).

Ma come ti lavi? Pro e contro del Sodium Lauryl Sulfate

Si fa un gran parlare circa la presunta o fondata pericolosità delle sostanze chimiche presenti nei nostri comuni prodotti da bagno, e fin troppo spesso si corre il rischio di alimentare una cattiva informazione a riguardo, basata sul sentito dire piuttosto che sul parere di medici specialisti.

Paraben-free: cosa dice la legge

Anno dopo anno le etichette dei nostri più comuni prodotti da bagno vengono sistematicamente passate al setaccio per individuare la presenza di composti chimici reputati nocivi per la nostra salute.

Un Servizio di Oggi Scienza

Il successo della Giornata di sabato rischia di estinguere le bovine lasciando il personale senza lavoro come molti auspicano da anni. Tuttavia, anche l'Italia unita da un'informazione scientifica corretta ha bisogno di consigli per gli acquisti.

Cosmetici “senza glutine”? No grazie

LA VOCE DEL MASTER - Se negli anni ’80 la celiachia veniva considerata una malattia rara, con una prevalenza di 1 caso su 2000-3000 persone, i nuovi metodi diagnostici sviluppati dagli anni ’90 hanno cambiato i numeri di questa patologia. Oggi si stima che 1 italiano su 100 sia celiaco e si contano 20000 nuove diagnosi all’anno, con un incremento annuo di circa il 20%. La dieta priva di glutine rimane l’unico modo di fronteggiare questa malattia, ma negli ultimi anni è emersa una controversia che riguarda un altro aspetto dei consumi quotidiani, soprattutto femminili: il make-up. Nel 2011, al meeting annuale del College of Gastroenterology di Washington, alcuni ricercatori avevano presentato il caso di una donna di 28 anni, che riusciva a controllare con successo la sua celiachia grazie ad una dieta corretta. Tuttavia, dopo aver provato una nuova lozione per il corpo, la donna aveva sviluppato una fastidiosa eruzione cutanea, diarrea e disturbi intestinali. Nel settembre 2012 sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics fu pubblicato uno studio su quattro principali cosmetici per le labbra e due lozioni contenenti glutine. La ricerca mise in luce che i prodotti contenevano una dose di glutine troppo bassa per provocare le reazioni cutanee tipiche della celiachia, ma il campione considerato non era abbastanza vasto per trarre delle conclusioni definitive

Cosmetici testati sugli animali: divieto dell’Europa

Non soltanto rimmel e rossetti, anche dentifrici, deodoranti, protezioni solari. Da ieri, 11 marzo 2013, è entrato ufficialmente in vigore nell’Unione Europea il divieto di commercio per i cosmetici composti da ingredienti testati sugli animali, anche se prodotti in altri paesi.

Sempre ungulato è

IL PARCO DELLE BUFALE - Faten Abdel-Rahman Khorshid, del Dipartimento di biologia medica al King Fahd Medical Research Center dell'università Re Abdulaziz a Jeddah, in Arabia Saudita, è famosa per la scoperta di nanoparticelle, potenzialmente attive contro alcuni tipi di cellule cancerogene, nell'urina dei dromedari che pascolano attorno alla città. Nel 2009 aveva brevettato la sostanza negli Stati Uniti e l'anno scorso, sul Journal of Pharmacology and Toxicology pubblicava i risultati di un esperimento clinico di fase I, per determinarne la tossicità o meno su volontari sani. A parte bruciori di stomaco "facilmente curabili", non sono stati osservati effetti collaterali